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Caso Sara Pedri, Cia: “I vertici di Apss e l’Assessorato sapevano, la Commissione? Sminuita pubblicamente. Ora il personale ha paura di parlare”

I dubbi di Cia sulla commissione interna dell’Apss che dovrebbe far luce sulla scomparsa di Sara Pedri: “Tutto il personale che negli anni ha subito vessazioni e umiliazioni ha paura, non riesce a fidarsi di chi per anni ha ignorato gli appelli e le richieste di aiuto. Chi sa qualcosa si rivolga alla procura”

Di Tiziano Grottolo - 19 June 2021 - 09:09

TRENTO. “Tutto il personale che negli anni ha subito vessazioni e umiliazioni ha paura, non riesce a fidarsi di chi per anni ha ignorato gli appelli e le richieste di aiuto”, così il capogruppo in Consiglio provinciale di Fratelli d’Italia, Claudio Cia, interviene sulla vicenda della scomparsa di Sara Pedri (QUI gli ultimi aggiornamenti).

 

Recentemente, la direzione generale dell’Azienda sanitaria ha istituito una commissione interna per effettuare ulteriori approfondimenti a proposito della sparizione della giovane ginecologa e per raccogliere notizie puntuali relative alle vessazioni denunciate dai sanitari del reparto di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento. L’obiettivo delle prossime settimane è quello di sentire tutto il personale dell’Unità Operativa.

 

Cia però è scettico sui risultati che la Commissione potrà raggiungere. Se da un lato infatti sarà molto difficile che qualcuno si rivolga con fiducia alla Commissione per timore di possibili ritorsioni sul posto di lavoro, dall’altro il consigliere di Fratelli d’Italia chiama in causa i vertici della sanità trentina Antonio Ferro e Pier Paolo Benetollo. Effettivamente durante una conferenza stampa entrambi hanno escluso in via preventiva che la scomparsa della ginecologa possa essere legata a problemi sul posto di lavoro.

 

“Il possibile ruolo di questa commissione è stato sminuito ad una mera azione di routine – attacca Cia, che poi rincara la dose – i vertici dell’Apss che l’Assessorato alla Salute erano da tempo a conoscenza delle criticità vissute all’interno di quel reparto. L’impressione è che si sia voluto far finta di niente pare sia mancato il coraggio e la volontà di prendere il toro per le corna ai primi segnali di quanto sarebbe poi accaduto perché è stata preferita la via dell’autoreferenzialità”.

 

Tuttavia, l’auspicio del consigliere è che i colleghi della ginecologa e chiunque sappia qualcosa non si facciano intimorire e si rivolgano alla procura, “la quale saprà sicuramente raccogliere le loro testimonianze su ciò che realmente è accaduto e accade all’interno di quell’Unità operativa e metterà in campo tutte le azioni necessarie per tutelarli da possibili ritorsioni sul luogo di lavoro”.

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