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Dal reparto di ginecologia dove lavorava Sara Pedri in 5 anni si sono dimessi 62 sanitari: medici, infermieri e soprattutto ostetriche

Tra il 2016 e il 2021 nel reparto di ginecologia del Santa Chiara dove lavorava Sara Pedri si sono dimessi 12 medici, 3 infermieri e 47 ostetriche. I consiglieri chiedono chiarezza ma sollevano dubbi sull’imparzialità della commissione d’indagine interna che dovrebbe far luce su quanto avvenuto nel reparto

Di Tiziano Grottolo - 30 giugno 2021 - 12:21

TRENTO. Più passano i giorni e più il ruolo della commissione commissione d’indagine interna dell’Azienda sanitaria che dovrebbe indagare sul caso Sara Pedri viene messo in discussione. I dubbi sollevati da molti consiglieri riguardano sia l’imparzialità della stessa commissione che la sua effettiva capacità di incidere.

 

Per esempio, Sara Ferrari capogruppo Dem in Consiglio provinciale ha chiesto all’assessora alla Salute Stefania Segnana se non condivida la necessità di istituire una commissione terza esterna all’Apss che possa fare chiarezza una volta per tutte sulle condizioni di lavoro interne al reparto di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento. Questo sarebbe un modo per dare garanzia di imparzialità e tutela per i dipendenti chiamati in audizione, spiega Ferrari.

 

Dal canto suo Segnana ha fatto sapere che prima di costituire altre commissioni si devono aspettare i risultati di quella che sta lavorando, che è in piena di attività e sta effettuando decine di audizioni.

 

Claudio Cia, di Fratelli d’Italia, ha invece chiesto di ascoltare anche i famigliari della ginecologa scomparsa e pure i medici che negli ultimi cinque anni si sono dimessi, compresi quelli che hanno rinunciato alla borsa di studio o hanno lasciato pur non avendo alternative di lavoro. Anche qui Segnana ha riferito che la commissione ha ritenuto in prima battuta di ascoltare il personale più direttamente coinvolto nell’indagine. Sono stati invitati all’audizione 33 dipendenti tra medici, coordinatori, ostetriche e segretari di reparto.

 

La commissione, dopo la prima fase di ascolto, ha intenzione di sentire altri dipendenti anche in esito alle audizioni, inoltre il Direttore sanitario ha preso contatto con la famiglia della dottoressa Sara Pedri e la loro eventuale disponibilità ad essere ascoltati. Cia ha voluto ricordare che solo ora ci si pone il problema quando per anni sono state rivolte all’assessorato formali richieste di aiuto e segnalazioni sullo stato di disagio.

 

“Il personale – ha sottolineato Cia – che era chiamato a vigilare sulla situazione di Ginecologia oggi è lo stesso che compone la commissione d’indagine. Quindi è chiamato anche a giudicare il proprio operato. In passato si è arrivati a rischiare la dimissione in blocco di un gruppo di ginecologi, ma anche si fronte ad un ad un caso così evidente non è accaduto nulla, fino ad arrivare alla scomparsa di una dottoressa che potrebbe essersi suicidata”. Infine il consigliere si è detto più fiducioso nella Procura che nella commissione.

 

Secondo Filippo Degasperi di Onda Civica è giunta l’ora di individuare i responsabili della situazione che si è da tempo creata a ginecologia. Grazie a una sua domanda all’assessora si è scoperto che tra il 2016 e il 2021 ci sono state una serie notevole di dimissioni dal reparto del Santa Chiara, nel dettaglio: 12 medici, 3 infermieri, 47 ostetriche. Il consigliere però non è stato soddisfatto della risposta specificando di aver chiesto il numero di chi ha lasciato il reparto non solo di chi si è dimesso.

 

Infine sulla vicenda della scomparsa di Sara Pedri è intervenuta anche Paola Taufer della Commissione provinciale Pari Opportunità tra donna e uomo: “Auspichiamo che la Commissione, nominata per fare luce sulla vicenda, venga istituita in modo tale da garantire l’inesistenza di potenziali conflitti d’interesse e che vengano auditi, con le opportune garanzie, tutti i soggetti che possano far luce sull’intera vicenda. Allo stesso modo auspichiamo che tutte le Istituzioni provinciali collaborino in maniera sinergica al fine di fare luce sull’accaduto e prendere gli opportuni provvedimenti per garantire condizioni di lavoro e cura sereni, dignitosi e quindi maggiormente di aiuto alla collettività”.

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