''Da 3 anni manca un primario in rianimazione e Benetollo ha inviato un e-mail importante e urgente per ricavare posti letto: qual è la situazione?''
L'ex assessore Luca Zeni: "La comunicazione di Benetollo del 24 dicembre desta preoccupazione: si chiede di provvedere a spostare già in giornata pazienti che necessitano di ventilazione non invasiva da Trento e Rovereto per liberare posti nei due ospedali principali. E da tre anni manca un primario in rianimazione: Quale è la situazione e la programmazione in questo delicatissimo settore?"

TRENTO. La curva del contagio in risalita e l'aumento delle persone ricoverate negli ospedali trentini preoccupano le autorità. L'Apss procede con una riorganizzazione dell'offerta e in questi giorni ci sono stati alcuni spostamenti dei pazienti per liberare posti letto e garantire la gestione dei servizi. Da Trento e Rovereto, alcuni cittadini sono stati portati al polo di Arco. Questa in sintesi la comunicazione "importante e urgente" di Pier Paolo Benettolo, direttore del sistema ospedaliero provinciale, per recuperare spazi e quindi limitare per quanto possibile la rimodulazione dei servizi in generale.
Seppur a livelli inferiori rispetto ai mesi scorsi, la recrudescenza dell'epidemia ha importanti ripercussioni sulla pressione del servizio sanitario. I numeri restano più bassi rispetto a un anno fa, ma le attività economiche sono operative e le limitazioni sono minori con conseguenze sul maggior numero di casistiche da dover gestire da parte degli operatori.
E in questo senso ci sono stati alcune rimodulazioni con gli interventi programmati che vengono rallentati e posticipati per intervenire sul pazienti Covid. I tassi di ospedalizzazione del Trentino sono tra i peggiori d'Italia, in particolare quelli che si riferiscono alle rianimazioni.
E proprio la situazione delicata della terapia intensiva viene evidenzia dall'ex assessore Luca Zeni. "Siamo a tre anni dal pensionamento del primario di rianimazione 1 del Santa Chiara e ancora non è stato trovato un sostituto, nonostante la pressione in quel comparto sia elevata a causa proprio dell'emergenza Covid. Ma anestesia e rianimazione è tra le specialità cardine per ogni sistema ospedaliero, ancora di più in questo periodo pandemico".
La necessità di assistenza ai pazienti Covid ha portato, infatti, alla saturazione dei reparti di rianimazione, un'evoluzione che costringe le autorità sanitarie a una rapida riorganizzazione per aumentare i posti letto disponibili. "E dover così evitare di dover 'scegliere' chi curare e chi lasciare morire. Una situazione drammatica - commenta Zeni - e forse la più profonda causa delle restrizioni che si sono succedute nel corso degli ultimi due anni: evitare di mettere in crisi i reparti di rianimazione, e di conseguenza tutto il sistema ospedaliero. Infatti, nella fase 1 e 2 della pandemia, per poter aumentare i posti letto di rianimazione, si sono utilizzati gli spazi solitamente utilizzati come sale operatorie, e di conseguenza è stata drasticamente ridotta l’attività operatoria".
All’ospedale Santa Chiara di Trento sono presenti tre reparti di anestesia e rianimazione: anestesia e rianimazione 1, la terapia intensiva post-cardiochirurgica (rianimazione 2) e la rianimazione post neurochirurgica. Il primario di anestesia e rianimazione 1 è andato in pensione nel 2018, e dal 1 ottobre di quell'anno il reparto viene guidato a scavalco dal primario di anestesia e rianimazione 2. Non è la prima volta che l'ex assessore evidenzia la mancanza di primari e di figure nel ruolo apicale nell'organizzazione dell'Apss. Tasselli importanti per dare prospettiva, dare progettualità e dare riferimenti a tutti i dipendenti operativi (Qui articolo).
"La determina - prosegue Zeni - che disciplinava lo scavalco prevedeva un periodo massimo di 12 mesi (prorogabili per legge per altri 6 mesi) per quella che doveva essere una situazione transitoria; già pochi mesi dopo il pensionamento del dottor Geat, l’Apss aveva bandito un concorso per la sostituzione ma è stato poi successivamente ritirato. Non sembrano risultare atti amministrativi che spieghino il motivo del ritardo, anche rispetto all'anno previsto dal primo provvedimento: sono ormai passati 3 anni da quando il reparto non ha un proprio direttore. Una situazione non ottimale, al di là della sicura professionalità del direttore unico attuale, costretto a dividersi in un momento così complesso tra due reparti".
Nelle ultime settimane il numero di pazienti Covid negli ospedali trentini è aumentato molto, ed anche il numero dei pazienti che necessitano di essere ricoverati in rianimazione. "Un numero che potrebbe sembrare non elevato - evidenzia Zeni - se rapportato al numero di posti letto totali in rianimazione dichiarati dalla Provincia di Trento, il 24% (Dati Agenas al 23 dicembre) che ci colloca in “area non critica” (un dato molto rilevante perché la percentuale di posti letto in rianimazione occupati è tra i parametri chiave sul quale viene determinata la 'colorazione' delle regioni), ma in realtà è un numero molto elevato perché i posti letto totale dichiarati non sono quelli esistenti, ma quelli astrattamente attivabili in situazioni estreme, utilizzando le sale operatorie e tornando di fatto a bloccare l’attività chirurgica".
Sono state emanate delle linee guida per i casi di emergenza. "Questo per mantenere una migliore percentuale di utilizzo, i pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva vengano costantemente tamponati, in modo che appena si negativizzano vengono tolti dall’elenco, anche se continuano ad essere presenti, magari per settimane, ma a quel punto sotto la voce 'pazienti non Covid'. Questa discrasia, tra percentuale ufficiale più rassicurante e gestione concreta dei reparti di rianimazione molto complessa, appare da una mail inviata a tutti i medici, nella quale il primario allega due documenti guida del marzo 2020 (quindi in piena fase 1, con il mondo nel panico), elaborati dall'Elso, l’organizzazione internazionale di riferimento per la rianimazione, nei quali in sostanza si spiega come scegliere i pazienti da sottoporre a trattamento Ecmo (l’ossigenazione extracorporea) in relazione “al carico dei pazienti, alle disponibilità di personale, ed in relazione ad alte limitazioni circa le risorse, così come a politiche di governo locale, regolatorie ed ospedaliere”. Anche la comunicazione del direttore Benetollo del 24 dicembre desta preoccupazione: si chiede di provvedere a spostare già in giornata pazienti che necessitano di ventilazione non invasiva da Trento e Rovereto ad Arco, al fine di liberare posti nei due ospedali principali", conclude Zeni.




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