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| 25 feb 2022 | 10:22

In Trentino c’è carenza di radiologi: “Tre dirigenti se ne andranno da Cavalese e uno lascerà Borgo”, Demagri e Dallapiccola: “Per alcuni esami liste d’attesa di oltre un mese”

Proprio per recuperare i tempi sulle liste d’attesa la Giunta legista ha varato una delibera per rimborsare le visite, esami strumentali e radiodiagnostica in Libera professione. Demagri e Dallapiccola: “Stanziati circa 1,5 milioni di euro per circa 30mila prestazioni ma così si indirizza il cittadino fuori dall’Azienda sanitaria”

In Trentino c’è carenza di radiologi: “Tre dirigenti se ne andranno da Cavalese e uno lascerà Borgo”
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Da tempo gli ospedali italiani fanno i conti con la carenza di personale, sia infermieristico che medico. Le strutture trentine non sono da meno. Non sempre infatti, è facile attirare o trattenere i professionisti del settore. In questo senso, come hanno scoperto i consiglieri del Partito autonomista, Paola Demagri e Michele Dallapiccola, alcune criticità all’interno del sistema ospedaliero trentino riguardano in particolare i reparti di radiodiagnostica.

 

“Da quanto ci risulta – spiegano i due consiglieri provinciali – tre dirigenti di radiologia se ne andranno da Cavalese mentre partirà anche un dirigente che lavora anche a Borgo Valsugana, mentre a Tione uno dei due dirigenti è quasi sempre in ‘prestito’ in altri reparti di radiodiagnostica per far fronte alle varie carenze. A Rovereto infine mancherebbero dalla pianta organica tre dirigenti”. In pratica due primari sono chiamati a gestire quattro strutture: Cavalese, Borgo Valsugana, Cles e Tione. 

 

Insomma, un quadro che dovrebbe destare qualche preoccupazione ma che sicuramente si riflette sulle liste d’attesa. “Prenotando oggi alcuni esami si deve attendere fino ad aprile – osserva Demagri – la carenza di personale produce lunghe lista d’attesa perché possono anche esserci i tecnici che fanno gli esami ma servono i medici in grado di leggerli”.

 

Proprio per recuperare i tempi sulle liste d’attesa la Giunta legista ha varato una delibera per rimborsare visite, esami strumentali e radiodiagnostica in Libera professione, “ma solo per quelle effettuate al di fuori dalle strutture ospedaliere pubbliche”, osserva Demagri. Non a caso il provvedimento è stato duramente contestato dagli esponenti del Patt. “Sono stati stanziati circa 1,5 milioni di euro per circa 30mila prestazioni ma così si indirizza il cittadino a fruire della libera professione fuori dall’Azienda sanitaria – commenta Dallapiccola – manca una strategia politica coerente con l’attuale riorganizzazione messa in atto dalla Giunta leghista dove si parla di valorizzare gli ospedali di Valle”.

 

D’altro canto qualche pezza, per tamponare le carenze di personale, si sta pure provando a mettercela. Recentemente si è concluso un bando per trovare la figura di dirigente medico di radiodiagnostica: si sono presentati in 8 ma sono tutti specializzandi. “Bene che si sia applicata la norma che consente anche agli specializzandi di partecipare – dice Demagri – ma bisogna tener presente che ognuna di queste figure ha bisogno di preparazione prima di poter diventare autonoma”.

 

Il problema poi è evitare che queste figure, una volta formate, si rivolgano altrove per proseguire la propria carriera. “Questi professionisti – fanno notare i due esponenti del Patt – vanno trattenuti garantendo loro la possibilità di sviluppare le relative competenze professionali e offrendo una formazione continua. L’Azienda sanitaria deve rendere le nostre strutture ‘ospedali magnete’ per i dipendenti e per gli utenti”.

 

Di fatto un ‘ospedale magnete’ è una struttura che pone particolare cura e attenzione al personale sanitario dipendente, esercitando una speciale attrazione su di esso. Un’attrazione che si manifesta attraverso il benessere del professionista, il quale, motivato e incoraggiato, tende a restare a lungo nella stessa azienda. “In altre parole – concludono Demagri e Dallapiccola – queste strutture conservano a lungo lo stesso personale e garantiscono un clima lavorativo positivo, un aumento della soddisfazione lavorativa e dell’autonomia, ridotti tassi di turnover e burnout. I primi a beneficiarne poi sono i pazienti sui quali si misurano gli esiti delle cure e la percezione della qualità del ricovero”.

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