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Due riforme e stesso marchio dell'Apss. Alla fine chi avrà la meglio e darà via alla riorganizzazione del sistema sanitario?

Il piano A e il piano B, anche se diventa difficile districarsi tra quale sia la riforma che prevede la riorganizzazione dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari arrivata prima sul tavolo, entrambe sono state presentate agli stakeholder e entrambe hanno l'imprimatur della sede di via Degasperi

Di Luca Andreazza - 06 settembre 2021 - 14:59

TRENTO. Il piano A e il piano B, anche se diventa difficile districarsi tra quale sia la riforma che prevede la riorganizzazione dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari arrivata prima sul tavolo, entrambe sono state presentate agli stakeholder e entrambe hanno l'imprimatur della sede di via Degasperi. Il dg stesso dell'Apss si è speso vario titolo per i progetti, salvo "caldeggiare" quella poi licenziata dalla Giunta.

 

L'alternativa è il "Cubo di Rubik", un piano studiato da Antonino Trimarchi e dai vertici dell'Apss (Bonavita, Bravi, Brolis e Girardello, Gobber, Mantovani, Mariotti, Nava, Sforzin, Torri, Turra e Ferro) e quindi da parte di quella governance che è rientrata nella squadra recentemente varata dal direttore generale nella staffetta tra Benetollo e Ferro. Il progetto ufficiale è invece quello portato in Giunta provinciale, bocciato da quasi tutti a livello tecnico (ordini professionali, Consulta della salute e sindacati), ma anche sul profilo politico (il "No" della IV Commissione con i voti contrari anche degli esponenti di maggioranza).

 

In sostanza due riforme: la prima approfondita in Azienda sanitaria stessa con un professionista di spessore e un alto profilo a livello nazionale; la seconda voluta, a questo punto, più dalla componente politica. Nel caso del "Cubo di Rubik" le mosse sono datate marzo: l'Apss cerca una professionalità, una consulenza, per redigere un piano di riorganizzazione. Il 29 aprile la selezione viene assegnata a Trimarchi nella delibera firmata dall'allora direttore generale Pier Paolo Benetollo, coadiuvato da Antonio Ferro (direttore sanitario), Luciano Bocchi (sostituto del direttore amministrativo) e Arrigo Andrenacci (sostituto del direttore per l’integrazione socio sanitaria): 91 mila euro all'anno di retribuzione (da aggiungere poi i premi per il raggiungimento degli obiettivi). 

 

Il professionista veneto ha creato un gruppo di lavoro, il "Cubo di Rubik" appunto, che si avvale anche di risorse interne all'Apss stessa, dirigenti che da lì a breve vengono inoltre promossi nella squadra di vertice con il passaggio del testimone da Benetollo a Ferro: Gino Gobber e Simona Sforzin, mentre Enrico Nava resta piuttosto centrale nonostante il "declassamento" dopo il vaccino alla moglie e la querelle che si è consumata tra fine marzo e inizio aprile. Nel frattempo comunque il piano prende forma: una sessantina di slide e il marchio aziendale.

 

Il progetto è in fase preliminare e sembra seguire le indicazioni del Pnrr, c'è ancora molto da approfondire e parecchio da analizzare: il lavoro è ancora molto ma gli stakeholder appaiono soddisfatti da quanto viene delineato nella riorganizzazione del sistema sanitario in Trentino.

 

Un piano che appare altro rispetto a quanto deliberato dalla Provincia come evidenziato dalle varie parti nel chiedere una sospensione della riforma: "Un progetto - viene evidenziato - sostanzialmente diverso da quanto ci è stato presentato con il Cubo di Rubik". Non ci sono accenni all'ospedale policentrico; ci sono 6 distretti "forti" (e non 3 come previsto dalla Provincia) piuttosto omogenei per bacino di popolazione e equilibrati sotto il profilo orografico del Trentino; un piano che sembra considerare con maggior convinzione anche quei settori inseriti nell'affrontare le fragilità sociali la cui importanza e strategicità è emersa ancora più prepotentemente a causa dell'emergenza Covid.

 


In IV Commissione il dg ha chiesto "un atto di fiducia" sulla delibera presentata dall'assessora Stefania Segnana perché poi si sarebbe lavorato sul regolamento per accogliere osservazioni e colmare criticità: "Una cornice che lascia ampi spazi per intervenire e riempire i contenuti". E forse questa potrebbe essere la chiave per in definitiva salvare "tutti i piani".

 

 

E' vero, i professionisti del settore hanno evidenziato che la delibera della Pat e il progetto dell'Apss sono "sostanzialmente diversi", ma il piano leghista è stato giudicato vago e indefinito, mentre parallelamente c'è un lavoro più tecnico, seppur da affinare, già avviato e messo improvvisamente nel cassetto (?). E forse il "Cubo di Rubik" potrebbe ritornare d'attualità nella fase attuativa, quel regolamento che non deve nemmeno passare nell'Aula del Consiglio provinciale (un unicum e un'anomalia per una legge così importante e che riguarda direttamente la popolazione). 

 

La riforma è complessa e tecnica ma proprio per questo sarebbe potuta passare tutto più o meno inosservato: la componente tecnica avrebbe avuto un piano considerato adeguato e sul quale ha lavorato direttamente, la Lega avrebbe potuto mettere una bandiera attraverso gli slogan dell'ospedale policentrico e accontentarsi della "confezione": "Sistemare la propria faccia muove anche le altre facce", si legge nelle slide e forse proprio così sarebbe potuto andare a finire per la soddisfazione di tutti.

 

Certo, resterebbe da capire la ratio di un'azione di questo tipo e le ragioni di opportunità eventualmente di lavorare sui due piani in questo modo così contorto. Anche se in questi tre anni di legislatura, la letteratura è ormai piena di delibere e provvedimenti di matrice leghista che appaiono nella migliore delle ipotesi superficiali: chiusura dei negozi e dei supermercati la domenica e nei festivi con tanto di tabella di indice di turisticità (bocciata dalla Corte costituzionale) in contrasto  con la riforma del turismo e il Trentino tutto a valenza turistica (una legge pensante prima dell'epidemia, riproposta tale e quale in piena emergenza Covid per rilanciare il territorio); ordini di abbattimento e cattura di orsi prima ancora delle relazioni tecniche e degli esami per stabilire l'identità del plantigrado (provvedimenti cassati dal Tar), 10 anni di residenza per le case Itea o legge sui segretari comunali (stracciate dai giudici). Solo alcuni esempi.

 

Forse, in questo caso, il governo provinciale non si sarebbe aspettato una pioggia di "No" così decisa e pubblica. E intanto il "Cubo di Rubik" è uscito prima dai cassetti. Le domande sono tante, compresa quale sia il livello di comunicazione tra assessorato e Azienda provinciale per i servizi sanitari davanti a questi due piani: le parti erano a conoscenza dei reciproci tentativi di riorganizzazione? E i percorsi sono stati effettivamente concepiti in alternativa o un progetto assume i contorni del tentativo di "golpe"? Le risposte potrebbero arrivare dal regolamento.

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