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Emergenza freddo, polemica sui senzatetto. L'assessore Andriollo: "Molti rifiutano i posti liberi". Le associazioni: "Hanno paura"

Botta e risposta tra l'assessore alla Politiche sociali Juri Andriollo e diverse associazioni sul tema dei senzatetto a Bolzano, al centro del dibattito per il grande freddo di questi giorni. Il Comune: "Ci sono 13 posti liberi ma molti si rifiutano". La risposta: "Non conoscono le regole, le procedure sono troppo rigide e hanno paura"

Di Davide Leveghi - 13 January 2021 - 12:12

BOLZANO. Al centro del dibattito ci sono i tanti, troppi, senzatetto rimasti al freddo in questi giorni di temperature polari. Attorno alla questione si sta consumando un continuo botta e risposta tra associazioni e Comune di Bolzano, tanto che la Provincia è dovuta intervenire per promettere nuovi posti letto e maggiore collaborazione nell'affrontare l'emergenza freddo.

 

Le soluzioni ventilate, però, non hanno ancora soddisfatto le sigle che si occupano di dare assistenza ai più bisognosi. Gli annunci, dicono, non proteggono certo dal freddo e la problematica dei senzatetto non si risolve senza una stretta collaborazione fra gli enti pubblici e chi si occupa di aiutare queste persone. Ma soprattutto, senza comprendere le particolari condizioni che vivono i tanti, troppi, che dormono in strada nella ricca provincia di Bolzano.

 

La questione tiene banco ormai da qualche giorno, tanto che lunedì si è tenuto un incontro virtuale fra i rappresentanti del Comune e quelli della Provincia, con la partecipazione tra gli altri dell'assessora provinciale alle Politiche sociali Waltraud Deeg e del suo corrispettivo al Comune di Bolzano Juri Andriollo.

 

Dopo aver illustrato la capienza delle 3 strutture operanti nel capoluogo a sostegno dei senzatetto (90-95 posti nel Centro Comini, 30-35 nel centro temporaneo del Palasport, 35 nell'ex Alimarket), gli interlocutori hanno evidenziato la presenza di almeno 13 posti ancora liberi, oltre ad annunciare l'imminente apertura per la settimana a venire della Fiera di Bolzano, allestita anch'essa per ospitare chi dorme all'aperto. Il compito di informare gli interessati è stato invece affidato ai volontari dell'associazione Volontarius, che distribuiscono coperte, pasti caldi ed effettuano i test rapidi per il Covid-19.

 

Sul numero delle persone interessate, però, non v'è certezza. Sottoposto a continue fluttuazioni, l'insieme dei senza dimora a Bolzano sfugge al controllo delle associazioni e del potere pubblico, contenendo al proprio interno una grande varietà di situazioni. Secondo Volontarius, sarebbero circa 40 le persone rimaste fuori dalle strutture.

 

La ragione? Alcuni di loro non vorrebbero dormire nelle strutture, dice l'assessore Andriollo. “Attraverso i nostri servizi siamo quotidianamente in contatto con queste persone ed offriamo loro il sostegno necessario – ha detto durante l'incontro con Deeg e gli enti interessati – molti di loro, nonostante il freddo, preferiscono dormire all'aperto in quanto hanno una sorta di identificazione con alcuni luoghi”.

 

Una spiegazione, questa, che non è andata già alle associazioni che si occupano di aiutare i senzatetto. “Un buon lavoro? Se l'obiettivo è quello di calmare la coscienza pubblica, probabilmente sì. Ma i conti non tornano, se i numeri sono dati con banale superficialità – hanno scritto in un comunicato unitario Anpi, Omas gegen rechts, Sardine, Rete dei diritti dei senza voce, Diop Papa Dame e Black lives matter – l'inverno quest'anno è rigido. Da settimane tanta gente deve cercare di sopravvivere in questo freddo, giorno dopo giorno, notte dopo notte. Non c'è un posto caldo per loro, a nessuna ora, da nessuna parte e questo in una delle città più ricche del mondo”.

 

Ascoltando i discorsi domenicali di molti politici, si potrebbe pensare che qui a Bolzano vada tutto bene, ma quando la mattina andiamo per le strade della periferia, vediamo che la realtà è ben diversa. No, non è vero che tutti quelli che vogliono ottengono un posto. No, non ci sembra che sia stato fatto un buon lavoro – incalzano - ancora una volta, viene citato come esempio positivo il numero di posti letto nella struttura aperta tutto l'anno in via Comini, ma allo stesso tempo viene taciuto il fatto che la stragrande maggioranza delle persone lì alloggiate svolge un lavoro regolare, però non può, dati i costi alti degli affitti, permettersi di vivere in un appartamento, o non può nemmeno ottenerne uno, perché troppo spesso vengono accettati come inquilini solo i cittadini del luogo. La struttura quindi è già occupata tutta l'anno”.

 

La mancanza di vittime, secondo le associazioni, sarebbe dovuta solo al solerte lavoro dei volontari – gli “Streetworkers”. “Comunque non abbiamo ancora avuto notizia di qualcuno morto di freddo o di fame: come mai? - hanno proseguito - esclusivamente grazie ai volontari delle associazioni e ai tanti privati che di notte e di giorno girano a turno per aiutare le persone. E anche grazie a 'Medici Senza Frontiere', che ha sentito il dovere di distribuire sacchi a pelo, prodotti per l'igiene e di offrire i propri servizi: tutto questo nella nostra ricca provincia. Si tratta di donazioni che in realtà dovrebbero essere destinate a chi soffre in paesi poveri e isolati. Shame on you, Alto Adige”.

 

Di contro a quanto dichiarato dall'assessore comunale, le associazioni danno questa spiegazione: “C'è chi afferma che queste persone non vogliono andare nei dormitori. Qual è la verità? Generalmente, non sono stati informati o sono stati informati in modo inadeguato. Queste persone non hanno accesso ai mass media, alla televisione, ai giornali. Non conoscono le nostre leggi, i nostri regolamenti. A pochi è giunta voce che dovrebbero registrarsi all'Info Point. Non dimentichiamo che molte di queste persone hanno paura, non dimentichiamo che hanno dovuto subire esperienze traumatiche, che hanno dovuto lottare per la loro strada e che ora le loro speranze non si sono realizzate. Abbiamo bisogno di un 'Kältebus', come esiste già in altre città d'Europa, con Streetworker professionali che possano sostenere le persone anche psicologicamente e creare fiducia. Molti dei senza tetto soffrono di una grave depressione. Altri hanno timori specifici, per esempio di essere rinchiusi e/o di essere deportati. Nei dormitori non possono portare con sé i loro effetti personali e non c'è neanche la possibilità di chiuderli in qualche armadietto. Molti di loro temono così che i loro pochi averi possano scomparire durante la notte. Quindi, annunciare solo che c'è un letto da qualche parte non basta, ci vuole di più”.

 

Cosa fare dunque per dare assistenza? “Le Omas gegen rechts, Anpi, Sardine, la Rete dei diritti dei senza voce e Diop Papa Dame die Black Lives Matter chiedono inoltre ai responsabili del Comune e della Provincia di estendere l'orario di apertura dei rifugi d'emergenza, dalle ore 17 della sera fino alle 11 del mattino – proseguono - è disumano e non dignitoso cacciare la gente per strada alle otto del mattino con questo freddo polare e poi non farli rientrare fino alle otto di sera, e poi indignarsi per il fatto che molte persone non accettano questa offerta. Dove potrebbero stare durante il giorno? Dove prendere una tazza di tè caldo, trovare un pasto caldo? Dove andare al bagno, lavare se stessi e i loro vestiti? Sono assolutamente necessari Centri diurni”.

 

“Siamo noi in veste di Streetworker professionali che dobbiamo entrare in contatto con i senzatetto, non loro che devono cercare noi- concludono - se davvero abbiamo la sincera intenzione di allontanare la gente dalla strada, di porre fine alla vergognosa povertà a Bolzano, dobbiamo essere noi a prenderli per mano. Dobbiamo provvedere a mettere in piedi un progetto per integrali, per dare loro una formazione professionale e un lavoro. Ma soprattutto la politica provinciale deve individuare il modo di istituire un Progetto per i senzatetto all'Ufficio Sociale della città di Bolzano e di co-finanziarlo”.

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