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| 09 dic 2021 | 09:28

Nei giorni dell’emergenza neve riaprono i centri per senza dimora: “A Trento troppe persone non hanno una casa, serve un piano straordinario per l’accoglienza”

Proprio nei giorni in cui è stata diramata l’allerta neve, con sforzi notevoli, stanno riaprendo i battenti la maggior parte dei centri di accoglienza per senza dimora. L’assessora Maule: “Attualmente i posti letto disponibili coprono le esigenze delle persone che si sono messe in lista d’attesa. Ora però aspettiamo che anche l’ultimo container promesso dalla Provincia possa essere messo a disposizione”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Nelle ultime ore la protezione civile del Trentino ha diramato un’allerta arancione per le possibili nevicate che si abbatteranno sulla provincia. Un allarme che riporta in auge il tema dei senza dimora che in questo periodo stanno facendo i conti con il calo delle temperature. Fortunatamente proprio in questi giorni hanno riaperto i battenti (o stanno per farlo) diverse strutture che si occupano dell’accoglienza.

 

“Le strutture stanno contattando gli ospiti – sottolinea Stefano Canestrini coordinatore del Centro Astalli – per conoscere il numero approssimativo di persone che vivono per strada però è necessario attendere che le strutture si assestino, solo nei prossimi giorni si potrà avere uno quadro complessivo della situazione”.

 

Sono circa una decina gli spazi fra Trento e Rovereto che offrono ospitalità a chi vive per strada e queste sono proprio le giornate in cui le attività organizzative si stanno intensificando anche perché l’inverno è ormai alle porte. Solo la Diocesi riesce a mettere a disposizione circa 125 posti letto. Numero che sale a circa 200 considerando tutti i posti messi a disposizione dalle altre realtà.

 

Braccio operativo della Chiesa, attraverso la Caritas, è la Fondazione Comunità Solidale, che opera d’intesa con la Provincia autonoma, i Comuni di Trento e Rovereto e altre realtà del privato-sociale impegnate sul campo. In particolare a Trento è stata ampliata l’accoglienza alla Bonomelli, dove possono già trascorrere la notte al caldo 40 persone. A metà novembre invece ha aperto Casa Sant’Angela, struttura di proprietà delle Orsoline con una ventina posti disponibili, sempre sotto la regia di Fondazione Comunità Solidale. In questi giorni invece, per far fronte ai crescenti bisogni, ha riaperto la chiesa di San Massimiliano Kolbe a Centochiavi, già trasformata in dormitorio lo scorso anno. La struttura potrà accogliere circa 25 persone per la notte.

 

Una trentina di letti si contano fra Casa Maurizio e Casa Paola gestiti da Amici dei senzatetto onlus mentre la residenza Fersina (dove sono stati installati anche i container gestiti dalla Croce Rossa) potenzialmente può arrivare a ospitare più di 70 persone. A questi si sommano altre strutture minori. Inoltre il Centro Astalli ha recentemente aggiunto altri 6 posti letto ai 10 che metteva a disposizione per i richiedenti asilo a Casa San Francesco a Gardolo.

 

Quest’ultima struttura si occupa in particolare di chi intende accedere al sistema di accoglienza trentino ma per via della burocrazia rischierebbe di dover attendere i tempi per espletare le pratiche in strada, al freddo. “Al momento diamo accoglienza soprattutto a giovani tra i 20 e 30 anni provenienti dal Pakistan, quasi tutti in arrivo dalla rotta balcanica”, commenta Canestrini. Casa San Francesco apre le sue porte alle 18 con la cena che viene fornita tramite la mensa dei frati Capuccini, dopodiché la mattina si pensa alle colazioni con la struttura che chiude alle 8e30. Attualmente tutti e 16 i posti letto disponibili sono occupati.

 

Sempre in questi giorni il tema dei senza dimora è approdato in Consiglio comunale a Trento dove il consigliere di Europa Verde Andreas Fernandez ha depositato una cosiddetta domanda di attualità. Un’analoga interrogazione è stata presentata nella circoscrizione di Piedicastello da Renata Attolini di Sinistra Italiana. “Nella nostra agenda politica – afferma Fernandez – il tema della giustizia sociale è prioritario. Sono troppe le persone che, a Trento, hanno bisogno di un luogo dove preservare salute, dignità e affetti. Le questioni della povertà, della precarietà abitativa e della vera e propria mancanza di dimora, fenomeni in crescita a causa di diversi fattori, non possono essere risolte con un susseguirsi di infiniti interventi temporanei”.

 

Secondo il consigliere di Europa Verde è indispensabile trovare una risposta organica alla questione che si ripresenta ogni anno e proprio per questo è scorretto associarla a un’emergenza. “Vogliamo che il Comune di Trento si faccia promotore nei confronti della Provincia e delle molte realtà di volontariato presenti sul territorio di un piano organico di servizi che consenta di disporre di posti letto per la prima accoglienza e di una rete di ostelli e appartamenti a prezzo calmierato per singoli e famiglie a basso reddito, attraverso piani di comparto per il recupero degli immobili in disuso, pubblici e non”

 

Come già anticipato al momento la situazione è in evoluzione ma per tracciare un primo bilancio interviene l’assessora alle politiche sociali, familiari e abitative, Chiara Maule: “Attualmente, grazie alle recenti aperture e agli ampliamenti, i posti letto disponibili coprono le esigenze delle persone che si sono messe in lista d’attesa. Ora però aspettiamo che anche l’ultimo container promesso dalla Provincia possa essere messo a disposizione”. Il container in questione infatti tarda ad arrivare. La struttura dovrebbe sorgere accanto alla residenza Bonomelli, in via Lungadige, dove l’anno scorso era scoppiato un incendio in un edificio usato come riparo di fortuna proprio da alcuni senzatetto.

 

Nel frattempo l’Assemblea Antirazzista di Trento e il Gruppo Trento con Mimmo Lucano hanno lanciato una mobilitazione per il prossimo 10 dicembre (alle 17e30 in piazza Duomo) per denunciare le condizioni delle persone che in questo territorio sono costrette a vivere all’addiaccio. “Torniamo in piazza perché anche in Trentino ci sono persone costrette a vivere in condizioni indegne e alle quali non sono riconosciuti i diritti umani essenziali: l’emergenza non è l’inverno ma la mancanza di una casa. Come un anno fa – spiegano gli attivisti – non è possibile dare risposte concrete al problema della mancanza di un alloggio. La questione deve essere affrontata in modo strutturale, alzando l’orizzonte oltre i servizi di base: la Provincia e il Comune devono avere il coraggio di investire su soluzioni innovative di co-housing sociale, di ostelli per lavoratori e lavoratrici a basso reddito e per stagionali che non riescono ad accedere al mercato dell’affitto privato sempre più indirizzato al profitto”.

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