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Senza dimora, l’Assemblea Antirazzista contro Segnana: “Inadeguata, sulla reale situazione evidenti bugie”

L’Assemblea Antirazzista di Trento chiede le dimissioni dell’assessora alla Salute e alle politiche sociali: “Ancora una volta Segnana ha evidenziato la propria inadeguatezza per ricoprire il suo ruolo, dichiarando pure cose non corrispondenti alla realtà e rivendicando meriti che non ha”

Di T.G. - 28 gennaio 2021 - 17:51

TRENTO. La morte di Maati El Hachimi “Matiu” ha scosso le coscienze di molti: il 57enne infatti è deceduto a causa del freddo che lo ha ucciso all’interno dell’edificio abbandonato dove aveva trovato riparo. Alla commozione però ha fatto spazio la rabbia delle associazioni che quotidianamente sono in prima linea per aiutare le persone che vivono in strada. A scatenare le polemiche sono state alcune dichiarazioni dell’assessora alla Salute e alle politiche sociali, Stefania Segnana, che solo pochi giorni prima, rispondendo alle domande del consigliere di opposizione Paolo Zanella, aveva parlato di una situazione sotto controllo sostenendo che i posti letto messi a disposizione erano sufficienti.

 

Dichiarazioni che sono state smentite, oltre che dai fatti, anche dalle stesse associazioni che hanno sottolineato come ci siano ancora fra le 30 e le 50 persone per strada, in attesa di poter accedere a un alloggio. Fra le varie realtà l’Assemblea Antirazzista di Trento è arrivata a chiedere le dimissioni dell’assessora, giudicata inadeguata: “Un ruolo istituzionale – puntano il dito gli attivisti – non dovrebbe essere ricoperto da chi si contraddistingue per inadempienze, da chi si sottrae a richieste di chiarimenti, o peggio da chi fornisce risposte basate su evidenti bugie”. Di seguito pubblichiamo integralmente l’appello dell’Assemblea Antirazzista

 

Vivere (e morire) di freddo in Trentino

La morte della persona senza dimora a Mori ha sollevato ancora una volta il velo su un dramma crescente anche nella nostra provincia, quello delle persone che per mancanza di reddito, requisiti anagrafici o disagi personali di diversa origine, talvolta per un insieme di tutti questi fattori, restano esclusi dal diritto fondamentale di avere un riparo sicuro per preservare la salute, la dignità e la vita. La morte per freddo nel ricco Trentino – ma ricordiamo che non è la prima, e a livello nazionale tutti gli inverni si contano decine di vittime fra i senza dimora – costringe a prendere atto che il problema non è risolto come sembrano voler rassicurare ad ogni nuovo inverno coloro che predispongono i piani per l’emergenza freddo.

 

Al contrario, le persone che vivono e dormono in strada sono ancora almeno una cinquantina, numero che verrà incrementato da tante altre quando, con termometro ancora sotto lo zero, alla fine di questo mese scadranno per loro le notti di accoglienza previste: appena 30 per i non residenti. Bastano queste notti per garantire a ognuno di superare indenne l’inverno? Il freddo non sempre uccide, ma sempre fa soffrire, mina la salute fisica e psichica: deve proprio scapparci il morto per ricordarcelo?

 

Dell’immigrato Maati El Hachimi morto a Mori è stata sottolineata, da parte di certa stampa in modo eccessivo e con tono colpevolizzante, la dipendenza da alcol che aggravava il suo disagio esistenziale, rendendo più difficile la possibilità di aiuto da parte dei centri dedicati. Eppure pare che questo diventi motivo per eludere le responsabilità e la necessità di ripensare il sistema, che dovrebbe tenere conto anche di situazioni di grave emarginazione adulta.

 

L’assessora alle politiche sociali Segnana in un’intervista a RTTR commenta la morte di Maati El Hachimi come la fine predestinata di una persona che “faceva fatica a integrarsi in un sistema come quello dei senza dimora”. Ma possiamo davvero pensare che l’errore stia nella persona e nei suoi disagi e non invece nel sistema che offre, a tutti indistintamente un unico, peraltro scarno e limitato nel tempo, calderone chiamato “sistema di bassa soglia”?

 

L’amministrazione provinciale dimostra ancora una volta di non volersene occupare. Anzi dichiara che i posti letto messi a disposizione sono sufficienti – affermazione non veritiera – e che il ruolo della provincia è stato assolto. In realtà sono stati Comune e Caritas a muoversi per recuperare i posti di accoglienza invernale persi a causa delle necessità di distanziamento. Ebbene è lampante che l’assessora ha evidenziato ancora una volta la propria inadeguatezza per ricoprire il suo ruolo, dichiarando pure cose non corrispondenti alla realtà e rivendicando meriti che non ha.

 

Anche il problema del numero di persone ancora in strada, che verrà incrementato con le prossime uscite dall’ostello e dai dormitori, non pare riguardare l’assessora: “sarà monitorato dal Tavolo Inclusione”. Come se non competesse al suo assessorato stanziare finanziamenti in questo tavolo e individuare le strutture per adeguare l’accoglienza. Segnana ribadisce inoltre il criterio della residenza per l’accesso al sistema. Cosa significa “monitorare se le persone sono stanziali o di passaggio”? Vuol dire basarsi ancora una volta sull’arbitrario requisito della residenza per l’accesso ai servizi essenziali?

 

Da più parti, dai centri e dalle associazioni che si occupano dell'accoglienza, si è fatto già nei mesi scorsi appello alla Provincia perché metta a disposizione la struttura della Residenza Fersina, progressivamente svuotata (anche buttando fuori in piena notte 13 persone colpevoli di essersi guadagnate qualche euro con il lavoro). Come Assemblea Antirazzista ci uniamo a questo appello e ci attendiamo dall’assessora Segnana risposte chiare e convincenti sul perché questa soluzione non sia possibile. Chi esattamente pone il veto all’uso di questa struttura? E se non è possibile utilizzare questa, perché non individuarne un'altra fra le diverse inutilizzate del patrimonio pubblico provinciale?

 

Infine un ruolo istituzionale non dovrebbe essere ricoperto da chi si contraddistingue per inadempienze, da chi si sottrae a richieste di chiarimenti, o peggio da chi fornisce risposte basate su evidenti bugie. Se l’assessora Segnana si ritiene un politico serio dovrebbe fare “un passo indietro” (per dirla in gergo tecnico).

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