Fra sgomberi e mala-accoglienza sono almeno 7 i senza dimora morti in Regione dal 2017. Ianeselli: “Anche a Trento, ogni notte, c’è chi rischia di morire di freddo”
Dopo la morte del senza dimora 19enne a Bolzano il Comune di Trento ha deciso di mettere a disposizione le aule dell’ex scuola Bellesini. Il sindaco Ianeselli: “I posti letto saranno destinati ai richiedenti asilo”. Nel frattempo gli attivisti di Bozen solidale hanno organizzato una manifestazione: “Un dramma annunciato, non si può morire di freddo”

TRENTO. Adan, Mohamed e Mostapha, Matiu, sono questi i nomi di alcune delle vittime di un sistema di accoglienza che non riesce a garantire un posto per tutti. Nella notte fra l’8 e il 9 dicembre è toccato a un giovane di origine egiziana che non aveva ancora vent’anni, li avrebbe compiuti fra pochi giorni a gennaio.
Con ogni probabilità a stroncare il 19enne sono state le rigide temperature invernali le stesse che, assieme all’indifferenza, sono costate la vita a Matiu, morto di freddo nell’ex macello di Mori, e al 13enne curdo-iracheno Adan che nonostante soffrisse sclerosi multipla nel 2017 si vide negata l’accoglienza in Alto Adige.
Ci sono poi Mohamed e Mostapha morti lo scorso anno dopo essere stati travolti da un treno mentre stavano attraversando il confine del Brennero. Sempre nel 2017 un migrante era morto folgorato dai cavi dell’alta tensione della ferrovia, impossibile ricostruirne l’identità perché non aveva con sé documenti. Pure lui stava cercando di superare il confine eludendo i controlli. A giugno di quest’anno, Abdelaziz un 50enne senza dimora, è stato trovato senza vita all’interno di un furgone abbandonato in un parcheggio di Rovereto.
Il giovane morto a Bolzano, di cui al momento non sono state diffuse le generalità, si trovava assieme ad altri senza dimora. Il gruppo di persone aveva trovato rifugio in una baracca per gli attrezzi vicino agli orti comunali e alla ferrovia. Come ricostruito dalla Questura la morte dovrebbe essere avvenuta dopo le 22 quando il giovane si era coricato per dormire. A notare che qualcosa non andava l’amico che era con lui. Verso le 3 il corpo del giovane egiziano non dava segni di vita così sono stati chiamati i soccorsi ma non c’era più nulla da fare.
Al momento, fa sapere la Questura, non sono state trovate corrispondenze fra i documenti del 19enne e le persone registrate nel sistema di accoglienza, ciò fa supporre che il giovane fosse arrivato da poco a Bolzano. In queste ore si stanno espletando alcune pratiche burocratiche, come la raccolta delle impronte, mentre è stata contattata l’ambasciata egiziana. Il giovane migrante infatti potrebbe avere un fratello che ancora vive in Egitto, Paese governato dal 2013 da Abdel Fattah al-Sisi salito al potere con un colpo di Stato.
“È una morte annunciata – puntano il dito gli attivisti di Bozen solidale – già un mese fa avevamo messo i guardia Provincia e Comune sulle precarie condizioni dei senza dimora presenti in città”. Sono oltre 250 le persone che vivono in strada nel capoluogo altoatesino. “Chi arriva, il più delle volte, riceve solo una coperta. Come se non bastasse, ultimamente, abbiamo assistito al pietoso siparietto fra le istituzioni con la Provincia che chiede al Comune 5.000 euro di affitto mensili per l’ex Alimarket, un capannone dove vengono accolti una settantina di senza dimora”.
D’altra parte le liste d’attesa per i pochi centri di accoglienza e i dormitori sono lunghissime ma Bolzano, per via della sua posizione, sarà sempre un crocevia fondamentale per chi vuole raggiungere il nord Europa. “Anche per chi lavora – sottolineano gli attivisti – è praticamente impossibile trovare un posto letto in affitto, i prezzi sono alle stelle e le persone migranti non sono mai ben accette. I pochi posti dove potersi riparare sono stati murati e sbarrati utilizzando la peggiore architettura ostile senza dimenticare che continuano gli sgomberi”. Per questo Bozen solidale ha lanciato una manifestazione prevista per sabato 17 dicembre con il concentramento che inizierà alle 15 in piazza Università a Bolzano.

A Trento la situazione non è migliore. Nel 2020 e nel 2021 si erano verificati due grandi incendi scoppiati in alcuni ripari di fortuna utilizzati dai senza dimora. Di fatto nemmeno la Provincia di Trento riesce a garantire un tetto per tutti, recentemente 125 richiedenti asilo sono stati addirittura trasferiti in Sardegna perché in Trentino non c’erano posti sufficienti nel sistema di accoglienza. Dal canto suo l’Assemblea antirazzista denuncia da tempo i continui sgomberi e le precarie condizioni di chi è costretto a vivere in strada perché non trova una sistemazione.
È notizia delle scorse ore che il Comune di Trento, su iniziativa dell’assessora Chiara Maule, ha deciso di mettere a disposizione le aule dell’ex scuola Bellesini: “I posti letto – spiega il sindaco Franco Ianeselli – saranno destinati ai richiedenti asilo. Non si deve morire di freddo a Bolzano, non si può rischiare che avvenga a Trento. Eppure ci sono persone che questo rischio lo corrono ogni notte, a pochi passi dalle nostre case. Lo sapevamo? Sì, l’inverno arriva ogni anno e uno sforzo è stato fatto per dare risposte a chi non ha un tetto ma non basta”. Il sindaco chiede a tutte le istituzioni di fare la loro parte: “L’obiettivo – dice – è ridurre il rischio, Trento e il Trentino possono e devono farlo”.






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