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Nella ricca Trento, dopo un anno, c’è ancora chi rischia la vita per proteggersi dal freddo: l’incendio alle serre partito da un riparo usato dai senza dimora

L’incendio alle serre Tomasi di Trento è partito da un riparo di fortuna utilizzato dai senza dimora per scaldarsi. L’assessora Maule: “Continueremo a monitorare le situazioni di solitudine e di disagio”. La denuncia dell’Assemblea antirazzista: “Nel periodo più freddo dell’anno c’è chi rischia di rimanere fuori dai dormitori”

Di Tiziano Grottolo - 12 gennaio 2022 - 09:54

TRENTO. Erano da poco passate le 12 quando, nella giornata di ieri 11 gennaio, dalle serre Tomasi che affacciano su via Gino Bartali, a Trento sud, si è alzata una densa colonna di fumo bianco. Poco dopo si sono verificate anche un paio di esplosioni provocate da alcune bombole Gpl surriscaldate dalle fiamme. L’incendio è stato domato in poco tempo dai vigili del fuoco intervenuti in forze sul posto. Stando a quanto dichiarato dagli stessi pompieri le fiamme sarebbero partite da un riparo di fortuna utilizzato dai senza dimora per scaldarsi.


In questa stagione infatti, le strutture delle serre, anche perché poco frequentate, vengono utilizzate per ripararsi dal freddo. Attorno all’area dell’incendio inoltre sono state trovate le tracce della presenza di persone. Con ogni probabilità si tratta di soggetti che per varie ragioni non riescono ad entrare nel sistema di accoglienza di bassa soglia.

 

Nel marzo 2021, sempre a Trento, andò a fuoco una struttura abbandonata che per molti era diventata un riparo dopo la chiusura di alcuni dormitori del capoluogo. Anche in quell’occasione l’incendio era legato alla presenza di alcuni senza dimora che avevano trovato rifugio nell’edificio. Peraltro, in questi stessi spazi la Provincia ha recentemente posizionato dei nuovi container pensati appositamente per accogliere chi vive per strada.


“Da quanto mi risulta – afferma l’assessora con delega in materia di politiche sociali, familiari e abitative, Chiara Maulequesti spazi non sono ancora utilizzabili e credo che non lo saranno a breve anche perché a oggi ci sono dei posti liberi nei vari dormitori. Per quanto riguarda l’incendio spiace che vi siano ancora persone che passano la notte al freddo con la disponibilità di posti letto. Per fortuna non ci sono stati feriti. Sui nostri servizi (la competenza dell’accoglienza sarebbe provinciale ndr) continueremo a monitorare le situazioni di solitudine e di disagio proseguendo a costruire e percorsi di accoglienza e di sostegno per le persone in difficoltà”.

 

Fra burocrazia e regole applicate arbitrariamente per i senza dimora, soprattutto stranieri, non è facile trovare delle soluzioni. “I container aperti alla residenza Fersina non vengono considerati come un domicilio dalla Questura – denunciano gli attivisti dell’Assemblea antirazzista di Trento – le persone che ci vivono quindi non possono esplicare le pratiche per rinnovare il permesso di soggiorno o fare richiesta di protezione. Se questa assurda regola fosse applicata ai richiedenti asilo questi non potrebbero presentare la domanda. Il motivo, ci hanno fatto sapere da Cinformi – anche se su questo punto gli attivisti manifestano non pochi dubbi – è che mancherebbe un numero civico”.

 

Stando a quanto riferisce l’Assemblea antirazzista però, i problemi non finiscono qui. “Ci sono persone che stanno finendo i giorni e non sanno ancora se verrà loro rinnovata l’ospitalità perché non hanno la residenza”. In Trentino per l’appunto ci sono regole diverse per poter accedere ai dormitori durante l’inverno ma per tutti gli utenti esiste comunque un limite massimo di giornate che non compre l’intera stagione. Da qui il dilemma di molti: scegliere il momento giusto per cercare di avere un riparo assicurato nei giorni più freddi. I residenti o gli ex residenti (cioè chi aveva una residenza in Provincia di Trento e non ne ha presa un’altra) sul territorio, con permesso di soggiorno valido (o scaduto ma in rinnovo o in ricorso) hanno a disposizione 60 giornate. I non residenti e chi non è in regola invece, in inverno, può usufruire di 30 giorni rinnovabili una volta, e altri 30 in estate.

 

“Siamo a metà gennaio – osservano gli attivisti – e si stanno manifestando i problemi che denunciavamo già a dicembre. A distanza di un mese vorremmo sapere quali soluzioni sono state prospettate perché non ci risulta che i regolamenti siano cambiati. Ciò significa che alcune persone, nel periodo più freddo dell’anno, rischiano di rimanere fuori dai dormitori”.

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