“In Italia cercavano solo un futuro migliore”, Mohamed e Mostapha uccisi dal treno mentre tentavano di superare il confine del Brennero
“Oggi rideranno dei tuoi sogni e domani ti chiederanno come li hai realizzati”, è questa una delle ultime frasi postate sui social dal 26enne Mohamed Basser, travolto e ucciso da un treno mentre stava tentando di raggiungere l’Italia assieme al connazionale Mostapha Zahrakame. La denuncia delle associazioni: “La militarizzazione del confine costringe i migranti a scegliere modalità più pericolose per aggirare gli ostacoli”

BOLZANO. “Siamo riusciti a contattare i famigliari che vivono in Marocco sappiamo che è già stato dato il nulla osta per il rimpatrio delle salme”. Torneranno in Marocco le spoglie dei due migranti che lo scorso 18 dicembre sono stati travolti e uccisi da un treno mentre stavano cercando di raggiungere l’Italia attraversando il confine del Brennero. A confermarlo Samir Zine Sekali, consigliere comunale di Bolzano di origine marocchina che si è interessato in prima persona alla vicenda e che è riuscito a mettersi in contatto con i parenti delle vittime.
Mohamed Basser, 26enne della città berbera di Tiznit, e Mostapha Zahrakame, 46 anni originario di Asafi, sono stati travolti e uccisi mentre stavano percorrendo i binari della ferrovia in direzione Bolzano. In un primo momento, per via del buio, sono stati scambiati per animali, l’allarme è stato lanciato solo un’ora dopo quando il macchinista di un altro treno passeggeri si è accorto dei due corpi. In tasca avevano i documenti che dimostrano come i due avessero ottenuto temporaneamente asilo in Austria. Non è chiaro se l’istanza fosse scaduta.
“Avevano lasciato il Marocco per cercare di migliorare le loro condizioni di vita, per garantirsi un futuro migliore”, spiega il consigliere comunale che è riuscito a contattare il fratello di Zahrakame e nei giorni scorsi anche uno zio di Basser. “Volevano venire in Italia per lavorare e guadagnare qualche soldo – prosegue Sekali – adesso siamo in contatto con le autorità per sbrigare le pratiche per il rimpatrio delle salme e per cercare di avere qualche informazione in più. Eravamo riusciti a contattare una persona che si trova ancora in Austria li conosceva ma per paura preferisce non parlare”. D’altra parte le condizioni dei migranti sono sempre precarie e non tutti hanno la fortuna di avere dei documenti in regola, fra leggi cervellotiche e procedure farraginose la paura è sempre quella di essere espulsi.
Come sottolineato dal consigliere comunale di Bolzano l’ipotesi più probabile è che i due stessero cercando di raggiungere l’Italia trovare un lavoro e magari mettersi in regola in documenti. “Entrambe le famiglie che sono rimaste in Marocco sono molto povere – spiega Sekali – il padre di Mohamed è morto anni fa gli era rimasta la madre, mentre Mostapha aveva perso entrambi i genitori e in Marocco ci sono solo alcuni fratelli e sorelle”. In attesa di avere una risposta da parte del consolato marocchino la comunità si è detta disponibile per raccogliere i fondi necessari per il rimpatrio delle salme.
Nel frattempo le indagini sono portate avanti dalla polizia ferroviaria del Brennero, la prima a intervenire sul luogo dell’incidente. Da quanto trapela episodi di questo tipo non sono una novità, già in altre occasioni si sono verificati degli incidenti mortali che hanno coinvolto dei migranti. Come confermano sia la polizia che le associazioni impegnate sul fronte dell’accoglienza, in particolare Bozen Solidale, lungo il confine c’è un flusso continuo di persone che in quest’ultimo periodo sta aumentando. Nonostante i controlli in molti tentato la fortuna cercando di superare il confine, nonostante le condizioni proibitive. Ad ogni modo se i due giovani uomini fossero stati sorpresi dalle autorità italiane sarebbero stati respinti in Austria, anche per questo potrebbero aver scelto di spostarsi con il favore del buio.
“La militarizzazione del confine e il controllo capillare su ogni treno in transito hanno costretto le persone migranti a scegliere altre rotte oppure a tentare modalità più pericolose per aggirare gli ostacoli”, sottolineano gli attivisti di Melting Pot, il progetto editoriale e di comunicazione sociale che dal 1996 racconta e analizza i processi di trasformazione del fenomeno migratorio in Italia e in Europa.
Un report curato da Antenne Migranti e dall’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione evidenziava come tramite controlli sistematici, carrozza per carrozza, le autorità austriache costringessero le persone prive di titolo di viaggio a scendere per poi rimetterle su un treno verso Bolzano. Controlli che venivano effettuati anche sulle carrozze provenienti dall’Austria, con procedure sommarie di respingimento immediato nel Paese.
“Il controllo del confine – ricordano da Melting Pot – non si materializzava solo nei pressi del valico ma si estendeva su tutta la linea ferroviaria fino ad ‘allungarsi’ alle stazioni di Bolzano, Trento e Verona. Anche in queste città si attivarono sistemi di controllo con dei veri e propri checkpoint solo per le persone con tratti somatici africani o asiatici. Sui treni il controllo sistematico spettava alle cosiddette pattuglie ‘trilaterali’, un imponente apparato messo in campo da Italia, Austria e Germania”. Malgrado le denunce e le azioni legali, secondo gli attivisti, il quadro generale di violazioni e prassi illegittime non è cambiato fino a divenire sistematico. Monitorare il fenomeno però rimane estremamente complicato.
Dei giorni che precedono l’incidente dove hanno perso la vita Basser e Zahrakame non si sa quasi nulla. Una delle poche tracce che resta è un post pubblicato su Facebook dal 26enne di Tiznit che diceva: “Oggi rideranno dei tuoi sogni e domani ti chiederanno come li hai realizzati”. Il giovane si trovava nella città di Baden, a sud di Vienna, vicino al confine con l’Ungheria, circa 500 chilometri dal Brennero. Lo scorso 18 dicembre, però, i sogni di due uomini si sono infranti contro una delle tante linee di confine che hanno già fatto troppe vittime.













