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| 12 dic 2021 | 05:01

Farhang e Husaini, gli sciatori afghani e il loro sogno infranto. Farhang: “Le Olimpiadi? Impossibili ormai. Ho scelto il Trentino e le montagne per ricominciare la mia vita”

Lo sciatore afghano Sayed Alishah Farhang, insieme al suo collega e amico Saijad Husaini, hanno dovuto lasciare il loro Paese per fuggire in Italia, dove Farhang è stato accolto a Trento come rifugiato politico insieme alla sua famiglia. Entrambi sarebbero stati i primi sciatori olimpici dell'Afghanistan, ma il loro sogno di arrivare alle prossime olimpiadi invernali in Cina è stato distrutto

Farhang e Husaini, gli sciatori afghani e il loro sogno infranto
di Francesca Cristoforetti

TRENTO. “Trento non è stato un caso. Ho scelto il Trentino proprio perché ci sono le montagne, infatti spero di continuare a sciare non appena sarà possibile. Al momento frequento un corso di italiano ma vorrei tanto riuscire a trovare un lavoro nell’ambito della montagna. Sono qui anche per questo motivo”. Sono queste le parole di Sayed Alishah Farhang, la cui storia, insieme a quella del suo compagno di squadra Saijad Husaini, ha già fatto il giro del mondo. Entrambi sarebbero stati i primi sciatori olimpici dell'Afghanistan, ma il loro sogno di arrivare alle prossime olimpiadi invernali in Cina è stato distrutto.

“Le Olimpiadi invernali in Cina nel 2022 – racconta Farhang a Il Dolomiti sono un sogno ormai impossibile da raggiungere. In Afghanistan non abbiamo potuto fare nessun tipo di allenamento non solo a causa del nuovo regime dei talebani, ma anche a causa delle poche strutture. Da noi non c’è nemmeno lo skilift, sciare in Afghanistan non è come sciare in Europa”.

 

Gli sciatori, originari di Bamiyan, erano riusciti a rappresentare il loro Paese ai Campionati mondiali di sci alpino di Saint Moritz, in Svizzera, nel 2017Farhang racconta che per poco non si era qualificato per i Giochi olimpici invernali di Pyeongchang, nella Corea del Sud nel 2018. Ma i due amici e colleghi non si erano arresi avevano iniziato a allenarsi per quelle di Pechino, in Cina, previste a febbraio 2022. Parla con tanta amarezza Farhang: “Per me in questo momento non è possibile partecipare, anche se è molto difficile da accettare – sostiene –non sarei pronto, ma non avrei nemmeno l’opportunità, non possiamo come rifugiati”.

Il loro sogno è stato infranto dalla presa di potere dei Talebani, avvenuta a agosto scorso, quando sono dovuti scappare dall’Afghanistan per venire in Italia: “Siamo scappati non appena sono tornati i talebani – prosegue – abbiamo preso un aereo dei militari italiani e con il loro aiuto siamo riusciti a fuggire fino a Roma. Ora siamo sotto protezione come rifugiati politici”.

 

Farhang è arrivato quindi a Trento, dove è stato accolto da amici insieme alla sua famiglia, mentre Husaini è andato a Varese, in Lombardia. Prima di giungere nel capoluogo trentino, Farhang lavorava come guida sull’Hindu Kush, la catena montuosa che attraversa Afghanistan e Pakistan, e come istruttore di sci per bambini, oltre che essere il direttore locale del Bamyan ski club, un’organizzazione non governativa con sede in Svizzera fondata da Christoph Zuercher, che dal 2011 promuove lo sci in quest’area.

“Prima in Bayman insegnavo ai bambini racconta – cercavo di insegnare anche per contribuire a un cambiamento positivo. Non è come insegnare in Occidente, non ci sono le strutture adeguate. È molto più difficile”.

 

Farhang ha imparato a sciare “tardi” rispetto ai successi ottenuti: “Ho imparato nel 2011 grazie al Bamyan Ski Club e a un istruttore italiano, Ferdinando Rolando della Valle d’Aosta. Ero uno dei migliori in Afghanistan per questo sono arrivato in Svizzera a allenarmi”. Oltre a Bamiyan Ski Club, ci ricorda, anche Alpistan è una delle organizzazioni che promuovono lo sci in Afghanistan. Per questo dal 2015 i due sciatori hanno quindi iniziato ad allenarsi in Svizzera, “per due mesi ogni anno, in preparazione alle competizioni e ai giochi invernali”.

Come riporta La Stampa, Farhang aveva già imparato a “sciare” prima, con due tavole di legno sotto i piedi e affrontando lunghe ore di salita per scendere a valle, tra le montagne dove si era rifugiato da piccolo con la mamma, vedova e con una gamba distrutta da una granata.

 

Il sogno di tornare a casa in futuro non è svanito: “A Trento è meraviglioso, soprattutto dopo che scappi da una situazione così pericolosa. I nostri amici ci stanno aiutando molto. Sarebbe un sogno tornare a casa in Afghanistan ma al momento non è davvero possibile”.

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