“Con i talebani al potere le ragazze come me non hanno futuro”, il racconto della studentessa afgana arrivata in Italia con l’evacuazione degli italiani
Parla la studentessa fuggita dall’Afghanistan dei talebani: “Al loro arrivo mi sono sentita persa, senza speranza, ora sono contenta di essere in Italia e di poter continuare il mio percorso di studi”. La giovane sarà ospite a un evento a Riva del Garda assieme alle attiviste di Cisda per raccogliere fondi in favore delle donne afghane

RIVA DEL GARDA. “Ho 22 anni, sono arrivata in Italia il 26 agosto, con l’evacuazione del contingente militare italiano”, si apre così il racconto della studentessa afgana sbarcata a Roma alcuni mesi fa. La seconda tappa del viaggio della 22enne è stato il campo della Croce Rossa di Avezzano, dove ha fatto la quarantena, per poi essere trasferita. “Ora sono ospite da amici italiani. Ho ottenuto il permesso di soggiorno per 6 mesi e sono in attesa di ottenerne uno a più lungo termine, sono considerata una richiedente asilo”.
La giovane studentessa è fuggita dall’Afghanistan dopo la presa del potere da parte dei talebani e ora ha deciso di raccontare la sua storia e testimoniare quanto ha vissuto in prima persona. Il prossimo 24 novembre sarà Riva del Garda per un evento organizzato da Luogo Comune e dall’associazione Andromeda.
“La mia famiglia è rimasta a Kabul. Mi è dispiaciuto lasciarla, così come loro soffrono per il distacco. Tuttavia, la situazione in Afghanistan, dopo l’arrivo dei talebani non permetteva a una ragazza come me di avere un futuro, perché le università e le scuole chiuse non mi avrebbero permesso di laurearmi e di poter lavorare e di costruirmi una vita indipendente”. A poche ore dalla caduta della capitale Kabul avevano fatto il giro del mondo le immagini di un uomo intento a coprire con della vernice bianca alcuni poster che ritraevano delle donne. Il preludio di quello che sarebbe successo.
Con l’arrivo al potere dei talebani anche le parziali conquiste fatte dalle donne negli ultimi anni sono state cancellate, mentre sul Paese incombe il pericolo di una grave carestia. “Sarei stata costretta a un matrimonio, anche contro la mia volontà e quella dei miei genitori. All’arrivo dei talebani, io mi sono sentita persa, senza speranza e spaventata per quello che avrebbe potuto succedere sia a me che alla mia famiglia”. Una situazione che accomuna molti afgani. “Sono contenta di essere in Italia, di poter continuare il mio percorso di studi, sperando che mi sia riconosciuto quello che raggiunto in Afghanistan. Intanto, sto studiando italiano e sto bene”.
La 22enne è riuscita a rimanere in contatto con amici e famigliari che sono ancora in Afghanistan: “La situazione attuale è veramente terribile, sia dal punto di vista della sicurezza che da quello economico”. Come sottolinea la studentessa gli attentati sono all’ordine del giorno, spesso a colpire sono i militanti dell’Isis ma non mancano altri gruppi jihadisti. Nel frattempo i talebani danno la caccia a oppositori e attivisti. Le esecuzioni sono all’ordine del giorno e non si contano le intimidazioni subite dai cittadini.
“La situazione è gravissima – commenta la 22enne – è difficile trovare cibo, non ci sono soldi le stesse banche non hanno liquidità. Tutto questo per le donne ha un’ulteriore aggravante. Non possono lavorare, andare a scuola e uscire da sole, devono indossare l’hijab, ed essere accompagnate dai mariti o da un famigliare uomo”.

È proprio per comprendere lo scenario geopolitico e conoscere i movimenti di lotta locali che a Riva del Garda, il 24 novembre alle 20e30 è stato organizzato l’incontro “Donne, diritti e autodeterminazione. Resistere insieme fra Italia e Afghanistan” che si terrà all’auditorium delle scuole Scipio Sighele.
All’evento, oltre alla studentessa, parteciperanno Cristina Rossi, esperta di politica internazionale e attivista di Cisda Onlus-Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane. Rossi aiuterà a capire la storia recente di un Paese al centro della politica interazionale degli ultimi vent'anni e racconterà da vicino la resistenza delle donne afghane. Eleonora de Pascalis invece, attivista di Cisda, illustrerà i suoi studi sul Landay afghano, una forma di poesia orale, ribelle e clandestina. Infine verrà presentato il progetto Stand up for Change with Afghan women!, la proposta di Cisda per dare un sostegno concreto alle lotte delle sorelle afghane.
“In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – spiegano le organizzatrici dell’evento rivano – vogliamo partire dall’Afghanistan per iniziare un percorso di conoscenza delle realtà in cui le donne sono il bersaglio principale dell’oppressione ma anche il cuore pulsante della lotta e del cambiamento. Perché la loro oppressione e la loro resistenza possa essere uno specchio in cui rifletterci, osservare le forme di oppressione a cui noi siamo ancora sottoposte e attivare la nostra resistenza”.
Durante la serata si raccoglieranno donazioni a favore di Cisda. La raccolta fondi durerà fino all’8 marzo. Alle sostenitrici e ai sostenitori verrà simbolicamente donato un braccialetto blu, ideato e realizzato dalle volontarie di Luogo Comune: il blu infatti, è il colore dei burqua, tornato obbligatorio, il braccialetto è formato da una serie di anellini che formano una catena, simbolo di unione e vicinanza tra donne.
Per chi lo volesse, sarà sempre possibile donare a Cisda attraverso questo Iban: IT74Y0501801600000011136660 specificando nell’oggetto “Donazione Liberale – Emergenza Afghanistan”.













