L’ombra della sharia incombe sulle donne afgane: “Temono la vendetta dei talebani, molte attiviste sono già entrate in clandestinità”
In poche settimane l’offensiva dei talebani è arrivata fino alla capitale Kabul, i fondamentalisti hanno fatto sapere che i diritti civili saranno salvaguardati ma dalle zone occupate arrivano racconti di saccheggi, omicidi e stupri. Il Cisda lancia una raccolta fondi: “Forse non imporranno le stesse identiche regole di vent’anni fa ma le donne torneranno a essere schiave”

KABUL (AFGHANISTAN). “Ho fiducia nelle capacità dell’esercito afgano”, così il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, si prodigava nel primo di una serie di annunci immotivatamente ottimistici sull’evolvere della situazione in Afghanistan. Da quell’8 luglio la situazione è precipitata rapidamente. Uno dopo l’altro sono caduti quasi tutti i distretti controllati dal governo di Kabul. L’offensiva finale dei talebani è durata poco più di un mese, è bastato poco per avere ragione dell’esercito regolare addestrato e rifornito per quasi un ventennio dagli statunitensi.
L’esercito di Kabul si è squagliato come neve al sole. I primi reparti talebani nella giornata di ieri, 15 agosto, hanno fatto il loro ingresso nella capitale e ora fanno sapere di voler attendere “pacificamente” la formazione di un governo di transizione. Nel frattempo il presidente, ormai non più in carica, Ashraf Ghani ha lasciato il Paese. Secondo alcuni media sarebbe sbarcato in Tagikistan, il governo locale però smentisce. Per altri l’ex presidente si trova in Uzbekistan.
In queste ore è diventata virale un’immagine pubblicata da Lotfullah Najafizada, direttore del canale di informazione afghano Tolo News: la fotografia mostra un uomo che copre di vernice bianca alcuni poster che ritraggono delle donne. Proviene da Kabul, i primi combattenti del gruppo radicale islamista erano entrati solo da qualche ora. Adesso che il governo riconosciuto è crollato sono in molti a chiedersi cosa succederà.
Il portavoce dei talebani Suhail Shaheen, durante un’intervista rilasciata alla Bbc, ha garantito che le donne potranno continuare a uscire di casa e andare a scuola. Sempre Shaheen su Twitter ha definito “propaganda velenosa” le voci secondo le quali i talebani costringeranno a far sposare le giovani ragazze con i combattenti del gruppo armato. Le testimonianze che arrivano dall’Afghanistan però, raccontano il contrario. Alidad Shir, giornalista afgano che oggi vive in Alto Adige, a il Dolomiti ha spiegato che il clima che si respira in questi giorni è uguale a quello che l’ha costretto a fuggire quando era un ragazzino e suo padre, governatore di Ghazni (cittadina vicino a Kabul), fu assassinato. “C’è il rischio che la situazione non solo torni come vent’anni fa ma che addirittura peggiori, perché nel frattempo i talebani sono diventati più aggressivi”.
Dello stesso avviso anche Laura Quagliuolo, tra le fondatrici del Coordinamento italiano sostegno donne afghane onlus (Cisda), una realtà attiva nella promozione di progetti di solidarietà in favore delle donne afghane sin dal 1999. “Da quanto ci riferiscono le persone con cui siamo in contatto, il sospetto è che il presidente Ghani abbia deciso di lasciare mano libera ai talebani evitando che i soldati difendessero il Paese. Dove sono arrivati i talebani però ci sono state violenze, saccheggi, omicidi e stupri”.
Di recente il Cisda ha pubblicato un report con le testimonianze raccolte durante una visita in un campo per sfollati nei pressi di Kabul, dove hanno trovato rifugio persone provenienti dalle province di Kunduz e Thakar. “Quando i talebani sono entrati nella nostra zona – afferma una delle donne intervistate – siamo dovuti scappare in una zona controllata dal governo. Quando abbiamo visto le uccisioni e il terrore in città, abbiamo deciso di scappare a Kabul: avevamo molta paura. Noi, una famiglia di 14 persone, vaghiamo di vicolo in vicolo da tre giorni. Tutti vengono, fanno promesse, scattano foto e poi se ne vanno”. Una ragazza invece ha dichiarato: “Il mio fidanzato, un militare dell’esercito, si trovava con 38 colleghi nel comando di Kunduz che è stato circondato dai talebani; solo lui è sopravvissuto. Lo abbiamo portato a Kabul con grande difficoltà. Lui e i suoi colleghi non si sono arresi. Ora è ricoverato in un ospedale militare a Kabul, gravemente ferito. I talebani sono entrati e hanno saccheggiato l’edificio. Prima dell’assalto al comando i funzionari e i capi militari sono fuggiti all’aeroporto di Kunduz e da lì a Kabul, ma i poveri soldati sono stati uccisi e feriti”.
Fra le più preoccupate dall’evolversi della situazione ci sono proprio le donne afgane. “Partiamo dal fatto che le donne in questi anni non hanno mai raggiunto i pieni diritti – prosegue Quagliuolo – oltre l’80% è analfabeta e i matrimoni forzati e quelli con minori non sono mai cessati”. Se è vero che nelle grandi città le donne afgane hanno potuto frequentare l’università e, soprattutto quelle con un livello di istruzione più alto, hanno avuto modo di inserirsi nel mondo del lavoro, nelle aree rurali ciò non avveniva. “È probabile che con il ritorno del regime queste conquiste vengano cancellate. I talebani riaffermeranno la sharia come unica legge dello Stato, con la loro interpretazione del Corano e dei diritti delle donne”. Se ciò dovesse essere confermato nei fatti significherebbe tornare indietro di vent’anni. Le scuole femminili sarebbero chiuse, le donne costrette a uscire di casa solo accompagnate da un uomo della famiglia e con il burqa. Divieto di indossare i tacchi e di ascoltare musica.
Secondo l’esponente del Cisda le dichiarazioni di “apertura” nei confronti dei diritti delle donne da parte di alcuni portavoce dei talebani sono solo una facciata. “In questo momento hanno bisogno di un riconoscimento ufficiale, anche dall’Occidente, per prendere il pieno controllo del governo devono essere legittimati e quindi conviene mostrare il volto più moderato. Poi certo, i talebani non imporranno le stesse identiche regole di vent’anni fa ma le donne, soprattutto nelle zone rurali, torneranno a essere schiave”.
A preoccupare però è anche la sorte che toccherà a chi si è opposto ai talebani, o ha collaborato con gli occidentali prima, dopo e durante l’occupazione. “Immagino che per primi incominceranno a colpire i gruppi di opposizione. Chi ha collaborato con gli occidentali rischia di subire vendette e ritorsioni. Rischiano la vita anche le nostre amiche con cui collaboriamo. Loro sono già entrate in clandestinità”. Il Cisda è in contatto con queste persone, spesso si tratta di attiviste che appartengono a varie organizzazioni anti-fondamentaliste, in particolare Rawa e Hawca, e del “Partito della Solidarietà dell'Afghanistan” (Hambastagi). Restare informati però è difficile. Le notizie viaggiano online ma l’elettricità va e viene mentre la rete internet è debole.
“A poche ore dalla presa di Kabul difficile dire cosa succederà, ma chi si trova sul posto non ha un buon presentimento”, osserva Quagliuolo. “Da parte nostra ci affidiamo alle richieste che ci arrivano dai contatti del luogo. Abbiamo avviato una raccolta fondi (i dettagli per contribuire si trovano nel report in allegato ndr) in favore degli sfollati dovuti ai combattimenti e per sostenere le necessità delle associazioni con cui collaboriamo da anni”. Fra queste ce ne è una che gestisce tre orfanotrofi e che si è trovata nella situazione di dover portare al sicuro i bambini ospitati nelle strutture. “Va garantita loro la sicurezza, al di là dell’emergenza immediata. Oggi siamo indignati ma per tutto questo tempo abbiamo speso miliardi per finanziare quello che si è rivelato un fallimento politico, militare e umanitario. Gli Stati Uniti e l’Occidente hanno avuto un ruolo nefasto in Afghanistan – l’epilogo era atteso, conclude Quagliuolo – ormai è tardi per indignarsi se i talebani tornano al potere, abbiamo assecondato la politica statunitense e questi sono i risultati. È ora di incominciare ad assumerci le responsabilità di ciò che abbiamo fatto e protestare per come è stata gestita la situazione”.




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