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| 17 ago 2021 | 12:52

Afghanistan, Commissione pari opportunità della Pat: “Chiediamo impegno della Giunta, per donne e bambine è emergenza”

Dopo l'entrata dei talebani a Kabul, la situazione nel Paese si fa difficile per la popolazione, in particolare per donne e bambine, la Commissione pari opportunità tra donna e uomo della Pat: “Chiediamo un impegno forte in questo senso anche al Governo provinciale”. Il Forum trentino per la pace e i diritti umani: "Attivare corridoi umanitari direttamente con il Trentino per chi rischia la vita rimanendo in Afghanistan, con particolari tutele e garanzie per le donne afghane e le loro famiglie"

Afghanistan, Commissione pari opportunità della Pat: “Chiediamo impegno della Giunta, per donne e bambine è emergenza”
di Redazione

TRENTO. Dopo la caduta di Kabul il panico si è diffuso in buona parte della popolazione afghana in particolare a temere la vendetta dei talebani sono le donne, sulle quali con il ritorno al potere degli 'studenti del Corano' incombe ora l'ombra della sharia, della violenza e della perdita dei diritti acquisiti (Qui Articolo). La Commissione pari opportunità tra donna e uomo della Pat: “Ora è il tempo di fare la cosa giusta, chiediamo un impegno forte anche al Governo provinciale”.

 

“Finché le ragazze, le donne, le bambine nel mondo saranno esposte a sopraffazione – scrive la Commissione in una nota, riportando integralmente l'appello della Conferenza nazionale degli organismi di parità umiliazione e violenza di uomini senza scrupoli e dignità, sarà responsabilità della Comunità internazionale impedire la violazione dei diritti umani che ruba il futuro dell'intera umanità.

 

Nel caso dell’Afghanistan e per il ruolo che abbiamo avuto, la responsabilità dell’Occidente e dell’Europa ci richiama a non rassegnarci all’impotenza di fronte alle immagini e alle notizie drammatiche che ci giungono da Kabul.

 

Dopo la mobilitazione del Governo per far rientrare i connazionali e i collaboratori esposti ad altissimi rischi di ritorsione, è il tempo di fare la differenza per attivare tutti gli strumenti istituzionali, politici, diplomatici per un piano di corridoi umanitari e di accoglienza che limiti la crisi umanitaria in atto in particolare per donne e bambine già oggetto di predazione.

 

Verrà il tempo dell’analisi. Ora è il tempo dell’emergenza. Il tempo per fare la cosa giusta. Ci associamo, dunque, all’esortazione del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres durante la riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza sull’Afghanistan di 'proteggere i civili', nonché all’impegno espresso dal presidente Draghi per il quale 'ora occorre tutelare i diritti umani e in particolare quelli delle donne'.

 

Ci appelliamo affinché nulla resti intentato e offriamo l’impegno quotidiano profuso sui territori come rafforzamento di consapevolezza e determinazione per fare la differenza in questo tratto di storia”.

 

“Come Commissione Pari Opportunità della Pat – conclude la presidente Paola Taufer – chiediamo un impegno forte in questo senso anche al Governo provinciale, nell'ambito e nel rispetto delle sue competenze istituzionali”.

 

All'appello si unisce anche il Forum trentino per la pace e i diritti umani, che ha inviato una lettera alle istituzioni per chiedere di "attivare le reti territoriali e nazionali" per predisporre "corridoi umanitari direttamente con il Trentino, terra di accoglienza, per chi rischia la vita rimanendo in Afghanistan, con particolari tutele e garanzie per le donne afghane e le loro famiglie". Citando Emergency, il Forum scrive: "Mentre in Afghanistan si combatte ovunque, il pensiero di alcuni Paesi europei è rimpatriare i profughi afghani e riportarli indietro, in un Paese che è meno sicuro che mai". 

 

Nelle scorse settimane, si legge nella lettera: "Austria, Danimarca, Belgio, Grecia e Paesi Bassi si sono detti contrari a interrompere i rimpatri in Afghanistan, ribadendo di voler aiutare i profughi 'sul posto'. Lo scorso 23 luglio 30 organizzazioni non governative chiedevano ai Paesi europei di cessare le deportazioni e i rimpatri verso l'Afghanistan, sia in forma diretta che attraverso il coordinamento con altri Paesi ma, anzi, di rivedere le decisioni negative già adottate così come i decreti di espulsione alla luce dei rischi, concreti e prevedibili, di future persecuzioni. L'Afghanistan non è, e non era, un Paese sicuro". 

 

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