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| 15 ago 2021 | 09:48

Afghanistan, i talebani sono alle porte di Kabul. Alidad Shiri: “Un pericolo non solo per il mio Paese, ma per il mondo intero”

I talebani, dopo aver conquistato oltre due terzi dell’Afghanistan, si stanno avvicinando sempre di più alla capitale Kabul. Il clima, come ci racconta il giornalista Alidad Shiri, afgano d’adozione altoatesina, è simile a quello che l’ha visto scappare dal Paese quando aveva solo quattordici anni. La sua cittadina natale, Ghazni, è stata presa dai talebani pochi giorni fa. Shiri: “Ci sono corpi abbandonati per la strada, persone che piangono ovunque ci si volti e poi checkpoint dei talebani presenti a ogni angolo”.

Afghanistan, i talebani sono alle porte di Kabul
di Marianna Malpaga

KABUL (Afghanistan). I talebani si stanno avvicinando sempre di più a Kabul, la capitale dell’Afghanistan, dopo aver conquistato nel giro di poche settimane tutte i centri più importanti del Paese

 

Lo scrittore e giornalista afgano d’adozione altoatesina Alidad Shiri racconta ormai da maggio, da quando l’avanzata dei talebani è cominciata, ciò che succede nel suo Paese, dal quale è fuggito quando aveva solamente 14 anni. “La situazione è davvero molto difficile – spiega a Il Dolomiti -. Ghazni, la cittadina dalla quale provengo, si trova vicino a Kabul e da diversi giorni è nelle mani dei talebani”. 

 

Il clima, come racconta Shiri, è uguale, se non peggiore, a quello che l’ha costretto a fuggire quando era un ragazzino e suo padre, governatore di Ghazni, fu assassinato. Poco dopo di lui vennero uccisi anche la mamma, la sorellina di sei anni e la nonna. “Mi sono rifugiato assieme a mio fratello e a mia sorella da mia zia, dove sono rimasto per un anno prima di scappare – racconta -. Quel che succede adesso è molto simile ai miei ricordi di ragazzino: corpi abbandonati per la strada, persone che piangono ovunque ci si volti e poi i checkpoint dei talebani presenti a ogni angolo”. 

 

Secondo i dati ufficiali gli sfollati interni sono 300mila, perlopiù donne e bambine (80 per cento). I dati del ministero afgano però indicano un numero ancora più alto: sarebbero 600mila le persone che sono fuggite dalle proprie dimore, e che in molti casi hanno ripiegato sulle grandi città, tra le quali Kabul, Mazar-i-Sharif e Bamiyan. Se si guarda indietro, alla fine degli anni Settanta, gli sfollati interni sono ancora di più: si parla addirittura di 3 milioni di persone

 

Tornare sotto il controllo dei talebani significherebbe retrocedere sul piano dei diritti, in particolar modo per le donne, che da anni hanno preso in mano il loro futuro e si sono affermate nello studio e nella professione. “Sono loro ad avere più paura di tutti – continua Shiri -. Soprattutto le ragazze, perché è alto il rischio di diventare schiave dei talebani o di venire stuprate e vendute. Quando i talebani erano al potere, vent’anni fa, non potevano fare niente: né studiareascoltare musicalavorare. Poi hanno sfidato il fondamentalismo e il maschilismo, e ora il parlamento è costituito da un 22 per cento di donne. In questo momento c’è il rischio che la situazione non solo torni come vent’anni fa ma che addirittura peggiori, perché nel frattempo i talebani sono diventati più aggressivi”. 

 

Sta girando un comunicato dei talebani che “invita” le donne nubili o vedove sotto i 45 anni e le ragazzine dai 12 anni in su a sposarsi con loro. Per nascondersi, molte donne hanno tolto le foto dai loro profili social, sostituendole con immagini scure o con la scritta Allah”. Alidad Shiri si informa quotidianamente sulla situazione, sia attraverso i social – “ho tanti amici che sono andati avanti con gli studi e sono diventati medici e professori universitari” – sia tramite i canali ufficiali delle ambasciate, delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali

 

Qualche mese fa, Shiri si è laureato in Filosofia all’Università di Trento. La sua tesi di laurea tratta proprio l’evoluzione politica dell’Afghanistan dal 1979 ad oggi. “In Afghanistan manca un pensiero filosofico: il campo della filosofia è invaso da una teologia speculativa che non dà spazio al libero pensiero”, dice. Nel suo lavoro, Shiri ha studiato anche l’origine del movimento talebano. “Nasce in Pakistan – racconta – e ancora adesso i leader dei talebani hanno il passaporto pachistano. Viaggiano con quello. Parlando di talebani si includono anche gli studenti e le studentesse di religione, che si formano nelle scuole coraniche gestite in Pakistan con i finanziamenti dell’Arabia Saudita. Queste persone non hanno paura di nulla perché hanno fisso in testa il pensiero del martirio, che concretamente vuol dire che se vieni ucciso vai in paradiso, se uccidi salvi l’Islam”. 

 

L’annuncio della ritirata dall’Afghanistan per fine agosto dato da Joe Biden, presidente degli Stati Uniti, ha scatenato paura all’interno del Paese. I cittadini non hanno fiducia nemmeno nel governo di Ashraf Ghani, corrotto e tacciato di nepotismo. “Tanti soldati non ricevono lo stipendio da mesi – racconta Shiri – e allora si domandano per quale ragione dovrebbero combattere e rischiare la vita per conto di un governo corrotto che non li paga neanche”. Acuiscono la situazione una forte povertà e una pandemia che non è stata ben gestita. “Sono morte tantissime persone, sia per il virus sia per la fame”, spiega il giornalista e scrittore. 

 

Il governo italiano ha annunciato che concederà visti da Roma per tutti i cittadini afgani presenti nelle liste del Ministero della Difesa e degli Esteri. L’Italia, come fa presente Shiri, ha delle responsabilità. “Abbiamo speso 8 miliardi di dollari in Afghanistan – spiega – di cui un 92 per cento è andato per le spese militari, e il restante per progetti civili. E finora l’Italia non è ancora riuscita a salvare il personale dell’ambasciata, asserragliato da otto giorni dentro la sua sede”.

 

Per il momento non si può parlare di guerra civile, ma Shiri teme che presto si arriverà a questo. “Sarà ancora peggio di vent’anni fa – conclude – perché allora i talebani non erano così ben attrezzati, con carri armati ed elicotteri. Oggi ciò che succede in Afghanistan è un pericolo non solo per quel Paese, ma per il mondo intero”.

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