Dall'Afghanistan a Rovereto, Nico: “Con i corridoi umanitari i Paesi che difendono i diritti umani possono salvare gli afghani”
Nico (il nome è di fantasia) aveva raccontato la sua storia al Dolomiti qualche mese fa, prima del ritorno al potere dei talebani in Afghanistan: ora tutto è cambiato e il ragazzo, che vive a Rovereto in una casa famiglia, vive nel terrore che qualcosa possa succedere alla sua famiglia. “Per la popolazione afghana i corridoi umanitari rimangono un sogno”

ROVERETO. Quando qualche mese fa Nico aveva raccontato al Dolomiti l'incredibile storia della sua fuga dall'Afghanistan (Qui Articolo), che ha lasciato a soli 12 anni passando per Iran e Turchia fino ad arrivare in Grecia e quindi a Rovereto (in una casa famiglia), diceva di aver trovato nella Città della quercia il suo lieto fine, di voler imparare l'italiano, giocare a calcio, suonare la chitarra. “Spero che un giorno la pace possa arrivare anche nel mio Paese” aveva detto. Oggi quella speranza è più lontana che mai: “La mia famiglia è ancora lì, non riesco a pensare ad altro”.
Dopo il ritorno al potere dei talebani, l'Afghanistan è sprofondato nuovamente nel terrore. “Tutti conoscono i talebani, ma non quanto li conoscono gli afghani – dice Nico – le promesse che hanno fatto sono tutte falsità. I talebani non inizieranno ora a rispettare le donne, a rispettare i diritti umani, a lottare per la pace o a garantire la libertà del popolo afghano”. Già prima dell'avanzata fulminea degli studenti coranici Nico era preoccupato per la sua famiglia ma ora, dice: “Non riesco a pensare ad altro”.
“Stanno cercando di fuggire – racconta il ragazzo – non importa dove, l'importante in questo momento è uscire dai confini afghani”. Ad essere presi di mira per primi saranno gli attivisti, chi ha collaborato con il governo, i giornalisti. “I talebani non perdonano e si vendicheranno di chiunque abbia agito contro di loro” dice Nico, che parla di uccisioni e violenze già in atto in territorio afghano in questo momento.
A rischiare sono soprattutto gli appartenenti, come Nico e la sua famiglia, alla minoranza Hazara. “Già in passato hanno cercato di eliminare il popolo Hazara – racconta Nico – e questa volta i talebani sono probabilmente più pericolosi. Hanno già preso il controllo dei mezzi d'informazione e sono attivi anche sui social network. Prima del loro ritorno nella mia famiglia c'era chi lavorava, chi stava studiando. Ora sono tutti chiusi in casa”.
I corridoi umanitari rimangono “un sogno” per tutta la popolazione afghana, dice Nico: “Tutti stanno cercando in un modo o nell'altro di scappare. Io spero che i talebani permettano il passaggio delle persone ma non ci si può fidare. Chi può proteggere le persone in Afghanistan se il governo non è in grado di farlo? Se il presidente in persona è scappato?”. La risposta, nella sua semplicità, è disarmante: “I Paesi che credono nei diritti umani, che lottano per difenderli possono: organizzare dei corridoi umanitari per permettere a donne e bambini di uscire dal Paese in questo momento significherebbe garantire loro una vita libera, un futuro”.
Per chi professa il rispetto dei diritti umani, in sostanza, è ora il momento di agire. “Con i talebani al potere le donne non potranno uscire di casa se non accompagnate da un uomo – continua Nico – non potranno studiare, lavorare. Dovranno coprirsi dalla testa ai piedi. Per quelle persone non esiste il concetto di perdono, anche solo studiare l'inglese, come ho fatto io, può condannarti alla morte. Mi dicono che in questo momento i talebani stanno passando casa per casa, ci sono già stati diversi morti in tutto il Paese e io non riesco a pensare ad altro che alla mia famiglia in quell'inferno”.
L'unica salvezza per la gente, ribadisce Nico: “E' andarsene dall'Afghanistan. Le persone che sono state uccise negli scorsi giorni avrebbero potuto essere miei parenti. Il popolo Hazara è un obiettivo per i talebani, proveranno ancora a portare avanti un massacro. Nel mondo occidentale ci sono Paesi che possono lottare per il rispetto dei diritti umani, sono loro la speranza degli afghani”.







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