"I talebani volevano facessi un attentato ma sono scappato", Khalid ora è a Trento e dopo 4 anni scopre che moglie e figli sono vivi: "Ma non posso ancora riabbracciarli"
Oggi Khalid può finalmente sentire la voce di sua moglie e dei suoi figli, vederli crescere attraverso uno schermo, sapere che sono vivi. Ma non può ancora abbracciarli. Tornare in Pakistan sarebbe troppo pericoloso, per lui e per loro. Nonostante un percorso di integrazione fatto di studio, lavoro, e rispetto delle regole, Khalid vive ancora alla residenza Fersina e non riesce a trovare una casa

TRENTO. Dopo quattro anni di silenzio credeva di aver perso per sempre la sua famiglia. La speranza, però, in fondo al cuore, è sempre rimasta fino a quando l'aiuto di un amico lo ha portato a ritrovare sua moglie e i suoi due figli.
E' la storia di Khalid (nome di fantasia per la sicurezza dell'intervistato), un giovane di circa 30 anni, arrivato dal Pakistan percorrendo la rotta balcanica. Un viaggio davvero terribile che a maggio di quest'anno aveva raccontato a il Dolomiti (QUI L'ARTICOLO).
“Me ne sono andato dal mio Paese perché con i talebani è impossibile costruirsi un futuro, è impossibile vivere. Ho lasciato tutto e me ne sono andato, sono partito senza nulla, senza nemmeno un cellulare” ci aveva raccontato.
Khalid viveva con sua moglie e due figli, un bambino di appena 4 anni e una bambina ancora più piccola di 2 anni, in un villaggio in Pakistan. Faceva il falegname. Ad un certo punto i talebani volevano imporgli di partecipare attivamente ad un attentato contro l'esercito regolare che presidia la zona.
Khalid, nonostante le pressioni dei talebani, si rifiutò. Una scelta che ebbe, purtroppo, conseguenze drammatiche: minacce di ogni genere, persecuzioni fino a quando la sua casa venne distrutta. Per salvare la propria vita e quella dei suoi cari, fu costretto a fuggire, perdendo ogni contatto con la sua famiglia, nonostante abbia cercato più volte nel corso del tempo di mettersi in contatto.
Da quel momento affronta un viaggio tremendo. Riesce a raggiungere il Trentino dopo aver attraversato la rotta balcanica. Raccontare quello che gli è successo non è facile. Khalid è stato preso a botte più volte. “Per sei mesi non avevo un posto dove stare e ho dormito sotto un ponte a Trento nord” ci racconta. Poi è arrivato alla residenza Fersina dove ancora oggi si trova.
A Trento il suo impegno per integrarsi non è mancato. E' riuscito a ottenere il diploma di terza media, a prendere la patente e a trovare un posto di lavoro. Ma nel suo cuore mancava qualcosa di essenziale. Per molto tempo ha pensato che non avrebbe mai più rivisto la sua famiglia.
Per lui in questi ultimi quattro anni è stato impossibile tornare in Pakistan. Avrebbe rischiato la vita. Ma nonostante questo non ha mai smesso di pensare a sua moglie e ai suoi due bambini da cui è stato costretto a separarsi a causa dei talebani.
Ecco allora che quando ha saputo che un suo amico sarebbe tornato in Pakistan, gli ha subito chiesto un favore: andare nel suo villaggio e cercare notizie della sua famiglia. Così è stato e dopo diversi tentativi, finalmente sono arrivate le prime informazioni. Alcune voci, alcune testimonianze di chi ancora viveva nel villaggio di Khalid, dicevano che sua moglie e i suoi due bambini, non avendo trovato aiuto da vicini, erano fuggiti in cerca di un luogo sicuro in un campo profughi dell'Unicef nel dipartimento Mohmand Agency.
Parole che hanno immediatamente riacceso la speranza di Khalid che in questi ultimi quattro anni aveva creduto di aver perso per sempre la sua famiglia. Un'emozione che ha accompagnato anche il suo amico. Quest'ultimo, nonostante la stanchezza del viaggio, ha proseguito delle ricerche seguendo le indicazioni che era riuscito ad avere dalla gente del villaggio.
Dopo numerosi tentativi, la conferma tanto attesa è arrivata: in uno dei campi profughi sono stati trovati la moglie di Khalid e i loro due figli. Erano rimasti lì, in un luogo che garantiva loro protezione, ma senza la possibilità di contattare nessuno. Con l'aiuto dell'amico sono riusciti ad uscire per poi trovare e raggiungere la famiglia di lei.
Qui finalmente Khalid, che fino a poco prima credeva che tutta la sua famiglia fosse morta, ha potuto dopo quattro anni vedere e sentire la voce di sua moglie e dei suoi due figli. Quando lo racconta ha gli occhi lucidi. “La più piccola in un primo momento non mi ha riconosciuto ma ora chiede alla sua mamma di suo papà” racconta.
Oggi Khalid può finalmente sentire la voce di sua moglie e dei suoi figli, vederli crescere attraverso uno schermo, sapere che sono vivi. Ma non può ancora abbracciarti. Tornare in Pakistan sarebbe troppo pericoloso, per lui e per loro. E restare in Trentino, paradossalmente, non è abbastanza per ricostruire una vita insieme.
Nonostante un percorso di integrazione fatto di studio, lavoro, e rispetto delle regole, Khalid vive ancora alla residenza Fersina. Da quasi due anni cerca una casa, un luogo sicuro dove poter accogliere la sua famiglia e ricominciare davvero. Finora, però, le porte continuano a rimanere chiuse.













