"Siamo esausti e finanziariamente a terra. Ora non sappiamo dove dormiremo": il grido disperato di una famiglia con 4 figli: ''Regolari in tutto ma nessuno ci affitta casa''
Sono due genitori, quattro figli minori e un anziano, malato oncologico. In Italia da oltre 30 anni hanno stipendio e ogni dettaglio è in regola ma dopo che il proprietario della loro ex casa ha deciso di vendere da un anno cercano una sistemazione. Hanno vissuto in ostelli, alberghi, soluzioni di fortuna ma ora le risorse economiche sono finite e non resta che la disperazione: ''La situazione nelle scuole è tragica: i nostri figli subiscono bullismo quotidiano perché non hanno una casa e vengono presi in giro con il termine “poveri”. La legge italiana impone la protezione dei minori e l’assistenza ai malati, ma noi siamo impotenti di fronte a questa sofferenza''

LAIVES. “Abbiamo esaurito tutte le nostre forze. Siamo esausti psicologicamente, moralmente e anche finanziariamente a terra. Abbiamo speso tutti i nostri risparmi e contratto debiti per pagare soggiorni temporanei in hotel, e ora non sappiamo dove dormiremo questa notte”.
A parlare è Khalid, uomo di origine marocchina, residente in Alto Adige insieme alla famiglia da oltre 30 anni. E che ora, con la moglie, i loro 4 figli e il padre anziano, disabile e malato di cancro, cerca una nuova casa. E' un anno che la cerca disperatamente, ma fino ad ora ha ottenuto solo dei sonori “no”. (Avevamo trattato la vicenda in QUESTO ARTICOLO).
Negli ultimi dieci mesi la famiglia se l'è cavata con soluzioni temporanee. Ma ora ogni possibilità è stata esaurita e presto saranno letteralmente per strada.
“Abitavamo in affitto da 14 anni nello stesso appartamento a Laives – ci racconta Khalid – poi il proprietario ha deciso di vendere e io e mia moglie ci siamo messi a cercare una nuova sistemazione. Dopo dieci mesi, stiamo ancora cercando”.
Nessuna casa Ipes disponibile per loro, nessun alloggio comunale perché Laives, per legge, non ne ha e non li può fornire. Il distretto sociale competente conosce la situazione, ma ad oggi, nessuno ha potuto fare nulla. Ci sono delle regole da rispettare, dei documenti da inviare, delle carte da fare, come da prassi in questi casi. Soprattutto, bisogna aspettare del tempo. Ma di tempo questa famiglia non ne ha più.
“Abbiamo chiesto prestiti, siamo stati ospiti da amici e conoscenti. Ora abbiamo esaurito tutti i nostri risparmi, tutto ciò che eravamo riusciti a raccogliere, ogni possibilità. Non sappiamo più cosa fare”.
“Abbiamo rivolto appelli a tutte le autorità competenti, scritto ai responsabili e implorato letteralmente il loro intervento per proteggerci, ma tutto ciò non ha portato alcun risultato. La nostra sofferenza quotidiana è diventata insostenibile – spiega Khalid che insieme alla moglie Siham racconta anche l'enorme disagio vissuto dai figli, che hanno un'età compresa tra i due e i 17 anni. “La situazione nelle scuole è tragica: i nostri figli subiscono bullismo quotidiano perché non hanno una casa e vengono presi in giro con il termine “poveri”. La legge italiana impone la protezione dei minori e l’assistenza ai malati, ma noi siamo impotenti di fronte a questa sofferenza; la salute mentale dei nostri figli è gravemente a rischio. Non possiamo continuare a vederli soffrire così”.
“Sembra che il nostro unico destino sia la strada – dice Khalid mentre, nella pausa tra una visita a un'agenzia immobiliare e l'altra, mostra i documenti che certificano tutte le richieste fatte fino a questo momento - Abbiamo 38 punti nella lista di attesa Ipes, un punteggio molto alto, eppure ci è stato chiesto di aspettare fino ad aprile 2026. Come può una famiglia con quattro figli e un parente malato attendere 3 mesi per strada, al freddo intenso?”.
Khalid ci racconta anche di essersi informato per capire se effettivamente Ipes non possa fare nulla. “Sappiamo che ci sono appartamenti vuoti – ci dice – ma che devono essere sistemati. Per questo la prima disponibilità è ad aprile 2026. Ma dopo un anno in questa situazione non possiamo più aspettare, e non lo dico per esagerare: abbiamo finito ogni possibile risorsa”. “Inoltre, nel corso di questi mesi, IPES non ci ha mai contattati e non ci ha fornito alcuna soluzione abitativa temporanea, vista l'emergenza. La situazione è stata riconosciuta ufficialmente come “Emergenza abitativa”, oggi, 21.01.2026, dal Sindaco di Laives, Giovanni Seppi”.
Ovviamente, a questo punto tutti si faranno una domanda. Ma a quella domanda, risponde lo stesso Khalid: “Quando cerchiamo una casa privata, appena vedono che siamo sette persone, tra cui 4 bambini e un anziano, storcono il naso. Non è cattiveria e mi rendo conto che per un privato non sia semplice decidere di affittare una casa. E le dico anche che noi ci saremmo accontentati anche di una casa piccola, non vogliamo una stanza per ogni figlio. Ma i privati non affittano una casa da 60 metri sapendo che dentro ci vivranno sette persone: non è sicuro. E io lo capisco”. “E si, ovviamente lavoro – spiega Khalid nel dettaglio - Ho un contratto a tempo indeterminato dal 2013. Lavorava anche mia moglie, ma da quando siamo senza casa ha lasciato il lavoro perché gestire 4 figli e un malato mentre si vive in case provvisorie o in albergo è molto difficile. C'è bisogno del suo aiuto”.
“Siamo pagatori regolari, nell'appartamento dove abbiamo vissuto non abbiamo mai avuto problemi. Abbiamo bisogno di una mano. Siamo allo stremo”, conclude Khalid
L'amministrazione di Laives, dal canto suo, ha fatto tutto quello che era suo potere. Sia il sindaco Giovanni Seppi che la vicesindaca Debora Pasquazzo si sono interessati personalmente alla vicenda, cercando anche soluzioni tra i privati. “Ci sono 4 figli minori, è ovvio che io abbia preso a cuore la questione – ci dice Pasquazzo – Chiediamo a chiunque sia disposto ad aiutare di contattare il Comune di Laives. Siamo alla ricerca di una soluzione abitativa praticabile, che sia nel nostro comune o nei comuni limitrofi. L'importante è dare una casa a questa famiglia, un tetto a questi bambini e la tranquillità e le cure necessarie all'anziano malato", conclude Pasquazzo.
Quindi ora la famiglia chiede l'aiuto di tutti. Hanno un'unica richiesta: restare in Alto Adige per permettere ai figli di continuare a frequentare le attuali scuole.
“Non possiamo restare per strada – conclude Khalid – mio padre sta male, i miei bambini hanno il diritto di crescere tranquilli. Mia moglie ha il diritto di stare tranquilla. Aiutateci, vi prego”.














