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Trento
13 novembre | 05:01

"Rifugiato politico da 11 anni", storia di Arif Mohebi, arrivato in Italia aggrappato sotto un camion: "Mi sento trentino ma per me niente cittadinanza"

Un terribile viaggio alla volta dell'Italia a soli 14 anni e un nuovo inizio a Trento. E' la storia di Arif Mohebi: "Ormai mi sento più trentino che afgano. Ho un impiego dal 2016, una casa e una fedina penale immacolata. Ciononostante, sono un rifugiato politico ormai da 11 anni: ad oggi, non mi è stata ancora data la possibilità di diventare cittadino italiano a tutti gli effetti"

"Rifugiato politico da 11 anni", storia di Arif Mohebi, arrivato in Italia aggrappato sotto un camion

TRENTO. "Sono arrivato in Italia nel 2012: ero solo un ragazzino. Oggi, mi sento più trentino che afgano". E' la storia di Arif Mohebi e del suo nuovo inizio in Trentino, "dove mi sono diplomato, ho trovato lavoro e tutt'oggi vivo - spiega il 30enne a Il Dolomiti -. Ho un impiego dal 2016, una casa e una fedina penale immacolata. Ciononostante, sono un rifugiato politico ormai da 11 anni: ad oggi, non mi è stata ancora data la possibilità di diventare cittadino italiano a tutti gli effetti". 

 

"Avevo 14 anni quando sono partito alla volta del Pakistan, senza documenti: era il 2010 – esordisce il giovane classe 1993 guardandosi alle spalle -. Prima tappa d’un viaggio che sapevo sarebbe stato tanto duro quanto potenzialmente rischioso". Dal Pakistan Mohebi riusciva dopo poco a raggiungere l’Iran "dove sono rimasto per due anni: tempo trascorso a lavorare per racimolare quanto mi serviva per partire alla volta dell’Europa", spiega. 

 

Due anni di lavoro e soldi messi da parte, giorno dopo giorno, con la volontà d'un domani 'diverso'. Poi ancora uno zaino in spalla con provviste e acqua da centellinare e la speranza di farcela: "Sono partito con la paura di morire, che mi ha accompagnato lungo tutto il viaggio: ricordo di aver camminato per giorni valicando montagne innevate sulle quali, la notte, ci accampavamo al freddo, senza sapere se l’indomani ci saremmo risvegliati – racconta, ricostruendo con lucidità la terribile esperienza -. Avevamo dato i nostri soldi a delle ‘guide’ che ci avrebbero accompagnati alla volta prima della Turchia e poi della Grecia".

 

Raggiunta la Turchia, è toccato un altro viaggio verso la Grecia: "Là mi sono nascosto sotto a un camion e vi sono rimasto aggrappato fino all’arrivo in Italia, a Bari, dove mi hanno scoperto rispedito indietro – riporta -. Ci ho provato ben 3 volte prima di riuscire a arrivare in Italia senza essere rimandato indietro".

 

Dalla Puglia poi, autobus e treni per raggiungere Copenaghen "dove sono rimasto per 2 anni alla ricerca mio fratello, scoprendo poi invece che viveva a Trento, dove l'ho finalmente raggiunto nel 2012". Di lì, un vero e proprio nuovo inizio, fatto di corsi di italiano, un diploma di terza media prima e poi uno alle Barelli "dove ho imparato un mestiere: da quando sono arrivato in Trentino ho sempre lavorato, anche facendomi sfruttare, ma non sono mai stato fermo", ammette.

Undici anni di lavoro, fatica ma anche tante soddisfazioni che hanno portato il giovane a trovare finalmente un impiego "che mi piace (fa il parrucchiere ndr) e una casa: oggi mi sento più trentino che afgano - confessa -. Non sono più tornato nel mio Paese e ho davvero pochi ricordi dell'Afghanistan. Sono un rifugiato politico da 11 anni: nonostante la legge permetta di ottenere la cittadinanza dopo 5 anni, a me non l'hanno mai data".

"Ho fatto la prima domanda nel 2018, che mi è stata rifiutata - premette -. Prima mi era stato detto che avevo tutti i requisiti, poi invece che con Salvini la legge era stata modificata e avrei dovuto attendere. Così, ci ho riprovato quest'anno, ma ancora non ho ricevuto riscontro. Lavoro e vivo in Italia da tanto tempo e ho una fedina penale 'senza macchia': non capisco perché io non possa essere considerato italiano". La speranza, per il giovane, è quella che gli venga riconosciuto quanto prima un diritto: "Quello di essere italiano su carta, così come mi sento d'essere anche nel cuore". 

 

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