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"Ho lasciato il mio Paese per raggiungere mio padre ma sono dovuta fuggire da lui", la storia di Jamila: "Voglio riprendere gli studi e cerco un lavoro per aiutare la mia famiglia"

La giovane, dopo aver raggiunto con la madre e il fratello adolescente il padre in Belgio nel 2021, è stata costretta ad andarsene ed è arrivata a Trento: "Ora dormo a Casa Paola e sono in attesa della risposta alla richiesta d'asilo: vorrei riuscire ad aiutare la mia famiglia a riunirsi sotto un unico tetto"

Di Federico Oselini - 23 giugno 2024 - 06:01

TRENTO. "Vorrei proseguire qui a Trento i miei studi, ma anche trovare un lavoro per riuscire ad affittare anche solo un piccolo appartamento con cui stare con mia madre e mio fratello".

 

Jamila ha solo vent'anni, ma la strada che la vita le ha messo di fronte è colma di incertezze e di difficoltà. E forse proprio per questo sceglie di iniziare a raccontarci la sua storia partendo proprio dai suoi obiettivi e sogni futuri, quelli che ogni giovane della sua età dovrebbe poter coltivare.

 

Viene dalla Tunisia, più precisamente da Tunisi, e fino a qualche anno fa la sua vita era "normale", mentre ora è una delle tante giovani arrivate in Italia, nel suo caso a Trento, e che si trovano a vivere un'esistenza "sospesa": mentre è in attesa della risposta alla richiesta di protezione internazionale, alloggia infatti a "Casa Paola" assieme a tante altre donne nella sua stessa situazione.

 

In città, sotto questo aspetto, la situazione è delicata con servizi dedicati all'accoglienza femminile faticano a reggere l'impatto dell'emergenza: i posti a disposizione sono infatti pochi, circa una trentina, e sono tutti attualmente occupati (articolo qui).

 

Torniamo però alla storia di Jamila. Arrivata in città lo scorso novembre, la incontriamo al Centro Sociale Bruno dove vengono organizzati i corsi di italiano rivolti ai migranti del progetto LiberaLaParola, e la giovane ci spiega: "Fino a qualche anno fa la mia vita era normale: assieme ai miei genitori e mio fratello vivevo nel mio Paese e frequentavo la scuola superiore, poi tutto è cambiato".

 

Il padre di Jamila, infatti, è costretto a lasciare il Paese per "gravi problemi legati alla sfera lavorativa" e decide di tentare "la via dell'Europa", con la speranza di ricongiungersi in futuro con il resto della famiglia: "È partito per il Belgio, dove ha provato a costruirsi una vita e a trovare un nuovo lavoro, ma le difficoltà sono state tante e non tutto è andato per il verso giusto. Nel 2021 io, mia madre e mio fratello abbiamo deciso di provare a raggiungerlo, per riunire la famiglia, e dopo un lungo e tribolato viaggio ce l'abbiamo fatta".

 

Dopo un primo periodo di iniziale difficoltà la famiglia, nuovamente unita, inizia a trovare un po' di stabilità, con la madre che ottiene un lavoro in un' impresa di pulizie e Jamila e il fratello, allora 13enne, che proseguono gli studi iniziati in Tunisia: "Sono riuscita a terminare le scuole superiori e poi mi sono iscritta all'università di lingue, scegliendo di approfondire l'inglese ed il cinese, ma poi la situazione è precipitata nuovamente, questa volta in famiglia".

 

La richiesta di ricongiungimento famigliare che avevano presentato è stata infatti respinta, e solo al padre è stata accettata la richiesta di protezione internazionale: "Questo fatto ha rappresentato un duro colpo per lui, che in quel momento non riusciva a trovare un lavoro, ed è totalmente cambiato: ha iniziato ad avere problemi di dipendenza dall'alcool e si rivelava spesso aggressivo nei nostri confronti, impedendomi addirittura di frequentare l'università. La nostra vita si è trasformata in un inferno e abbiamo deciso di prendere una decisione drastica: allontanarci da lui".

 

Jamila ci spiega che l'unico aggancio in Europa che la famiglia aveva era un cugino che vive a Trento assieme alla moglie e, dopo averlo contattato, decidono quindi di provare a raggiungere l'Italia: "Siamo arrivati in città a novembre e per i primi giorni abbiamo dormito da lui, cosa che poi non è stata più possibile. Ci siamo quindi appoggiati ai servizi di accoglienza sul territorio che ci hanno indirizzato alla 'Casa della giovane', dove i posti erano però terminati: dopo qualche giorno io sono riuscita ad essere accolta a 'Casa Paola', dove mi trovo tuttora, mentre mia madre e mio fratello alloggiano da mesi in una struttura a Vela".

 

I problemi maggiori, oltre naturalmente a quelli di natura economica, sono legati all'inserimento nella nuova realtà: "Non è stato facile in questi mesi capire come muoverci e grazie al supporto dei servizi di accoglienza siamo riusciti a presentare la richiesta di protezione internazionale, e ora siamo in attesa di ricevere una risposta. Un'altra priorità era poi quella di permettere a mio fratello, che ha solo 16 anni, di non interrompere i suoi studi e ce l'abbiamo fatta: ora infatti frequenta l'Upt di Tione ed è un primo passo verso la costruzione del suo futuro".

 

"Sto iniziando a conoscere la nuova città ma non riesco ad essere tranquilla" ci confida in ultima battuta Jamila, che spiega come il peso di aver visto la sua famiglia disgregarsi e di essersi trovata sbalzata in un Paese sconosciuto siano scogli difficile da superare.

 

"Dopo tutti questi anni di instabilità mi piacerebbe ora riprendere in mano la mia vita – spiega la giovane – ed il mio sogno è continuare a studiare, magari all'università di Trento. La mia priorità è comunque quella di trovare un lavoro per aiutare i miei famigliari a trovare una casa in affitto, anche piccola: sarebbe il punto di partenza per provare a ricostruirci un'esistenza, per quanto possibile dopo tutto quello che è successo, il più normale possibile".

 

 

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