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Trento
29 agosto | 06:58

"Delusa e abbandonata dalla città che chiamavo casa". La storia di una giovane madre rimasta senza abitazione e senza futuro: "La comunità ci ha voltato le spalle"

Sara, nome di fantasia, viveva a Trento da 11 anni. Qualche giorno fa un incendio scoppiato nel suo appartamento mentre lei non c'era ha causato gravi danni: ora i proprietari hanno disdetto il contratto di affitto, Comune e associazioni non trovano sistemazioni adeguate e lei è costretta ad andare a vivere in Veneto dal compagno trasferendosi con la figlia 

"Delusa e abbandonata dalla città che chiamavo casa"
di MOb

TRENTO. “Tutti mi hanno voltato le spalle. Lascio una città che mi aveva accolto e che per anni ho chiamato casa, e che oggi non ha saputo darmi una seconda chance”.

 

A dire queste parole cariche di emozione a Il Dolomiti è una giovane madre. Si chiama Sara (nome di fantasia), viene dall’est Europa ma vive a Trento da oltre 10 anni: dal 2017 vive in affitto in un appartamento del centro città con la figlia dodicenne, e lavora alla casa di riposo di San Bartolomeo.

 

Un giorno di inizio agosto, Sara commette “un errore” che la sfortuna trasforma in una tragedia sfiorata: scoppia un incendio mentre lei non è in casa. Non si fa male nessuno, ma i danni sono ingenti.  

 

“La prima settimana – racconta la donna a Il Dolomiti – il Comune ha trovato per me e mia figlia una sistemazione temporanea in un albergo della città. Da lì in poi ho capito che avremo dovuto cavarcela da sole”.

 

I proprietari dell’appartamento dove Sara era affittuaria parlano di almeno 6 mesi, se non un anno, prima di poter rendere di nuovo agibile la casa: nell’attesa, procedono comunque alla disdetta del contratto di affitto della donna che sarebbe scaduto nella prossima primavera. “Quei mesi di tempo non rappresentano la reale durata dei lavori di sistemazione: hanno voluto fare i loro interessi, non gliene faccio una colpa. Prima di cominciare vogliono certezze di coperture economiche dall’assicurazione”.

 

Insomma, a Sofia e a sua figlia serve una casa e comincia la ricerca. “Ho cercato di trovare qualche appartamento in affitto, ma il mercato sembra impazzito: al di là dei prezzi altissimi, tutti vogliono affittare a studenti e purtroppo il tempo non era dalla mia parte. Non ho trovato nulla, e nessuno - anche sapendo la mia storia - ha voluto venire incontro alle mie esigenze. Per non dover stare per strada ho chiesto supporto al Comune e agli assistenti sociali”.

 

Senza però trovare soluzioni ai problemi, sempre più pressanti giorno dopo giorno. “Ci hanno parlato di alcune case di ‘emergenza’ ma dove si liberano dei posti solo a gennaio. Ci hanno proposto Villa Sant’Ignazio, ma avrebbe significato separarmi da mia figlia e affidarla a qualche struttura di assistenza. Abbiamo chiesto anche alle suore, ma non avremmo potuto rimanere da loro per più di un paio di settimane”.

 

“Sono sconfortata, stanca, incredula. Delusa. Abbandonata. Questa città mi ha completamente voltato le spalle. Sono qui da tanti anni, qui ho un lavoro; mia figlia va a scuola, ha tante amicizie, tutto il nostro mondo è qui. E invece siamo costrette a cambiare città, a cambiare vita, a ripartire da zero. Con il cuore pesante. Non mi do pace per l’errore che ho fatto, ma fa ancora più male pensare che per colpa di un episodio sfortunato in questa città non ci sia più posto per noi”.

 

E così Sara in questi giorni è passata per un ultima volta dal “suo” appartamento in centro città a Trento. Ha fatto i bagagli, preparato le valigie per lei e per la figlia. Salutato i vicini di casa. Ed è partita. “Verso una città del Veneto dove vive il mio compagno, un insegnante di matematica. Andremo a stare da lui. Io cercherò un nuovo lavoro, iscriverò mia figlia in una nuova scuola. Cambieremo vita e andremo avanti”.

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