"Il primo spinello a 11 anni per 'sedare' il dolore, poi la cocaina: ero diventata uno scheletro": da SanPa al canile di Rovereto, storia della 21enne Sara Antinori
"La mia salvezza? I cani. Sono stati loro a riavvicinarmi agli esseri umani e alla vita proprio nel momento in cui pensavo di avere perso tutto". Ecco la storia della 21enne Sara Antinori: "Sono entrata nel mondo delle droghe a soli 11 anni, dopo un abuso. Ma a SanPa ho scoperto che una luce in fondo al tunnel esiste davvero"

ROVERETO. Guardarsi indietro non è mai semplice, soprattutto quando ad emergere sono pagine di vita colme di dolore. Per Sara Antinori, come per molti, guardarsi dentro è stato un esercizio messo in atto non senza fatica, ma necessario per affacciarsi verso un futuro che, fino a qualche tempo fa, non sembrava riservare nulla di buono.
Oggi la sondriese protagonista di questo racconto ha 21 anni ma la sua (giovane) esistenza è stata segnata in più occasioni da episodi che hanno fatto sprofondare la ragazza a poco a poco nella depressione, culminata nell'uso di sostanze stupefacenti: "Il mio primo grande dolore è stata la separazione dei miei genitori - esordisce, intervistata da Il Dolomiti -. Avevo 6 anni, ma ricordo quel periodo molto bene. Il fatto che si fossero lasciati aveva causato in me diverse emozioni negative: non riuscivo più ad attaccarmi alle persone e mi sentivo perennemente sbagliata".
Arrivare a scuola ogni mattina, era diventato l'ennesimo incubo ad occhi aperti: "Ero circondata da bambine e bambini con famiglie apparentemente perfette e felici - prosegue -. Io, invece, con la mia famiglia andata in frantumi mi sentivo così imperfetta: da un lato volevo degli amici ma dall'altro non riuscivo ad averli, perché l'unica cosa che riuscivo a fare era isolarmi".
A scuotere e sconquassare con ancora più aggressività la vita della ragazzina è stata poi una violenza subita ad appena 11 anni d'età: "Non riuscivo a parlare con nessuno di quanto accaduto - ammette -. Più passava il tempo e più mi chiudevo in me stessa. Proprio in quel periodo, mi sono avvicinata al mondo della droga, cominciando a fumarmi gli spinelli che ero convinta mi aiutassero a 'tamponare' la sofferenza".
Nel periodo delle superiori, ancora, cambiate due scuole, Sara ha deciso di iscriversi ad un istituto per diventare parrucchiera, cominciando anche a fare uso di cocaina: "All'inizio tiravo - ricorda -. Poi ho conosciuto un ragazzo, diventato per un periodo il mio fidanzato, con cui ho cominciato a fumarla. Di lì, è iniziato il declino. Sono sprofondata in un tunnel dal quale mi pareva non ci fosse via di scampo, arrivando ad annullarmi completamente e a pesare appena 42 chili".
A cercare di aiutarla, la zia e la mamma (quest'ultima, in particolare riportandola a casa dopo che Antinori era andata a convivere per qualche mese con il fidanzato ndr), che sono riuscite a convincere l'allora 18enne ad entrare a San Patrignano: "Mi sono presentata ai colloqui per entrare in comunità consapevole che non avessi più nulla da perdere - confessa -. Avevo perso tutto: affetti e amici, e sapevo che SanPa sarebbe stata la mia unica salvezza".
A settembre 2022, la giovane è quindi entrata a San Patrignano, trovando dinanzi a sé un mondo completamente nuovo, fatto di (tante) regole da rispettare: "Mi sentivo catapultata in un universo strano, fuori dal mondo, anche e soprattutto visto che lì non si possono avere contatti esterni né è possibile utilizzare il cellulare".
"La cosa più dura dei miei tre anni in comunità? Re-imparare a relazionarmi con il prossimo. Allora ero diventata più chiusa che mai: il primo scoglio da superare è stato quindi senza dubbio la mia diffidenza nei confronti degli altri e la mancanza di volontà di interagire con chi mi stava attorno".
Ad aiutare la ragazza nel suo (non semplice) cammino sono stati però dei compagni speciali: i cani del canile di SanPa, dei quali la ragazza si è presa a lungo cura. "Facevano da filtro fra me e gli altri - spiega -. Mi hanno riavvicinata alle altre persone presenti in comunità in maniera dolce e graduale, facendomi riscoprire la bellezza di condividere le giornate con altre donne, infine diventate amiche".
Ad aprile 2025, dopo tre anni a SanPa, è giunta però per Sara l'ora di tornare a casa: "Sapevo di essere pronta per uscire, anche se ciò mi spaventava non poco - fa sapere -. Mi sentivo spaesata: nessuno sa come sarà la nuova vita là fuori. Nel mio caso, ho scelto di non tornare a Sondrio, mia città di origine, ma di trasferirmi in Trentino, dove oggi lavoro".
Da qualche mese, la 21enne presta infatti servizio negli spazi del canile di Rovereto, in Vallagarina, dove porta sempre con sé la sua cagnolona Shiva: "Nella Città della Quercia ci sono finita grazie a Pierluigi Raffo, presidente del canile Arcadia di Rovereto che periodicamente veniva a SanPa a lavorare: è stato lui a darmi la preziosa possibilità di unirmi al team e non potrei esserne più felice".
Al lavoro in canile, Sara affianca anche incontri nelle scuole, che tiene per raccontare ai giovani i rischi nell'uso delle sostanze. Di recente ha inoltre pubblicato un libro, scritto a quattro mani con la mamma, nel quale racconta i suoi anni più bui e nel quale emerge non soltanto il proprio punto di vista, ma anche quello della madre che purtroppo, a causa di una malattia, non è potuta starle accanto come avrebbe voluto.
"La mia nuova vita in Trentino mi piace molto - conclude Antinori -. Qui posso essere me stessa e mi presento per come sono ora. A Sondrio, invece, sarei stata per tutti la Sara di qualche anno fa. Oggi sono davvero felice".











