L'officina distrutta dalle bombe in Libia e la speranza di un nuovo inizio in Trentino. Tra la vita in strada e la droga, il viaggio di Mahfoud: "Ora voglio costruirmi un futuro"
Nato in Marocco, era poi immigrato in Libia sotto il dittatore Gheddafi. Aveva una sua officina ma ad un certo punto è stata distrutta dalle bombe. La decisione, quindi, di cambiare vita, di venire in Italia. Il sogno di Mahfoud di un futuro migliore, però, si infrange sulla strada, sulla droga che inizia ad assumere e a vendere. Oggi grazie all'associazione Famiglie Tossicodipendenti del Trentino sta tentando di ricostruirsi una nuova vita: "Voglio buttarmi alle spalle il mio brutto passato"

TRENTO. Aveva appena 30 anni quando Mahfoud (nome inventato perché ci ha chiesto l'anonimato) è arrivato in Trentino dopo un viaggio su un barcone che lo aveva portato sulle coste di Lampedusa. Aveva con sé i documenti e un sogno. Lo stesso che accompagna tanti altri giovani costretti a lasciare il proprio paese.
Sono spesso le stesse famiglie a spingere i figli a partire, sperando che possano trovare un mondo migliore, un lavoro, la possibilità di studiare, di sopravvivere. La vita che però li aspetta è spesso diversa. Finiscono in strada, vengono arruolati dalla criminalità e diventano loro stessi degli spacciatori perché è la strada che più velocemente si presenta davanti e dove, purtroppo, la manodopera è da sempre molto richiesta, nonostante non manchi mai.
Mahfoud è arrivato in Trentino. Nato in Marocco, era poi immigrato in Libia sotto il dittatore Gheddafi. Aveva imparato a fare il carrozziere ed era riuscito ad avviare, nonostante la giovane età, una sua officina. A un certo punto, però, le cose sono cambiate.
All'inizio del 2011 lo scoppio della guerra civile in Libia ha fatto cadere l'intero Paese nel caos. L'officina di Mahfoud era vicina a una base militare che venne presa di mira da un tremendo bombardamento.
“L'attacco – ci racconta – ha colpito anche la mia officina, distruggendo tutto. Non era rimasto nulla di quello che avevo costruito negli anni ed è stato in quel momento che ho deciso di imbarcarmi e di venire in Italia”.
La fuga diventò l'unica via. Dopo un viaggio pericoloso attraverso il Mediterraneo, Mahfoud arriva in Italia. A Lampedusa viene assistito fin da subito dalla Croce Rossa. Dopo pochi giorni a Taranto viene trasferito assieme ad altri in Trentino e accolto al campo di Marco di Rovereto. La struttura, messa in campo dalla protezione civile per l'accoglienza straordinaria, è stata poi smantellata nel 2019.
“Non ricordo con esattezza quanto sono rimasto a Marco – ci racconta Mahfoud – ma poi, assieme ad altri ragazzi migranti, sono stato ospitato in un appartamento a Rovereto”. La sua vita diventa ben presto un incubo. Si ritrova a camminare per le strade senza una direzione e rimane, fra le altre cose, anche coinvolto in un'aggressione che lo porterà a finire alcuni mesi in carcere. Era la prima volta per lui e non sarà l'ultima.
"Quando sono entrato in carcere – ci racconta – mi hanno tolto tutto, a partire dai documenti, e quando, dopo circa sei mesi, sono uscito, non avevo più nulla. Mi sono trovato in strada, senza niente e da solo”. Mahfoud non aveva nulla per vivere, ma conosce una ragazza che fa la maestra. Lei lo ospita e inizia una relazione, dalla quale nasce, nel 2013, un bambino. Il rapporto, però, tra i due si incrina fino a quando la donna se ne va, portando con sé suo figlio.
Mahfoud finisce per dormire in strada, ed è in quel momento che ha i primi contatti con il mondo della droga. “Non avevo soldi, non avevo nulla – ci racconta – e un giorno ho incontrato un gruppo di ragazzi marocchini che mi hanno dato della droga da provare. Una parte l'ho usata io, mentre l'altra l'ho venduta per avere i soldi per mangiare”. È così che Mahfoud viene, giorno dopo giorno, ingoiato dal mondo degli stupefacenti.
La droga diventa per lui ben presto qualcosa da cui non riesce più a staccarsi: l'unica fonte di soldi per mangiare, ma anche la causa che gli ha fatto perdere tutto, finendo in carcere per più della metà dei giorni che si trova in Trentino. “Come me – ci dice – credetemi, ci sono tantissimi ragazzi migranti giovani che arrivano in Trentino con tante speranze, ma poi si trovano per strada e diventano spacciatori. Non hanno nessuna difesa e quel mondo li risucchia”.
A tendere una mano a Mahfoud è stata l'Associazione Famiglie Tossicodipendenti del Trentino. Grazie a lei, oggi Mahfoud ha una casa e sta cercando con fatica di ricostruirsi una vita. “Ho ancora mia madre in Marocco, la sento al telefono ma da tantissimo tempo non ci vediamo di persona. Oggi vorrei solo buttarmi alle spalle il mio brutto passato, vorrei rivedere mio figlio e ricostruirmi una vita. Ai tanti ragazzi che arrivano in Italia vorrei dire che la vita qui non è facile come si crede, di studiare, di imparare qualcosa da fare e di non smettere mai di avere dei sogni”.
L'impegno messo 24 ore su 24 dall'associazione Famiglie Tossicodipendenti non si ferma nonostante le difficoltà a causa di un numero di volontari che non è sufficiente. Per questo il 31 marzo a Rovereto alla Casa della Pace alle 20.30 si terrà un incontro per far conoscere le attività portate avanti dall'associazione e accogliere chi, magari, decide di dare una mano

















