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Trento
24 aprile | 06:00

"Viviamo sotto i ponti, ma vorremmo studiare e lavorare”, le storie dei giovani migranti senza casa a Trento tra sgomberi e diritti negati: "Chiediamo solo dignità"

Sono giovani, la maggior parte hanno dai 25 ai 29 anni, e vivono sotto i ponti oppure in alcuni edifici abbandonati. Molti sono arrivati a Trento attraverso la rotta balcanica rimanendo spesso vittime di aggressioni che hanno lasciato profonde cicatrici. A Trento tra uno sgombero e l'altro cercando di rifarsi una vita ma tutto diventa più difficile vivendo per strada

Viviamo sotto i ponti, ma vorremmo studiare e lavorare”, le storie dei giovani migranti senza casa a Trento tra sgomberi e

TRENTO. C'è chi ha trovato riparo in un edificio abbandonato, chi vive sotto un ponte e spesso si trova anche senza vestiti perché riempiti di fango. Chi vorrebbe studiare ma non ne ha l'opportunità, chi è riuscito a iscriversi a un percorso formativo per diventare pizzaiolo ma che da otto mesi vive ancora sotto un ponte dopo essere stato sgomberato già due volte e si è trovato senza vestiti, scarpe e coperte. C'è anche un piastrellista che però non ha i soldi per pagarsi una stanza e che ora è felice di poter trascorrere qualche giorno in un dormitorio della città.

 

Sono i ragazzi, per la maggior parte provenienti dal Marocco, che non hanno una casa e non riescono a trovare un lavoro e sono costretti a dormire all'aperto. La loro casa ora è un pezzo di terra sotto un ponte a Trento sud. “Lo è per adesso fino a quando non ci mandano via” ci dicono, sapendo di non avere altre possibilità. Alcuni di loro hanno deciso di partecipare al presidio organizzato dal Centro Sociale Bruno, “L'accoglienza è un diritto, basta sgomberi in città”. Se ne stanno in disparte, alcuni hanno deciso di scrivere un pensiero su dei fogli bianchi. Vogliono parlare, far capire alle persone quello che provano, come vivono e perché sono arrivati fino a Trento.

 

“Da sei mesi dormo per strada e sto attendendo l'appuntamento in questura per i documenti” ci racconta Adil. Lui ha 25 anni e nel 2022 è arrivato in Italia attraversando la difficile rotta Balcanica. “A piedi è stato troppo difficile” ci dice. “Mi sono trovato davanti ragazzi morti per strada e se non paghi fai la stessa fine. Sono stato minacciato più volte e anche riempito di botte” spiega, mostrando una cicatrice che gli è rimasta sulla fronte.

 

Adil ha la passione per il calcio e per la legge. “In Marocco avevo iniziato a studiare, mi manca poco più di un anno ma sono scappato. Ora vorrei poter continuare ma vivendo per strada, sotto un ponte, tutto diventa più difficile”.

Arrivato in Italia nel 2022, prima di raggiungere Trento è stato anche in Puglia dove ha potuto giocare a calcio in una squadra di professionisti. “A Trento ho potuto dormire solo 10 giorni alla Bonomelli poi sempre all'aperto con altri. Sto soffrendo molto, vorrei solo un lavoro, poter ricostruire la mia vita, studiare e continuare a giocare a calcio” ci dice.

 

C'è poi Amid. Lui ha 29 anni e, come Adil, arriva dal Marocco. “Durante il viaggio per arrivare in Italia  – ci spiega – mi hanno rubato tutto, i soldi e anche il cellulare”. Amid ha trovato riparo in un edificio abbandonato a Lavis. “Sono venuto in Italia per lavorare ma non ho trovato, per adesso, nulla”. Quasi tutti riescono a mangiare un piatto caldo e a lavarsi al Punto d'Incontro.  

 

Khalid ha 33 anni. Cinque mesi fa si è presentato davanti alla commissione a Verona per avere la protezione internazionale, ma fino ad oggi non ha ottenuto risposta. “Quando sono arrivato in Trentino – ci racconta – ho trovato lavoro in campagna ma chi mi ha trovato il posto voleva metà della paga”.

Dopo il periodo della raccolta della frutta, Khalid è rimasto senza nulla. A Trento ha deciso di studiare l'italiano. “Frequento dei corsi anche alle Fersina. Lì cerco anche di dormire ma siamo in troppi e non si riesce. Sono qui per lavorare e dare un aiuto alla mia famiglia che ha tanti problemi. Nel 2023 un terremoto ha distrutto la mia casa in Marocco, e da allora i miei vivono in una tenda”.

 

Anche Mohamed, 29 anni, dal Marocco, vuole parlare della sua vita. “Io sono venuto in Italia da circa un anno per lavorare e avere i soldi per le medicine che servono a mia madre” ci racconta. “Purtroppo, però, non riesco a trovare un lavoro. Le persone non si fidano e anche trovare una stanza in affitto è impossibile. Per questo siamo costretti a dormire fuori, sotto un ponte, in mezzo al fango”.

 

Sgomberi su sgomberi che spostano le persone lasciandole al freddo. Adil, Mohamed, Khalid, Amid e tanti altri, vite sospese. Vogliono integrarsi, studiare e lavorare, chiedendo ascolto, dignità e risposte concrete.

Perché dietro ogni volto c’è una storia che merita attenzione, e dietro ogni storia un diritto che non dovrebbe essere ignorato.

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