“Treni e bus setacciati a caccia di migranti”, così chi scappa della guerra deve scegliere vie più pericolose per attraversare il confine del Brennero: “Alcuni hanno perso la vita”
Il report sui respingimenti al confine con il Brennero: “Una vera e propria caccia all’essere umano svolta con un solo criterio: la profilazione razziale. Anche dopo la presa del potere da parte dei talebani Germania e Austria non hanno cambiato la loro politica in materia di asilo e non sempre rinnovano la protezione agli afgani”

BRENNERO. Come dimostrato dai dati diffusi dal Ministero dell’interno, nei primi mesi del 2023, gli sbarchi in Italia sono pressoché triplicati, questo nonostante i provvedimenti varati dal governo di Destra per ostacolare i soccorsi in mare. In altre parole i flussi migratori non si arrestano con la propaganda e nemmeno cercando di limitare l’attività delle Ong. Le persone cercheranno comunque di arrivare in Europa per fuggire da guerre, carestie, oppressione e ora anche dai disastri naturali legati ai cambiamenti climatici.
Al pari della Rotta mediterranea anche quella che attraversa i Balcani è sempre rimasta attiva. Come spiegava a Il Dolomiti Stefano Canestrini, coordinatore del Centro Astalli Trento che assiste i migranti presenti in provincia, il flusso di persone in arrivo non si è mai arrestato. Arrivano soprattutto dal Pakistan i giovani che seguono quella che viene considerata una “rotta degli invisibili” proprio perché, al contrario di quella marittima, non viene praticamente monitorata se non per reprimere il fenomeno.
La prova arriva dal report pubblicato da Melting Pot e realizzato dagli attivisti di Bozen solidale che monitorano la situazione al confine del Brennero e lungo la Rotta Balcanica. “Ogni treno che transita per il confine – si legge nel report – viene fermato per almeno 20 minuti e ispezionato da militari o forze di polizia (talvolta in borghese), sia austriache che italiane a seconda della provenienza del treno”. Ovviamente l’obiettivo sono i migranti considerati “irregolari”. Secondo alcune delle testimonianze raccolte dagli attivisti anche gli autobus delle compagnie private come Flixbus vengono controllati regolarmente. “Una vera e propria caccia all’essere umano svolta con un solo criterio: la profilazione razziale”.
Da Bozen solidale sottolineano che, sebbene siano vietate dalle convenzioni internazionali, queste operazioni siano ormai diventate una prassi consolidata. “Ciò costringe le persone a scegliere percorsi sempre più impervi e pericolosi per riuscire a oltrepassare il confine”, come dimostra la tragica morte di Mohamed Basser e Mostapha Zahrakame, morti dopo essere stati travolti da un treno lungo la ferrovia del Brennero.
Solo nel 2022 sono stati fermati 949 migranti “irregolari” tra il valico del Tarvisio e quello del Brennero, mentre secondo i dati della polizia ferroviaria le persone controllate sono state 4.474. Per gli attivisti però è difficile conoscere il numero esatto dei respingimenti: “Buona parte di questi avvengono senza il rilascio di un provvedimento scritto, in modo del tutto illegittimo”. Nel report si denuncia anche la presenza di forze di polizia austriache in Italia. “Sembra che in quest’ultimo periodo sia ricominciata una ‘collaborazione’ tra le due forze di polizia, ma potrebbe essere che quella austriaca controlli l’operato di quella italiana come era successo anni addietro. Una situazione alquanto paradossale considerata la retorica sovranista di chi siede al governo a Roma”.
Allo stesso tempo il cancelliere austriaco, Karl Nehammer, è tornato a invocare una barriera al confine tra Italia e Austria del tutto simile a quella che esiste simile a quella tra Stati Uniti e Messico. Ad ogni modo dal report emerge come, seppur contenuto, dal Brennero ci sia un passaggio costante di persone che si spostano fra i due Stati europei. “Dall’Italia all’Austria, abbiamo conosciuto persone provenienti dalla Rotta balcanica, che vogliono proseguire il loro viaggio verso i Paesi nord europei”. Si tratta soprattutto di migranti che cercano di raggiungere altri Paesi del Nord Europa dove si trovano amici e parenti.
In altri casi può capitare che le persone che si sono ricostruite una vita in Scandinavia debbano tornare in Italia per il rinnovo dei documenti: “Spesso si ritrovano bloccate nell’impossibilità di fare rientro in Italia, oppure nel viaggio di ritorno, a causa di un respingimento, in altre situazioni entrano in Alto Adige perché le richieste di asilo sono state respinte dall’Austria o dalla Germania”.
A quanto pare nemmeno il ritorno al potere dei talebani ha ammorbidito le procedure per le richieste di protezione internazionale. “Diverse persone ci dicono che Germania e Austria non hanno cambiato la loro politica in materia di asilo e che non sempre rinnovano la protezione. Dopo una permanenza più o meno lunga, sono costretti ad andarsene e una volta arrivati in Italia si stabiliscono in Alto Adige sapendo già il tedesco”.
Infine nel mirino degli attivisti finisce quella che viene definita “una politica criminalizzante” nei confronti dei migranti: “Non è sufficiente – concludono – che i governi europei si indignino di fronte ai regimi autoritari che negano i diritti umani se poi non viene data protezione e libertà di muoversi a chi scappa da quei Paesi”.


















