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| 12 mar 2023 | 05:01

Con il Governo Meloni sono triplicati gli sbarchi, Canestrini: “In Trentino passa la rotta degli invisibili”. Tabita: “In un giorno oltre 100 persone per scarpe e vestiti”

Nonostante i decreti per colpire migranti e Ong, nei primi mesi dell’anno, il Governo Meloni registra oltre 15mila sbarchi (+165% rispetto al 2022). Ma in Trentino cosa sta succedendo? Il Centro Astalli: “Il Flusso degli arrivi è continuo ma in molti restano esclusi dal sistema d’accoglienza”. I volontari del Tabita: “In una sola giornata sono arrivate oltre 100 persone per cercare scarpe e vestiti”

La spiaggia di Cutro in Calabria con i resti del naufragio in cui hanno perso la vita oltre 70 persone – Foto Melting Pot
La spiaggia di Cutro in Calabria con i resti del naufragio in cui hanno perso la vita oltre 70 persone – Foto Melting Pot
di Tiziano Grottolo

CUTRO-TRENTO. Con l’ultimo corpo restituito dal mare sale a 76 il drammatico bilancio del naufragio dello scorso 26 febbraio, avvenuto davanti alle coste di Steccato di Cutro in Calabria. All’appello però mancano ancora diverse persone che quella notte si trovavano a bordo, secondo alcuni testimoni infatti sarebbero stati oltre 200 i migranti imbarcati.

 

Nelle scorse ore migliaia di persone hanno preso parte alla manifestazione che è stata lanciata da Medici Senza Frontiere, sindacati, associazioni, movimenti e tante altre realtà che chiedono difermare subito le straginel Mediterraneo. “Le persone che partono dalla Turchia, dalla Libia o dalla Tunisia – si legge nell’appello alla mobilitazione – sono obbligate a farlo rischiando la vita a causa dell’assenza di canali sicuri e legali di accesso al territorio europeo. I governi hanno concentrato i loro sforzi solo sull’obiettivo di impedire le partenze, obbligando chi fugge da guerre, persecuzioni e povertà a rivolgersi ai trafficanti”. Secondo le varie organizzazioni la strage di Cutro si sarebbe potuta evitare. “Sulle responsabilità delle autorità competenti indagherà la magistratura, ma chi ha responsabilità politiche, in primo luogo il Governo, non può ribaltare la realtà e scaricare sulle vittime il peso di una tragedia di questa portata”.

 

Alla manifestazione di Cutro erano presenti anche alcuni attivisti trentini di Melting Pot, un progetto nato per raccontare e analizzare i processi di trasformazione del fenomeno migratorio. “I famigliari delle vittime che sono ancora qui chiedono da un lato che le ricerche non vengano interrotte, dall’altro di essere ascoltate per quanto riguarda il rimpatrio delle salme”. Non è chiaro quali siano le intenzioni delle autorità italiane in merito alle ricerche in mare ma un primo tentativo di trasferire lontano da Crotone le salme di alcune vittime del naufragio è stato interrotto dopo le proteste dei famigliari. “C’è chi vorrebbe rimpatriare le salme nel Paese d’origine e chi preferirebbe invece portarle dove si è stabilita la comunità di appartenenza o dove vivono i parenti, sono situazioni diverse ma accomunate dal fatto che nessuna autorità se ne occupa”.

 

Gli attivisti criticano duramente pure il nuovo decreto, presentato durante la seduta speciale del Consiglio dei ministri, convocato proprio a Cutro pochi giorni dopo la strage. “Questa tragedia è stata strumentalizzata per approvare un provvedimento che velocizza le espulsioni e abolisce di fatto la protezione speciale che permetteva ai migranti di ottenere un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Ora – sottolineano da Melting Pot – si rende ancora più precaria e difficile la vita di queste persone”.

 

L’impressione è che la Destra, con la scusa di dare la caccia agli scafisti, stia cercando in realtà di rendere più complicato per i migranti arrivare in Italia e impedire che possano ottenere un permesso di soggiorno. Eppure i risultati fin qui ottenuti sono a dir poco contraddittori. Stando ai dati diffusi dal Ministero dell’interno tra l’1 gennaio e il 9 marzo 2023 sulle coste italiane sono sbarcate 15.823 persone. Nei due anni precedenti, nello stesso periodo, ne erano arrivate meno di 12mila (5.995 nel 2021 e 5.976 nel 2022). In altre parole con il Governo Meloni, che riunisce Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, gli sbarchi sono quasi triplicati. Questo nonostante i vari decreti emanati per ostacolare i soccorsi in mare, fra tutti il provvedimento che obbliga le navi delle Ong a rientrare in porti lontani dopo aver effettuato il primo salvataggio.

 

E in Trentino? Anche il Governo provinciale ha cercato di ostacolare in tutti i modi l’arrivo dei migranti. La Giunta del leghista Fugatti è riuscita persino a smantellare il sistema di accoglienza diffusa che da molti era considerato un esempio virtuoso e da imitare. Oggi invece centinaia di persone continuano a vivere per strada perché non riescono a entrare nel sistema d’accoglienza.

 

Una sorta di cartina tornasole del fenomeno è rappresentata dal centro Tabita, che nel capoluogo distribuisce gratuitamente indumenti e oggetti utili per chi è senza dimora. “A inizio marzo, in una sola giornata sono arrivati qui più di 100 persone” racconta Alex, uno dei volontari. “La maggior parte chiede scarpe, pantaloni e zaini, purtroppo non sempre abbiamo le taglie e alcuni se ne vanno via a mani vuote”. Le calzature sono molto richieste perché non avendo soldi i migranti si spostano soprattutto a piedi mentre zaini e marsupi servono per conservare i preziosi documenti, indispensabili sia per trovare un lavoro che per accedere ad alcuni servizi base.

 

Con la Rotta del Mediterraneo sono triplicati gli sbarchi” conferma Stefano Canestrini, coordinatore del Centro Astalli Trento che assiste i migranti presenti in provincia. “Al momento questo non ha avuto ripercussioni sul Trentino ma non significa che gli arrivi si siano interrotti”, anzi, i migranti giungono fin qui attraverso la Rotta dei Balcani, “una rotta degli invisibili perché non viene monitorata dal Ministero dell’interno anche se sarebbe importante avere contezza del fenomeno per essere più preparati ad affrontarlo”.

 

Nei primi due mesi dell’anno, in Trentino, sono arrivati in media un paio di migranti al giorno, numero che è leggermente calato nelle ultime due settimane. Tradotto significa che dall’inizio del 2023 sono arrivate in provincia circa 130 persone. “Siamo di fronte a un flusso in ingresso costante – precisa il coordinatore del Centro Astalli – la novità è rappresentata dall’arrivo di cittadini di origine marocchina, una nazionalità che non era praticamente presente nel 2022. Per questo stiamo cercando di comprenderne le motivazioni, anche se il fenomeno resta sempre complesso da analizzare”. Nel capoluogo il Paese più rappresentato è ancora quello del Pakistan, segue il Bangladesh ma ora si registrano arrivi pure dall’Afghanistan.

 

Sul fronte dell’accoglienza però la situazione è ancora grave.Ci sono ancora circa 150 migranti che non riescono ad accedere al sistema d’accoglienza e le persone che si rivolgono alla mensa del Punto d’incontro sono sempre di più”. Come osserva Canestrini il tema delle migrazioni ultimamente si lega con la pandemia che ha danneggiato economicamente molte classi sociali. “Il numero dei poveri è in forte crescita pure in Italia ma ha avuto ricadute enormi soprattutto a livello internazionale, poi c’è la questione ambientale e quella legata ai conflitti, più o meno noti”. In questo momento lungo la Rotta balcanica si sta registrando un aumento del numero dei migranti afghani, ma non è ancora possibile sapere se raggiungeranno il Trentino.

 

“Prossimamente andrà valutato l’evolversi della situazione post terremoto, che ha colpito Turchia e Siria, il fatto però è che globalmente la sofferenza si sta facendo più forte e la prima proiezione sul fronte del Mediterraneo potrebbe anticipare quello che avverrà su altre rotte”, conclude il coordinatore del Centro Astalli.

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