Migranti “l'accoglienza diffusa” distrutta da Fugatti viene rilanciata in Veneto da Zaia (VIDEO). In Trentino, intanto, il sistema è saturo e gli arrivi via terra non si fermano
I 700 posti a disposizione per l'accoglienza sono tutti occupati e tutto sembra sorreggersi sul turn-over. L'aumento degli arrivi rischia, però, di mettere a dura prova il sistema che già oggi non risponde a tutti i bisogni. Maule: "La Provincia si faccia carico della situazione"

TRENTO. I migranti continuano a raggiungere l'Italia attraverso la rotta balcanica. Il flusso estivo sta andando avanti senza sosta e anche in Trentino sono molti gli arrivi via terra. Soprattutto uomini, soprattutto dal Pakistan e in qualche caso dal Maghreb, sono coloro che affrontano a piedi un viaggio terribile e drammatico che può durare anche un anno.
Difficile riuscire a dare dei numeri esatti al fenomeno che va avanti da anni. I migranti diventano fantasmi, alcuni scompaiono. Anche in Trentino le associazioni fanno fatica a fotografare la situazione.
“Il flusso degli arrivi rimane ed è costante” ci spiega Stefano Canestrini del Centro Astalli, una delle associazioni da tempo in prima fila sul tema accoglienza. “Oggi diventa più difficile mappare questo fenomeno – ci spiega - perché abbiamo un sistema di accoglienza assolutamente dal di sotto delle necessità. Oltre a questo in estate la dimensione dell'ospitalità di connazionali o la maggiore possibilità di spostarsi rende tutto più complicato”.
Ad essere sicuro, invece, è il numero di posti disponibili per l'accoglienza. In Trentino sono 700 e sono tutti saturi. C'è lo conferma il Commissariato del Governo precisando che ad oggi al Trentino non è stata assegnata alcuna quota di migranti arrivati sulle coste italiane.
In Veneto proprio in questi giorni è stato annunciato l'arrivo di 4 mila profughi e il governatore Zaia ha annunciato un'operazione davvero importante per riuscire a offrire un'accoglienza adeguata ai continui arrivi: l'ospitalità diffusa. Una formula che il Trentino aveva conosciuto in passato ma che il governatore Fugatti, collega leghista di Zaia, ha smantellato a partire dal 2018 destrutturando un sistema diventato fiore all'occhiello della nostra provincia.
IL VENETO LANCIA L'OSPITALITA' DIFFUSA
Il governatore Luca Zaia lo ha detto chiaro nel corso di una conferenza stampa: “Abbiamo approvato una delibera che prevede la firma di un protocollo con l'Anci e le varie prefetture in tema di immigrazione. In un'ottica di accoglienza di chi scappa dalla morte e dalla fame, c'è la volontà di pensare ad una ospitalità diffusa. Pensiamo ad una cosa poca onerosa, l'ospitalità fino a 2 – 3 persone nei comuni più piccoli, coinvolgendo anche altre realtà e associazioni”.
Qui l'intervento di Zaia
In sostanza quello che il Trentino faceva fino a qualche anno fa e che poi il governo di destra in Provincia ha deciso di smantellare.
IL TRENTINO
Nonostante non siano previsti arrivati dagli sbarchi il Trentino deve comunque fare i conti con un fenomeno migratorio che è quello rappresentato via terra. Lo sanno bene le associazioni e lo sa bene anche il Comune di Trento sul cui territorio sono stati concentrati la maggior parte dei servizi di accoglienza dopo che sono stati tolti dalle valli.
E' bene ricordare che il Trentino in passato si era distinto sull'accoglienza per una risposta diversa. Come bene ricordato nel rapporto “Il tramonto dell'accoglienza” elaborato dalla Fondazione Migrantes, era stato istituito già nel 2001 un ente dedicato al fenomeno migratorio e all’accoglienza denominato Cinformi che rappresentava il braccio operativo della Provincia Autonoma di Trento per supportare la questura nelle procedure amministrative relative all’immigrazione e per garantire una regia dell’accoglienza a livello provinciale attraverso la stretta collaborazione con una rete di cooperative sociali e altri enti di terzo settore.
Il coordinamento provinciale, a fronte di una spesa più contenuta rispetto ad altri territori, non aveva semplicemente permesso di raggiungere risultati ragguardevoli in termini di standard dei servizi erogati, percentuale di tirocini che sono risultati in assunzioni, iniziative di innovazione sociale sperimentate e poi replicate su ampia scala; aveva anche consentito di generare importanti ricadute economiche a vantaggio delle stesse comunità ospitanti.
Un lavoro che in pochi anni è andato completamente perso e che oggi va avanti senza riuscire a dare risposte adeguate.
“Il fenomeno degli arrivi sul nostro territorio è in continuo aumento” conferma a il Dolomiti anche l'assessora del Comune di Trento, Chiara Maule. “Visto il numero delle richieste che ci troviamo davanti e vista la situazione che si è venuta a creare la Provincia ora se ne faccia carico” non solo a parole.














