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Trento
17 febbraio | 13:21

Accoglienza, "In Trentino il sistema non funziona come dovrebbe". Daniele Danese alla Guida del Centro Astalli: "Siamo circondati da una narrativa pericolosa"

Il Centro Astalli di Trento è stato guidato per undici anni da Stefano Canestrini che sull'impegno portato avanti spiega: "Abbiamo resistito a provvedimenti che minacciavano il sistema di accoglienza e abbiamo continuato a lavorare per superare la logica emergenziale della migrazione, a favore di risposte strutturali e durature”

Accoglienza, "In Trentino il sistema non funziona come dovrebbe"

TRENTO. “Il grande numero di persone che si rivolgono alle nostre strutture di accoglienza notturna e ai nostri sportelli è il sintomo evidente di un sistema che non funziona come dovrebbe”. Il sistema di accoglienza in Trentino, negli ultimi sette anni, è cambiato profondamente. L'arrivo della destra al governo della Provincia ha provocato un drammatico taglio di posti, un accentramento dei servizi sulla città di Trento e la cancellazione di quell'esperienza, a cui molti guardavano a livello nazionale, dell'accoglienza diffusa.

 

Se da un lato il sistema è stato anno dopo anno smantellato, dall'altro ad assumere sempre più importanza è stato il ruolo delle associazioni e, fra queste, l'impegno portato avanti dal Centro Astalli di Trento, guidato per undici anni da Stefano Canestrini, che ora passa il testimone a Daniele Danese, già coordinatore del Sai Trentino, il programma del Ministero dell’Interno che gestisce l’accoglienza e l’inclusione delle persone rifugiate sul territorio provinciale.

 

Danese, 42 anni, una laurea magistrale all’Università di Padova con un focus su Pace e Diritti Umani e una formazione da educatore professionale socio-pedagogico, si occuperà quindi di coordinare le attività dell’associazione trentina, che quest’anno celebra vent’anni di attività.

 

Il ruolo di Astalli è fondamentale per la città di Trento. A questa associazione è affidata la gestione del dormitorio delle scuole ex Bellesini e, da quest'anno, anche di Casa Shalom, all'ex convento dei frati Cappuccini, dove trovano riparo i richiedenti protezione internazionale che non vengono accolti dal sistema provinciale.

 

Nei prossimi anni saremo chiamati a portare avanti un’eredità ormai consolidata, con progetti strutturati e molti operatori che ogni giorno si spendono per accompagnare, servire e difendere persone richiedenti protezione internazionale e rifugiate”. Persone, continua a sottolineare Danese, “che troppo spesso sono confinate ai margini della società e private dei servizi essenziali a cui avrebbero diritto”.

 

L'incapacità del sistema provinciale di dare risposte a chi si trova in difficoltà mostra che sarà sempre più importante supportare le persone rifugiate affinché possano far sentire la propria voce, contrastando al contempo una retorica securitaria ed emergenziale che rischia di allontanare la comunità.

 

“Siamo circondati da una narrativa pericolosa. Le persone sono bombardate da dichiarazioni faziose, che sfruttano situazioni di marginalità – esito di un sistema che non funziona – per instillare una retorica d’odio. Invece – spiega il nuovo coordinatore di Astalli – dobbiamo favorire l’incontro tra le persone rifugiate e la comunità, per far comprendere che può esserci un arricchimento reciproco. Che cercare un futuro migliore è un diritto. Che garantire un’accoglienza dignitosa e servizi adeguati non è solo una questione di giustizia, ma un beneficio per l’intera società”.

 

Sfide su cui l’associazione, sotto la guida di Stefano Canestrini, ha lavorato intensamente negli ultimi anni. “Se dovessi rappresentare questi undici anni con un’immagine”, afferma Canestrini, “penserei alle radici di un albero. All’inizio erano fragili, incerte, in cerca di stabilità. Nei primi anni ci siamo trovati di fronte a bisogni enormi e crescenti, come durante la cosiddetta emergenza Nord Africa, senza avere sempre le risorse necessarie per rispondere. Con il tempo, però, quelle radici si sono rafforzate. Abbiamo imparato a lavorare con più metodo, a costruire reti e a consolidare i nostri servizi. Abbiamo resistito a provvedimenti che minacciavano il sistema di accoglienza e abbiamo continuato a lavorare per superare la logica emergenziale della migrazione, a favore di risposte strutturali e durature.

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