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| 25 giu 2021 | 11:38

I sindacati preoccupati per i possibili tagli al welfare: “Nell’ultimo anno 11 milioni in meno per l’assegno unico, di fronte al crollo della natalità i sostegni alle famiglie vanno aumentati e non ridotti”

Rispetto al 2019 la spesa per l’assegno unico nel 2020 è già stata ridotta di ben 11 milioni di euro, la denuncia di Cgil, Cisl e Uil: “Siamo preoccupati della possibilità che la Giunta provinciale intenda tagliare la spesa per il welfare, proprio a partire dall’assegno unico provinciale”

I sindacati preoccupati per i possibili tagli al welfare: “Nell’ultimo anno 11 milioni in meno per l’assegno unico
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Di fronte all’imminente approvazione del Documento di economia e finanza provinciale per il triennio 2022-2024, Cgil, Cisl e Uil non nascondono la propria preoccupazione per via dei possibili tagli che potrebbero riguardare diversi settori del welfare provinciale. Anche per questo i sindacati hanno chiesto un incontro alle strutture provinciali per un’illustrazione di massima del quadro della finanza pubblica, incontro che allargato alle associazioni datoriali, si terrà lunedì prossimo.

 

“Siamo preoccupati della possibilità che la Giunta provinciale intenda tagliare la spesa per il welfare, a partire dall’assegno unico provinciale – dichiarano i segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti – ma davanti alla drammatica crisi demografica e al crollo della natalità anche in Trentino, invece di tagliare i sostegni alle famiglie questi vanno aumentati, qualificati e resi più efficaci”.

 

I dati tra l’altro confermano che rispetto al 2019 la spesa per l’assegno unico nel 2020 è già stata ridotta di ben 11 milioni di euro, passando da 72,6 milioni a 61,8 milioni. “Questo contenimento della spesa provinciale – spiegano i sindacalisti – è frutto delle nostre proposte che, fin dall’inizio della legislatura suggerivano alla Provincia di coordinare meglio gli interventi provinciali e quelli statali. Ciò è stato possibile con il reddito di cittadinanza e il bonus nido, mentre, nonostante le nostre sollecitazioni, la Provincia non è riuscita a coordinare le nuove misure del Family act statale”.

 

Cgil, Cisl e Uil però sottolineano come queste risorse non siano state reinvestite né nell’occupazione femminile, né nell’attivazione di chi percepisce sostegni al reddito e non lavora. Nello specifico i sindacati avevano chiesto una detrazione Icef fino a 15mila euro annui per i redditi da lavoro e di aumentare le condizionalità per i beneficiari e le politiche di attivazione di chi è senza lavoro.

 

Anche per questo nei giorni scorsi i sindacati hanno scritto agli esperti degli Stati Generali del Lavoro proprio sul rapporto tra sostegni al reddito e attivazione sul mercato del lavoro. “Non vorremmo che la Giunta usasse gli Stati generali del lavoro come paravento per sostenere la logica dei tagli. Così abbiamo voluto ribadire che sostenere chi è senza lavoro è fondamentale per favorire le transizioni e che per questo bisogna aumentare le condizionalità e gli obblighi di attivarsi e trovare un’occupazione”.

 

L’idea è quella di investire nelle politiche attive e rafforzare gli organici di Agenzia del Lavoro “senza questi interventi – spiegano – il mercato del lavoro trentino non potrà reggere l’impatto delle trasformazioni demografiche e produttive legate a tecnologia e sostenibilità ambientale”.

 

Così Cgil, Cisl e Uil, in vista del confronto con la Giunta, ribadiscono che il welfare e il sostegni a lavoratori e famiglie sono uno strumento essenziale, un investimento per favorire la crescita economica e lo sviluppo del nostro territorio. “Fin da ottobre dello scorso anno – ricordano Grosselli, Bezzi e Alotti – abbiamo chiesto alla Giunta di definire insieme le priorità per la crescita economica del Trentino. Fino ad oggi non ci è stata data nessuna vera disponibilità ad aprire un reale confronto. Così diventa particolarmente difficile sia programmare l’uso delle risorse provinciali per favorire lo sviluppo, sia intervenire sul bilancio provinciale. Se si prosegue con gli interventi spot e senza un vero piano condiviso a livello territoriale, anche le risorse del Recovery Plan rischiano di non garantire la ripresa”.

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