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''Rivoluzione sanitaria'' della Pat, Zeni: ''Un ritorno al passato con tanti slogan e parecchio fumo'', Zanella: ''Riorganizzare è priorità ma piano sbagliato''

Negli scorsi giorni i vertici di Apss e la Pat hanno presentato un piano di riorganizzazione del sistema sanitario trentino. Zeni: "I benefit? Una proposta offensiva e umiliante per i giovani medici bravi". Zanella: "Ospedale policentrico? Operazione dietro la quale non si capisce se si celi un furbo tentativo di maquillage elettoralistico o se si tratti di una vera e propria iniziativa di miope inappropriatezza"

Di Luca Andreazza - 06 May 2021 - 22:00

TRENTO. "La nuova sanità di Fugatti? Un ritorno al passato con tanti slogan e parecchio fumo". Così l'ex assessore Luca Zeni (Partito democratico). "L‘unica decisione significativa della Provincia è il ritorno a quanto previsto dalla maggioranza Dellai nel 2010. Ma ripristinare qualche distretto non è un atto rivoluzionario. Semmai reazionario. Per il resto tutto come prima, con la centralizzazione su Trento e Rovereto della casistica a maggiore complessità, e il riconoscimento degli ospedali periferici per le cronicità e le specializzazioni".

 

Non risparmia critiche nemmeno Paolo Zanella (Futura). "Una riorganizzazione centrata, almeno nell’enfasi comunicativa, sugli ospedali piuttosto che sulla prevenzione e sul territorio; che non focalizza l'attenzione ai bisogni di salute prioritari della popolazione, in primis cronicità e invecchiamento; che non risponde a criteri di appropriatezza delle cure, arrivando a disperdere e moltiplicare le risposte di alta specializzazione nei diversi presidi ospedalieri; che non si capisce come e con quali risorse verrà attuata. Questa la sintesi di quanto non troviamo all’interno delle linee guida per lo sviluppo strategico del servizio sanitario provinciale: riorganizzare la sanità trentina è una priorità, peccato che quella della Giunta sia la risposta sbagliata".

 

Per il post-Covid si prevede una "rivoluzione" nella sanità trentina, le linee di programma sono state presentate dai vertici dell'Apss e dalla Provincia, Fugatti: "L'impostazione centralizzatrice sarà capovolta" (Qui articolo). Le parti sociali si riservano di approfondire quanto presentato ma hanno evidenziato che non basta puntare sui benefit: "Non si incentiva la medicina a colpi di skipass e vacanze invernali'' (Qui articolo).

 

"Questa proposta rivoluzionaria - dice Zeni - non ha una riga che sia una di analisi, non riporta un dato, non spiega come si intendono attuare obiettivi che sono gli stessi in tutto il mondo: prevenzione, territorio, paziente al centro, attrattività per il personale. Chi non è d'accordo? Ma poi bisogna farlo, non solo annunciarlo. Dare solo dei titoli è mancanza di rispetto. Ci sono 28 paginette di presentazione con tanti slogan superficiali e parecchio fumo, 10 di queste sono dedicate a come poter attrarre medici: 'Sei un/una giovane medico? Ti piacciono le montagne, i laghi o la cultura? Potrai lavorare in un ambiente favorevole e stimolante' con benefit come 'Dolomiti superski gratuito per te e famiglia oppure una settimana all’anno per te e famiglia in un albergo del Trentino'. A seguire elenchi di agevolazioni per palestre, parchi di divertimento, cinema e teatri".

 

Insomma, non bastano benefit e incentivi per sviluppare e migliorare la sanità pubblica. "Questa - aggiunge Zeni - è una proposta offensiva e umiliante per i giovani medici bravi, che vanno dove possono trovare percorsi di crescita professionale, fare tanta esperienza e sono pronti a lavorare senza sosta, più che a cercare hobby per il tempo libero. Sulla sanità lasci stare la propaganda, apra invece ad un confronto su punti di forza ma anche di debolezza del sistema e ci si confronti su quell’analisi, sia con chi nella sanità ci lavora, sia con il Consiglio stesso".

 

Una programmazione di medio-lungo termine che non convince il consigliere provinciale di Futura. "La missione salute del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza va in un’altra direzione. Si focalizza - evidenzia Zanella - in particolare sulla transizione verso un sistema di welfare di comunità del quale il sistema sanitario diviene parte. L’obiettivo è di aumentare complessivamente i livelli di salute e di benessere della popolazione, ponendo al centro della riorganizzazione sanitaria la prevenzione, la presa in carico territoriale (con le Case della Comunità, dove si coordinano e integrano i servizi territoriali sanitari, socio-assitenziali ed educativi) e soprattutto l’assistenza domiciliare. Tutto questo è assolutamente assente o resta del tutto marginale nei piani della Giunta".

 

Ora in Provincia si parla di “ospedale diffuso” e “ospedale policentrico”. "Il Trentino - prosegue Zanella - avrà come perno della riorganizzazione l’ospedale policentrico, operazione dietro la quale non si capisce se si celi un furbo tentativo di maquillage elettoralistico o se si tratti di una vera e propria iniziativa di miope inappropriatezza. Quando vengono portati come esempi di specialità diffuse sul territorio la PMA di Arco o la chirurgia odontoiatrica di Borgo, specialità già esistenti e collegate a situazioni molto specifiche e slegate da quadri acuti, viene da pensare davvero che l’operazione sia solo di facciata, altro che rivoluzione. Più preoccupante sarebbe invece se la Giunta pensasse davvero di duplicare in ospedali del territorio alte specialità già esistenti nell’hub di Trento, hub che di fatto la Giunta ha dichiarato di voler mantenere come attualmente organizzato per rispondere ai casi più gravi. Duplicare un reparto di ematologia o di cardiochirurgia lontano dall’ospedale centrale, che ha tutti i servizi con i quali tali specialità devono integrarsi, sarebbe un’operazione priva di senso, inappropriata e insostenibile. Una costosa operazione di marketing".

 

Le strutture periferiche restano comunque centrali. "Questo - conclude Zanella - non significa che gli ospedali delle nostre valli non debbano avere un ruolo assolutamente di primo piano nella riorganizzazione del sistema salute trentino. Non nel senso dell’iperspecializzazione, però, ma nella loro funzione di supporto alla medicina territoriale, di gestione di pazienti cronici riacutizzati, di quadri clinici acuti di media gravità, di raccordo con l’ospedale centrale che deve continuare a gestire i casi più gravi (aumentando i posti letto semi intensivi), di integrazione con la rete territoriale e con il sociale. Nelle valli vanno portate lungodegenze e cure intermedie, per quei pazienti che dopo aver affrontato la fase acuta devono avvicinarsi a casa. Devono arrivare gli specialisti ambulatoriali per curare in loco i pazienti cronici, senza che questi debbano muoversi fino in città. Vanno potenziate le cure domiciliari e organizzate Case di Comunità (o Case della Salute) nelle diverse comunità di valle, dove integrare fisicamente ambulatori specialistici, medici di medicina generale, consultori e servizi sociali. E soprattutto va capito come dare finalmente efficace integrazione a tutti questi servizi territoriali".

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