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Rogo nel riparo dei senzatetto, Ianeselli e Maule: “La Pat apra la Residenza Fersina e si convochi il tavolo Inclusione”

Sindaco e assessora chiedono alla Provincia (che detiene la competenza) di intervenire aprendo le porte della residenza Fersina. Ianeselli: “Credo che sia interesse di tutti evitare che ci siano altre persone che dormono sotto i ponti perché garantire la sicurezza dei cittadini significa anche prevenire l’emarginazione”

Di Tiziano Grottolo - 01 April 2021 - 15:47

TRENTO. “Si apra la Residenza Fersina e si convochi il tavolo Inclusione” sono queste le richieste che arrivano alla Provincia direttamente da Franco Ianeselli e Chiara Maule, rispettivamente sindaco e assessora con delega in materia di politiche sociali, familiari ed abitative del Comune di Trento. L’invito arriva dopo l’incendio dei giorni scorsi che ha coinvolto una struttura abbandonata che era diventata il riparo di circa 25 senza dimora. “Dobbiamo ringraziare la rete di associazioni, le parrocchie, la Curia che in questi giorni si sono dati da fare per aiutare le persone che utilizzavano come riparo notturno la struttura andata a fuoco a Piedicastello. Anche i Servizi sociali del Comune sono sempre stati presenti e hanno cercato di trovare una soluzione. Ora però è tempo che a mobilitarsi sia l’istituzione che ha i mezzi e la competenza per intervenire”, aggiungono Ianeselli e Maule.

 

La stessa richiesta di aprire la residenza Fersina era già stata avanzata in più occasioni, ma è sempre stata respinta dalla Provincia che però non ha mai chiarito quali siano gli obiettivi sulla struttura. “Pragmaticamente – commenta il primo cittadino di Trento – osservo due cose: che c’è una struttura, la residenza Fersina, pronta per accogliere. E, guarda caso, quella struttura appartiene proprio alla Provincia, che è competente in materia di esclusione sociale. Credo che sia interesse di tutti evitare che ci siano altre persone che dormono sotto i ponti perché garantire la sicurezza dei cittadini significa anche prevenire l'emarginazione”.

 

Inoltre, Maule chiede all’assessora provinciale Stefania Segnana di convocare immediatamente il Tavolo Inclusione: “C’è bisogno di dare una regia a questa ammirevole rete di solidarietà che si è attivata fin da subito portando sacchi a pelo, coperte, cibo. Dobbiamo farlo anche per verificare e integrare le risorse che vengono messe in campo. Il Comune purtroppo non ha strutture disponibili pronte per l’accoglienza”. L’ostello di Trento infatti, che per tre mesi ha accolto i senza dimora, non può più essere usato a causa dei vincoli contrattuali e lo steso gestore della struttura si auspica di poterlo riaprire in vista della stagione turistica.

 

“In questi giorni – prosegue Maule – si riducono progressivamente i posti letto attivati per superare l’inverno perché la Provincia li finanzia solo fino all'inizio della primavera. Ma quest’anno con i vincoli della zona rossa è tutto più complicato perché anche chi vorrebbe spostarsi non può farlo. E c’è anche più gente in difficoltà a causa della pandemia. Non possiamo far finta che il problema non esista e lasciare che siano solo il volontariato e le parrocchie ad agire. Si tenga poi conto che tra i senza dimora non ci sono solo persone che cercano un’occupazione, ma anche lavoratori: operai a giornata che non hanno la forza di pagare un affitto. Bisognerebbe pensare a strutture permanenti e dignitose anche per loro, perché è inaccettabile che chi lavora non abbia una casa a cui far ritorno alla fine della giornata”.

 

C’è poi la grande questione dei richiedenti asilo che arrivano via terra e sono in attesa di una risposta sullo status di rifugiati dal Commissario di Governo. Queste persone si trovano in un limbo – osserva l’assessora – non c’è una struttura che li accolga, a volte si tratta anche di famiglie con bambini per le quali i nostri Servizi sociali si affannano a cercare un posto. Questi non sono senza dimora, lo diventano loro malgrado”.

 

Nel frattempo anche Massimiliano Pilati, presidente Forum trentino per la pace e i diritti umani e Claudio Bassetti, presidente del Cnca, hanno preso posizione sulla vicenda (con una lettera, pubblicata in forma integrale in allegato) per stigmatizzare i media che hanno usato la parola “clandestini”, “senza – spiegano Pilati e Bassetti – che si avessero informazioni certe su chi fossero gli ‘abitanti’ della struttura distrutta dal rogo. L’incendio – proseguono – ha portato nuovamente alla luce il problema non più rinviabile dei senza dimora a Trento: molte delle persone che si rifugiavano nella struttura abbandonata in via Lungadige a Trento erano stati ospiti dei dormitori che sono stati chiusi in questi giorni”.

 

 

 

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