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| 13 dic 2022 | 19:40

"Chiudere chirurgia 3 giorni su 7 per mettere infermieri in Cure intermedie?”. CasaAutonomia.eu sull’Ospedale di Tione: "Un gioco di prestigio che si completa"

Dopo che a Tione era stata chiusa la Rsao, il 22 novembre scorso la Giunta provinciale ha annunciato che il reparto sarà riconvertito in Cure intermedie. I consiglieri Dallapiccola e Demagri: "Ma a che prezzo? Tra arretrati di visite, liste d’attesa per interventi oncologici e Rao possiamo permetterci di chiudere una parte dell'attività di chirurgia a Tione? Così non si potenziano i servizi territoriali periferici"

Chiudere chirurgia 3 giorni su 7 per mettere infermieri in Cure intermedie?”
di Francesca Cristoforetti

TIONE. Depotenziare il reparto di Chirurgia dell'Ospedale di Tione per spostare il personale infermieristico in quello di Cure intermedie. E' questo quanto riportato dai consiglieri provinciali di CasaAutonomia.eu, Paola Demagri e Michele Dallapiccola. "Gli infermieri che servono per aprire il futuro reparto di Cure intermedie verranno presi dall’Unità operativa di chirurgia o dal blocco operatorio che chiuderà 3 giorni su 7", accusano i consiglieri.

 

Al centro della questione, molto più ampia, ci sarebbe il destino del complesso ospedaliero di Tione, che desta "grande preoccupazione, visto che si sta piano piano spegnendo malgrado le promesse recentemente fatte agli amministratori locali".

 

Ma facciamo un passo indietro. Dopo che a marzo a Tione era stata chiusa la Residenza sanitaria ospedaliera (RsaO) gestita dal gruppo Spes, il 22 novembre scorso il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti e l’assessora provinciale alla salute, Stefania Segnana hanno annunciato che il reparto sarà riconvertito in Cure intermedie, con specifici bandi per l’assunzione del personale e con la possibilità di riassorbire i lavoratori della cooperativa che operavano nella struttura.

 

Ed è proprio in questa occasione, davanti al personale sanitario e amministrativo dell’ospedale di Tione, affiancati dal direttore generale di Apss, Antonio Ferro e dal direttore del Distretto sud, Luca Fabbri che Fugatti ha dichiarato: "E’ per noi fondamentale il confronto con il personale degli ospedali del territorio, partendo dalle realtà più lontane dai grandi centri. L’obiettivo è di raccogliere le vostre sollecitazioni e affrontare le criticità al fine di migliorare l’offerta alla comunità locale, anche alla luce delle problematiche che interessano il Trentino come l’intero Sistema sanitario nazionale". Un'affermazione che i consiglieri sembrerebbero smentire.

 

Nel "nuovo" reparto di Cure intermedie dovrebbero infatti essere "presi in carico pazienti prima di un rientro a un domicilio che hanno bisogno di un posto letto, in attesa di essere dimessi e che necessitano cure ospedaliere", spiegano i consiglieri. "La domanda ora è, dopo aver chiuso il reparto perché la Spes non trovava personale, dove troveranno gli infermieri che serviranno per garantire i turni?. La coperta è corta si sa e le promesse vorrebbero mantenerle i tre assessori provinciali originari della zona facendo i prestigiatori visto che le risorse dei professionali non si trovano facilmente".

 

In questi giorni, riportano i consiglieri, "tra le corsie dell’ospedale senti aria di malcontento perché i camici bianchi sanno bene che tra qualche giorno toccherà all'Unità operativa di Chirurgia essere depotenziata. Pare infatti che dal 1° di gennaio si passerà al modello 'day week' che prevede la presenza di pazienti chirurgici dal lunedì al giovedì, giorno in cui si chiudono le porte del reparto per aprirle il lunedì mattina". In poche parole, spiegano Demagri e Dallapiccola, "si chiude 3 giorni su 7".

 

Secondo Casautonomia.eu "un gioco di prestigio che si completa, prendendo gli infermieri da qui". "Tra sanità sospesa, quindi arretrati di visita, liste d’attesa per interventi oncologici e Rao possiamo permetterci di chiudere una parte dell'attività di chirurgia? I pazienti se non beccassero gli orari di 'apertura' di chirurgia sarebbero costretti a essere trasportati a Trento, dove il carico di lavoro è già impegnativo? E questi chirurghi andranno in prestito in qualche altro ospedale per coprire il loro orario settimanale?".

 

Ma il punto non sembra essere soltanto questo. Sempre a  novembre "i sindaci vengono favorevolmente attratti dalla possibilità di ottenere la struttura complessa di ortopedia con a capo un primario proprio e non condiviso con un altro ospedale. Ad oggi infatti Tione presenta due primari che si dividono Cles e Tione, quelli dei reparti di ortopedia e di radiologia. I sindaci sono tornati soddisfatti del contratto fatto con gli assessori tornano con la certezza che Tione avrà il suo ospedale al completo".

 

Ma consentire la presenza di un primario proprio in ortopedia, "per depotenziare poi il reparto di chirurgia?", accusano i consiglieri. "Questo vuol dire comunque togliere alla popolazione locale e non potenziare i servizi sanitari sul territorio", conclude CasaAutonomia.eu.

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