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I Comunisti (ma non tutti) “disertano” il 25 aprile istituzionale: “In Ucraina una guerra per procura della Nato”

Il Partito Comunista Italiano e il Partito Comunista di Marco Rizzo hanno organizzato un “loro” 25 aprile in polemica con la posizione delle “forze ‘progressiste’ al servizio dei banchieri e dell’imperialismo statunitense” sulla guerra in Ucraina, arrivando addirittura a parlare di quella che viene definita “naturale e inevitabile reazione armata della Federazione Russa”

Di Tiziano Grottolo - 25 aprile 2022 - 15:28

NOMI. Correva l’anno 1984 e il Partito Comunista Italiano aveva appena concretizzato il sorpasso storico, seppur breve, sulla Democrazia Cristiana. Alle elezioni Europee di quell’anno i comunisti ottennero il 33,33% dei consensi mentre i democristiani si fermarono al 32,97%. Pochi giorni prima era venuto a mancare uno fra i più apprezzati segretari di partito della storia d’Italia: Enrico Berlinguer. Da quel momento però la parabola “del più grande partito comunista d’Europa” è stata in discesa.

 

Con la caduta del muro di Berlino il Partito Comunista Italiano venne sciolto dando origine a due nuove formazioni: il Partito Democratico della Sinistra e il Partito della Rifondazione Comunista (quest’ultima una componente minoritaria attiva tutt’ora). Per farla breve il Pds, dopo varie vicissitudini, abbandonando la falce e il martello in cambio di una margherita, si trasformerà nel Partito Democratico.

 

Nel corso degli anni però, in Italia, si è potuto assistere a uno strano fenomeno, mentre il Pd si spostava su posizioni via via più centriste, nella galassia comunista si moltiplicavano le sigle di partito. Formazioni contraddistinte da una grande frammentazione e una forte litigiosità.

 

Il problema è che a fronte della nascita di nuovi partiti a scomparire erano gli elettori. Puntualmente le forze comuniste non riescono a superare le soglie di sbarramento per entrare in Parlamento e solo grazie a improbabili cambi di casacca riescono a rimediare dei seggi.

 

Poteva questa frammentazione non riflettersi su questo 25 aprile, giornata della Liberazione dal nazifascismo? Tenendo fede allo loro fama i partiti comunisti sono andati divisi, scegliendo due manifestazioni diverse. Se Rifondazione Comunista si è aggregata al corteo “istituzionale” che ha attraversato le vie di Trento, il Partito Comunista Italiano e il Partito Comunista di Marco Rizzo hanno organizzato un loro evento.

 

 

Quest’ultima una scelta fatta in polemica. I “dissidenti” infatti, hanno deciso di festeggiare la Liberazione per conto loro a Nomi in piazza Mario Springa, dedicata al giovane antifascista ucciso nella questura di Trento nel maggio 1937, dopo essere stato arrestato dalla polizia nel corso di una retata pensata per distruggere l’organizzazione clandestina comunista in Trentino. L’oggetto del contendere è, ovviamente, la guerra in Ucraina. I partiti comunisti che si sono riuniti a Nomi, si legge nel comunicato, “prendono le distanze dalle piazze organizzate dalle forze ‘progressiste’ al servizio dei banchieri e dell’imperialismo statunitense, le quali confondono l’antifascismo con il supporto ai battaglioni Azov odierni”.

 

Non contenti i “dissidenti” si spingono ancora più in là affermando: La guerra per procura che la Nato sta portando avanti in Ucraina fin dal 2014 con il regime segregazionista (verso i russofoni d’Ucraina e i comunisti d’Ucraina) di Piazza Maidan ha portato, alla fine, alla naturale e inevitabile (Sic!) reazione armata della Federazione Russa”.

 

A questo punto verrebbe da chiedersi cosa avrebbe pensato Mario Springa dell’invasione russa in Ucraina (comunque senza il bisogno di “tirare per la giacchetta” la resistenza italiana). Non possiamo sapere quale sarebbe stata la sua posizione ma una cosa va detta, negli anni a seguire tanti suoi compagni hanno combattuto e sono morti per liberare l’Italia dal nazifascismo, prendendo parte a una guerra civile che ha riscattato il Paese ma che è stata combattuta con il sostegno degli Alleati e al fianco dell’esercito statunitense. Una resistenza a un invasore che magari qualche fascista avrebbe potuto chiamare strumentalmente “guerra per procura”.

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