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In Trentino il 16% di bar e ristoranti non segue una procedura per il “gluten free”. Futura presenta un ddl ma per Failoni non serve

Sul ddl Zanella l’Associazione italiana celiachia parla di “incomprensibili resistenze”, che arrivano sia da Failoni che dall’Apss. Beozzo: “La Provincia deve tutelare la salute delle persone celiache garantendo una formazione base a tutti i ristoratori e sostenendo quelli che vogliono dedicarsi anche alla cucina gluten free”

Di Tiziano Grottolo - 20 March 2022 - 13:05

TRENTO. In questi giorni in Quarta commissione si sta discutendo un disegno di legge, presentato da Paolo Zanella di Futura, che riguarda la tutela delle persone celiache. Durante la discussione però non sono mancati i motivi di scontro. Il ddl chiede in sintesi di inserire nel manuale Haccp degli operatori, attraverso le associazioni di categoria, le linee guide per migliorare il servizio alle persone celiache, per alzare il livello di conoscenza e migliorare la qualità di vita dei celiaci.

 

Maria Grazia Zuccalli, dirigente del Dipartimento prevenzione dell’Apss, ha espresso perplessità su alcuni punti del disegno di legge, per esempio laddove si prevede l’obbligo di notifica all’Apss da parte dei ristoratori che offrono alimenti per celiaci (si tratta di 5.500 imprese di ristorazione e circa 600 tra mense scolastiche e aziendali) perché si rischierebbe di imporre un sovraccarico sia alle imprese e all’Azienda sanitaria. Come ha fatto notare Zanella però questa pratica è già in uso in altre Regioni ed è prevista anche dalle normative europee.

 

Per Franca Dalvit, dirigente del Servizio artigianato e commercio, imporre l’obbligo di formazione a tutto il personale della ristorazione risulterebbe complesso, tenendo anche conto che il settore affronta grosse difficoltà nel trovare personale che, perlopiù, viene da fuori.

 

Dal canto suo l’assessore al Turismo, Roberto Failoni, ha affermato che il ddl di Zanella sarebbe stato necessario 20 anni fa ma non oggi perché, secondo lui, oltre alle linee guida della sanità, baristi e ristoratori da tempo adotterebbero precisi accorgimenti perché richiesti dal mercato stesso. Al termine della seduta Zanella ha chiesto e ottenuto di rinviare ad altra seduta la votazione del ddl per accogliere con alcuni emendamenti le osservazioni arrivate durante la discussione.

 

Nel frattempo a prendere posizione è Armando Beozzo, presidente dell’Associazione italiana celiachia (Aic), che parla di “incomprensibili resistenze” sul ddl Zanella. “Il disegno di legge – spiega Beozzo – non fa altro che precisare quanto in parte già prevede la legge in vigore, a tutela della salute delle persone celiache, in particolare nell’alimentazione fuori casa”.

 

Come già anticipato secondo alcuni interventi in aula le garanzie attualmente in vigore per le persone celiache sarebbero sufficienti per tutelarne la salute. “Purtroppo questo non corrisponde al vero – afferma Beozzo – in Trentino non tutti i locali prestano tutte le attenzioni necessarie a non contaminare i cibi”. Secondo l’Aic al netto delle attività che forniscono un ottimo servizio dedicato al gluten free ce ne sono altre che non prestano le dovute attenzioni o non hanno le conoscenze base sulla celiachia e sul rischio di contaminazione dei cibi.

 

A sostegno di quanto affermato l’Aic ha recentemente commissionato uno studio su 150 esercizi di ristorazione della provincia di Trento. I dati che emergono sono preoccupanti: “Le conoscenze spesso sono scarse, meno della metà degli esercizi ha nel manuale Haccp le indicazione per gestire la celiachia, la dicitura senza glutine viene spesso usata in modo improprio”.

 

Più nel dettaglio solo il 15% del campione ha fatto negli ultimi due anni un corso specifico sulla celiachia. Eppure la frequenza con la quale ci si trova a fronteggiare il problema celiachia dei clienti è elevata: nel 17% dei locali tutti i giorni, nel 38% una volta a settimana. In media succede circa due volte alla settimana di dover servire piatti senza glutine. D’altra parte circa l’1% della popolazione deve fare i conti con questo problema.

 

Non solo, perché se si va a indagare sulle indicazioni fornite sul menu, si scopre che il 70% delle strutture non sa che la dicitura “senza glutine” è regolata da legge. Di fatto solo 46% delle attività intervistate gestisce il “senza glutine” con una procedura Haccp specifica. Più di 1/3 del campione invece, gestisce il gluten free insieme agli altri allergeni, mentre il 16% non ha alcuna procedura, dato che non è obbligatorio. Passando alle modalità di preparazione e servizio, si scopre che a fronte di un 70% delle attività che creano uno spazio per la preparazione e il servizio separato per i cibi gluten free, un 28% circa non sa nulla della contaminazione ed è convinto che basti acquistare prodotti con la scritta “senza glutine” o lavarsi le mani.

 

La Provincia deve tutelare la salute delle persone celiache – conclude Beozzo – garantendo una formazione base a tutti i ristoratori e sostenendo quelli che vogliono dedicarsi anche alla cucina gluten free con linee guida chiare che sintetizzino i regolamenti. Da parte nostra siamo pronti a contribuire, come facciamo da anni, nel sostegno alla formazione e ai controlli qualità per quegli esercenti interessati a tutelare l’alimentazione fuori casa delle persone celiache, ma anche la Provincia ora faccia la sua parte”.

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