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"Investire di più nello sport, togliendo qualcosa alla sanità". Il no della Sinistra a Mastrangelo, Maestri: "La Lega depotenzia il diritto alla salute pubblica"

Oltre all'intervento del candidato della Lega Mastrangelo, anche la leader di FdI Meloni ha proposto di investire sul "diritto allo sport" come soluzione alle "devianze giovanili". Poggio: "Enfasi sullo sport come soluzione ai problemi giovanili? Può trasformarsi in un terreno problematico. Maggiore attenzione ai modelli identitari e di genere proposti alle nuove generazioni"

Foto sx tratta da Fb Luigi Mastrangelo, centrale Askanews
Di Francesca Cristoforetti - 27 agosto 2022 - 20:01

TRENTO. "Mastrangelo vestiva da 'muro' della nazionale di pallavolo la maglia dell'Italia. Oggi veste la maglia della Lega. E da leghista dichiara: 'Investire nello sport togliendo qualche cosa alla sanità'. Della serie 'mens sana in corpore sano'. E chi non è al top, chi è ammalato, chi non ce la fa, si arrangi". Così commenta la segretaria del Partito Democratico del Trentino, Lucia Maestri, le dichiarazioni di Luigi Mastrangelo, leggenda della pallavolo italiana, ora candidato alla Camera per il partito di Matteo Salvini.

 

Nelle sue dichiarazioni rilasciate a The Breakfast Club, a Radio Capital, Mastrangelo propone di "investire di più nello sport, togliendo magari qualcosa alla sanità". Un'affermazione a cui la sinistra ha subito detto no: "La Lega depotenzia il diritto alla salute pubblica - dichiara Maestri - può stare bene solo chi se lo può economicamente permettere. Davvero lo vogliamo? Not in my name (non nel mio nome ndr)".

 

Lo sport è un punto fondamentale nella campagna elettorale della destra in vista delle prossime elezioni politiche di settembre. Soltanto domenica scorsa la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni ha sollevato grandi polemiche con il suo post su Facebook, in cui definiva lo sport come la soluzione a "devianze come droga, alcol, spirale di violenza", proponendo di investire sul "diritto allo sport" per valorizzare "stili di vita sani" per i più giovani.

 

Su questo risponde anche Barbara Poggio, prorettrice per le politiche di equità e diversità dell'Università di Trento: "Al di là delle facili e preoccupanti assonanze con ideologie del passato, che speravamo di aver lasciato alle spalle, ci sono due questioni in particolare che vorrei richiamare. La prima riguarda il concetto stesso di devianza. Per meglio argomentare il suo intervento, la leader di Fratelli d’Italia ha citato Wikipedia, definendo le devianze come 'comportamenti che violano le norme'. Anche se spesso la politica procede per slogan e tweet, tuttavia, vista la complessità del tema, sarebbe valsa la pena di richiamare per intero (almeno) la definizione fornita da Wikipedia".

 

Una definizione che riconosce la "dimensione di costruzione sociale dei comportamenti devianti", sostiene Poggio: "La devianza è infatti spesso il risultato di un processo di etichettamento sociale - sostiene la prorettrice - a sua volta legato al grado di controllo sociale di una società. Contesti sociali caratterizzati da elevato controllo e conformità, come quello in cui si riconoscono i soggetti politici che stanno spingendo in questa direzione, hanno in effetti una maggiore propensione a identificare comportamenti devianti".

 

Il secondo punto invece, riguarda "l’enfasi sullo sport come soluzione ai problemi giovanili". Lo sport, riconosciuto come una "pratica importante nei processi di crescita e costruzione identitaria, può tuttavia anche trasformarsi in un terreno problematico".

 

Tra le devianze giovanili la leader di FdI ha incluso anche l'anoressia: "Vari studi hanno in realtà messo in luce il fatto che gli atleti (e soprattutto le atlete) - spiega Poggio - sono esposti ad una maggiore pressione socioculturale rispetto al conformarsi ad una forma corporea ideale (e questo vale in particolare in sport come la ginnastica artistica), così come a regimi alimentari piuttosto severi".

 

Poggio riporta che non sia un caso che "circa il 50% delle donne con disordini alimentari si allena in maniera eccessiva, spesso sviluppando una sorta di dipendenza dall’attività fisica. Fenomeni di questo tipo non richiedono tanto un maggior investimento sulla pratica sportiva, quanto piuttosto una maggiore attenzione ai modelli identitari e di genere che vengono proposti alle nuove generazioni, questioni invece scarsamente considerate, se non del tutto neglette all'interno dell'attuale campagna, in particolare proprio da chi si pone a paladina/o dello sport".

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