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Patt, da un lato c'è chi distingue tra ''profughi veri'' e finti dall'altra chi parla di ''solidarietà, accoglienza ed inclusione'' (VIDEO): ma gli applausi non mentono

Il sindaco di Calliano dal palco del congresso è riuscito a riportare uno dei concetti più tristi sentiti in questa epoca storica, quello che divide i profughi in "veri'' e finti. Dall'altro lato il presidente onorario del partito ha ricordato a tutti che lo Statuto del Patt parla chiaro: ''Il fine non giustifica i mezzi, il successo che si ottiene per aver ceduto a istinti egoistici è macchiato di ingiustizia, è meglio perdere qualche voto che perdere la faccia''

Di Luca Pianesi - 04 aprile 2022 - 19:45

TRENTO. Gli applausi non mentono, la base del Patt ha fatto capire chiaramente da che parte sta il Partito Autonomista Trentino Tirolese, domenica riunito in congresso a Pergine Valsugana. Due gli interventi chiave, oltre a quello del segretario Marchiori, che hanno mostrato plasticamente dove si trova la vera anima autonomista. 

 

Da un lato il sindaco di Calliano Lorenzo Conci che si è lasciato andare ad alcuni ragionamenti da leghista della prima ora, con il più triste dei distinguo sentiti in questa fase storica, quello tra i ''profughi veri'' (gli ucraini ndr) che scappano dalle ''bombe vere'' e i profughi finti (quelli che, forse per Conci, scappano da guerre finte, come i siriani, gli afghani, i nigeriani, i libici o da carestie inventate, come gli etiopi e gli eritrei o da povertà che esistono solo sui giornali come quella che sconvolge la Repubblica Centrafricana, il Burundi, il Congo); dall'altro il presidente onorario Luigi Panizza che dall'alto dei suoi 85 anni ha dato una vera e propria lezione di politica alle nuove generazioni sedute in sala ed è stato ricambiato da tanti applausi.

 

 

 

 

Due estremi, due visioni completamente diverse, due modi di fare politica in maniera totalmente opposta. Uno ha volto basso scoprendo nel suo discorso pubblico la sua anima con quella frase infelice, condendo il tutto con un eloquio degno dei concetti espressi. L'altro ha volato alto, ha preso per mano la base del partito e con le sue parole chiare e accalorate, l'ha portata lontana dalle sirene leghiste (l'operato della giunta Fugatti è stato smontato in pochi attimi e con pochi concetti) ricordando a tutti la lezione di Degasperi: “Un vero politico non pensa alle prossime elezioni ma alle future generazioni”.

 

 

 

 

E poi ancora: “Vogliamo rispettare lo statuto?” ha chiesto alla base e secca è arrivata la risposta dagli spalti: “Sì”. “Non bisogna lasciarsi lusingare da opportunismi politici - ha proseguito Panizza tra gli applausi - è qui che si misura la spina dorsale di un partito che deve avere una chiara carta d’identità. Il fine non giustifica i mezzi, il successo che si ottiene per aver ceduto a istinti egoistici è macchiato di ingiustizia, è meglio perdere qualche voto che perdere la faccia”. E giù altri applausi.

 

Insomma da una parte chi fa distinguo sulle disgrazie dei popoli, dall'altra chi ha ribadito chiaro e tondo che “la linea politica del partito deve essere la linea della solidarietà, dell’accoglienza e dell’inclusione”. Il primo ha ottenuto qualche debole applauso e lo sguardo imbarazzato del secondo. Il secondo di applausi ne ha ricevuti tanti, a scena aperta, e anche una standing ovation. Lo ha applaudito anche il primo che si è alzato in piedi assieme al resto della sala, in segno di apprezzamento, salvo poi, poco dopo, salire sul palco e dire il contrario di quanto applaudito.

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