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Patt, il vicensindaco Stanchina: ''Al congresso si è votato per un'alternativa all'attuale governo''. L'accordo con la destra? ''Marchiori se la sente di spaccare il partito?''

Dopo gli interventi nei giorni scorsi del presidente onorario Luigi Panizza e dei due consiglieri provinciali Michele Dallapiccola e Paola Demagri, ora è il vicesindaco di Trento, Roberto Stanchina che boccia l'ipotesi di uno spostamento del Patt con la coalizione di centrodestra. Sul tavolo organizzato dal segretario Marchiori spiega: "Se ci saranno altri incontri dello stesso tono del primo e con questa linea allora vorrà dire che il partito sta andando pericolosamente verso un momento di confronto. Probabilmente qualcuno non sta avendo coerenza politica"

Foto di Romano Magrone
Di Giuseppe Fin - 21 giugno 2022 - 20:30

TRENTO. “Mettiamo in chiaro una cosa: il congresso del Patt ha sancito un termine che è “alternativa”. Lo dico per sgomberare i fatti dalle tifoserie di destra e di sinistra. Ma “alternativa” in italiano ha un significato ben preciso: trovare una soluzione diversa rispetto a quella che è in corso. Un'alternativa al governo di oggi”. Lo dice in maniera forte e chiara il vicesindaco di Trento ed esponente di peso del Patt, Roberto Stanchina. Lo fa per mettere dei punti fermi ad un dibattito politico che sta travolgendo in queste settimane le Stelle Alpine e scaturito da alcune decisioni assunte dal segretario politico Simone Marchiori. Decisioni che nel partito non sono condivise sempre da più persone.

 

 

Vicesindaco Stanchina, la situazione non è semplice. Soprattutto dopo il primo incontro del tavolo organizzato dal segretario Marchiori e che ha visto sedersi esponenti provenienti dalla coalizione di destra lei cosa ne pensa?

Costruire un'alternativa significa intavolare rapporti con chi fa proposte che non vanno a susseguirsi a quella esistente. Nella prima riunione del tavolo era già stata anticipata una scelta chiara da parte di chi si è seduto: la condizione imprescindibile che ci sia un Fugatti bis. Questa era una condizione già sufficiente per non sedersi a questo tavolo e dire: guardate noi cerchiamo gente che con noi percorre un progetto alternativo. Questo, però, non è stato fatto.

 

Serve insomma una coerenza rispetto alle scelte prese al congresso e al percorso fatto fino ad oggi.

Una coerenza politica che in questo momento non sta avendo qualcuno all'interno del Patt. Abbiamo un partito che tranne rari casi sta fortemente lavorando con giunte di centrosinistra ovunque. Va bene, come dice il buon Simone quando mi chiama stupito, non in coalizione. Ma abbiamo appoggiato un ben preciso schema di progetto. Bene, allora anche per la Provincia, a maggior ragione, se parliamo di non essere in coalizione ma sottoscriviamo un progetto, questo non può essere quello che arriva dall'attuale governo.

 

E perché?

Su sanità, sulla Valdastico, sull'ambiente, sull'agricoltura. Questo governo ha valori e progetti che sono all'opposto dei nostri. Questo è dimostrabile con anni di opposizione e anche anni di Governo che hanno fatto vedere vie diverse rispetto a quelle poste in essere dalla destra. La questione valoriale è importante. Io ho aderito al Patt nel 2011 – 2012 su un progetto dell'allora assessore e segretario Ugo Rossi che già da tempo parlava di Centro moderato come casa dei trentini. Io approdo al Patt così, ed è un tema valoriale che ho nelle corde. Un partito territoriale, autonomo ed eventualmente federato con un partito nazionale ma non necessariamente.

 

Tutti questi aspetti detti fino ad ora sono sufficienti per dire, come vicensindaco e quindi politicamente ma anche come tesserato che la linea che abbiamo sentito in queste settimane non è la linea politica che questo partito ha portato avanti negli ultimi 20 anni.

 

Qualcuno, però, è convinto di essere impegnato a costruire il centro autonomista.

Ma non si può pensarlo, le storie delle persone sono indelebili. Con l'assessore Gottardi, per esempio, su temi politici abbiamo visione opposte. Non è sicuramente un moderato di centro. La sintesi del gruppo fugattiano di oggi non partiva di certo con la moderazione di centro ma appoggiando pesantemente la linea salviniana. Non possiamo dimenticarci che Salvini è venuto qui a parlare di ruspe. Ce lo siamo dimenticati? Bisogna avere memoria lunga per essere corretti e coerenti. Ricordiamoci della campagna fatta da Salvini sul territorio e nelle valli e ricordiamo anche che la Lega si è presentata con il nome del loro leader nel simbolo. Di territoriale non ha nulla. Chi vota questa lega vota un forte traino nazionale e di destra.

 

Cosa dice allora come vicesindaco e come tesserato del Patt al suo segretario di partito?

Se ci saranno altri incontri dello stesso tono del primo e con questa linea allora vorrà dire che il partito sta andando pericolosamente verso un momento di confronto. Probabilmente alcune anime interne diranno la loro. Arrivare alla conta è sempre brutto. In democrazia avendo dei valori e rappresentando delle istanze difficilmente queste persone, gli amministratori, perderanno la faccia facendo una capriola all'incontrario rispetto a quello che stanno facendo nel proprio comune.

Ma poi, facciamo una ipotesi: mettiamo che si arrivi ad un accordo con la destra e con Fugatti: cosa succede alla giunta di Trento? Alla giunta di Rovereto? Alla giunta di Lavis? E a quella di Cles e negli altri comuni dove abbiamo fatto una scelta di campo? Dobbiamo essere consapevoli di un urgano politico non indifferenze all'interno del Patt e nelle amministrazioni. Scelte che un segretario politico per mandato può prendersi in carico. Ma se la sente di portare il partito a una spaccatura e prendersi eventuali responsabilità?

 

Qualcuno potrebbe dirle che magari ha paura di perdere il suo posto in Giunta qui a Trento.

Non lo perdo io. In giunta non c'è Roberto Stanchina. C'è il più votato del Patt a Trento. È anche il Patt perde il posto. E soprattutto un peso politico che in città non hai mai avuto. Il vicesindaco.

 

C'è quindi il rischio di una conta all'interno del partito.

Spesso in politica si deve purtroppo arrivare anche a questo. Quando non si riesce ad arrivare alla mediazione che è l'arte principe della politica, per salvare faccia e coerenza bisogna fare scelte dolorose e la storia ce lo insegna.

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