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Trento
03 gennaio | 22:40

Verso il Congresso, acque agitate negli autonomisti. Marchiori risponde a Kaswalder: "Se si vuole parlare del progetto politico lo si fa assieme aderendo al partito"

Il segretario del Patt (e assessore provinciale) chiede che siano seguite le regole previste dallo Statuto per il futuro congresso che dovrebbe portare alla riunificazione degli autonomisti. La strada a questo appuntamento non sembra essere così semplice 

TRENTO. “Le regole del congresso? Si devono decidere assieme” e sul disagio degli autonomisti dopo le ultime nomine in Giunta del governatore Fugatti? “A me non risulta, molti sono venuti da me a congratularsi ”. Il segretario del Patt e neo assessore provinciale Simone Marchiori usa queste parole per commentare le dichiarazioni del collega autonomista Walter Kaswalder.

 

Il fondatore di Autonomisti Popolari nelle ultime sedute del consiglio provinciale non aveva di certo nascosto il proprio disagio sul metodo usato per nominare in Giunta Simone Marchiori come assessore tecnico dopo non essere stato eletto. Ma non solo. Sul futuro congresso per la riunificazione degli autonomisti Kaswalder a il Dolomiti ha chiarito che “Si chiude il tesseramento e al congresso possono partecipare tutti i tesserati. Non voglio sentire – ha spiegato - parlare di delegati, ne ho già viste troppe di queste commedie. Devono poter partecipare tutti alla votazione del segretario e del presidente” (QUI L'ARTICOLO).

 

Assessore Marchiori, partiamo dal Patt e dalla situazione che si è creata a Dro. Il sindaco, un'assessora e un consigliere hanno abbandonato il gruppo del Patt e sono confluiti nel misto. Cosa è successo?

Il problema su Dro lo hanno posto le altre forze di maggioranza. Questo, a mio giudizio, è irrispettoso nei confronti di persone con le quali si è costruito un progetto. Che siano o meno all'interno del Patt le persone di Dro sono sempre le medesime. Etichettarle in questo modo perché si è alleati con il centrodestra piuttosto che con il centrosinistra, vuol dire non guardare al progetto costruito per la comunità ma solo all'apparenza.

 

Però sono state elette all'interno di una coalizione con un progetto di centrosinistra.

Ma nessuno ha chiesto che si cambi questa coalizione. Non vi è alcun contrasto. A livello comunale il progetto è locale basato su persone e temi sentiti da quel territorio piuttosto che su una reale appartenenza politica e di schiarimenti politici. Io non ho problemi se a Dro c'è il centrosinistra.

 

Walter Kaswalder non è stato molto morbido con lei negli ultimi interventi. Ha parlato di disagio fra gli autonomisti. Cosa ne pensa?

Per prima cosa dico che dobbiamo lavorare tutti per un progetto di fondo. Unire gli autonomisti e fare un partito forte. Questo deve essere il punto di caduta. Sulla questione assessore esterno a cui si è riferito Kaswalder, se ci fosse stato un accordo, come qualcuno ha detto, la cosa non si sarebbe trascinata per 50 giorni. Io stesso se ci fosse stato un accordo non mi sarei candidato. La mia candidatura è stata fatta per dare forza ad un progetto sapendo benissimo i limiti: nella mia valle erano candidati 3 assessori. La scelta è stata quella di Fugatti per dare forza ad un progetto e lui ha scelto di chiamare in giunta il segretario politico.

 

Ma Kaswalder parla di disagio fra gli autonomisti dopo questa scelta.

Io non l'ho registrato. Ma alcuni sono venuti a complimentarsi con me. Con questo non voglio dire che va tutto bene. Sicuramente se c'è del disagio deve essere affrontato.

 

Il fondatore di Autonomisti popolari chiede che al congresso non ci siano i delegati ma che tutti gli iscritti possano votare. Condivide?

Le regole dei delegati le ha fatte lui quando era presidente del Patt. Detto questo, i punti da seguire si costruiscono assieme e se si vuole parlare del progetto politico lo si fa assieme aderendo al partito.

 

A differenze di Silvano Grisenti che ha sciolto Progetto Trentino, Walter Kaswlader non ha ancora deciso di fare lo stesso passo con Autonomisti Popolari.

Ci sarà un momento che lo dovrà fare per aderire al progetto. Chi aderisce, al congresso parteciperà. Chi non è iscritto, invece, guarderà le decisioni prese dagli altri. Lo dico non per escludere qualcuno ma perché ci sono delle regole. C'è un protocollo da seguire che porterà a questo congresso. I delegati sono una regola prevista dallo statuto e il numero è deciso della commissione congresso.

 

Lei in questa legislatura si occuperà del tema casa. Non sembra essere partito nel migliore dei modi il piano di Fugatti di usare il patrimonio pubblico dei comuni. Lei che passi ha intenzione di fare?

Questo tema non si esaurisce con un'azione sola. Io ho dedicato queste prime due settimane ad approfondire lo stato dell'arte. Quando si parla di edilizia abitativa e di dare risposte alle giovani coppie che non devono lasciare le nostri valli, le soluzioni che dobbiamo pensare di mettere in campo sono diverse.

Il tema degli edifici pubblici va preso in mano e valutato per capire come andare avanti. Il patrimonio immobiliare della Provincia e dei Comuni è molto esteso e bisogna capire che progetto si ha in mente tutti assieme. Per me è importante riunire quanto prima il “tavolo casa” con tutti gli interlocutori presenti sul territorio.

 

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