Il Patt rischia di implodere, Demagri e Dallapiccola contrari a un’alleanza con la Lega: “Il partito sta scegliendo di galleggiare ma dobbiamo uscire dall’ambiguità”
Demagri e Dallapiccola chiamano a raccolta la base per dire no a un governo con la Destra: “Serve un’alleanza alternativa alla maggioranza leghista”. I vertici del Patt però non vogliono nemmeno discutere il loro documento e nella relazione del segretario Marchiori spunta il tentativo di censura: “Gli unici titolati a uscire sulla stampa o sui social sono gli esponenti della segreteria politica”

TRENTO. “Non bisogna lasciarsi lusingare da opportunismi politici, è qui che si misura la spina dorsale di un partito che deve avere una chiara carta d’identità”, e ancora: “La linea politica del partito deve essere quella della solidarietà, dell’accoglienza e dell’inclusione”, così aveva parlato Luigi Panizza, presidente onorario del Patt, in un lungo intervento all’ultimo congresso delle Stelle Alpine andato in scena lo scorso aprile a Pergine Valsugana. Un intervento che chiudeva di fatto le porte a possibili alleanze con l’attuale maggioranza di Destra che governa il Trentino.
L’intervento venne più volte interrotto dagli applausi dei tesserati delle Stelle alpine, fra cui quelli del segretario politico Simone Marchiori. Eppure se solo pochi mesi fa il dialogo con la Lega (per non parlare di quello con Fratelli d’Italia) sembrava impossibile oggi non è più così. La linea ondivaga e piena di ambiguità tenuta dal segretario del Patt lascia aperti gli spiragli per alcuni scenari inediti che per alcuni autonomisti rappresentano dei veri e propri tabù.
Il partito è diviso. Non è un mistero che una parte degli autonomisti guardi verso Destra, lo dimostrano le scelte di Lorenzo Ossanna, che è entrato nella maggioranza regionale con Lega e Svp in cambio di un posto da assessore, e quella di allearsi con Progetto Trentino (che governa con la Lega a Piazza Dante) per le elezioni nazionali.
È proprio per provare a sciogliere i dubbi e le ambiguità che i consiglieri provinciali Paola Demagri e Michele Dallapiccola ieri sera avevano proposto di votare un documento (sostenuto da una cinquantina di firme fra cui quelle di vari amministratori autonomisti) dove si chiedeva di chiudere a possibili alleanze con i partiti che compongono l’attuale maggioranza provinciale e riprendere il dialogo con Campo Base, Ual, Azione e tutti i partiti di Centro disponibili ad un successivo dialogo con le forze democratiche come il Pd.
Per disinnescare il documento di Demagri e Dallapiccola i vertici del Patt hanno giocato d’anticipo facendo approvare una relazione firmata dal segretario Marchiori. In questa relazione si stabilisce di non interrompere “l’esperienza positiva con Progetto Trentino” e si accenna al fatto che “chi nel Patt è transitato e di sua spontanea volontà se ne è andato non potrà trovare spazio in movimenti o partiti che vorranno stringere alleanze con il Patt”. Questo uno dei tanti passaggi criptici che potrebbe essere indirizzato a ex membri del partito o a possibili futuri fuoriusciti. Nella stessa relazione si ribadiscono i paletti contro Fratelli d’Italia, la chiusura verso M5s ed estrema Sinistra e l’alleanza (scontata) con l’Svp.
In un altro passaggio che invece sembra arrivare da un’altra epoca, quando il Muro di Berlino era ancora in piedi, si sottolinea che “gli unici titolati a uscire sulla stampa o sui social sono gli esponenti della segreteria politica, salvo diversa delega. Ogni altra uscita, anche a titolo personale, soprattutto se operata con il chiaro intento di dividere o spaccare il Partito, sarà censurata e l’autore sarà immediatamente segnalato agli organi di garanzia”. In altre parole gli unici che secondo Marchiori possono prendere parola dovrebbero essere lui stesso, la sua vice Roberta Bergamo, il presidente Franco Panizza con il suo vice Lorenzo Conci (il sindaco di Calliano che durante la campagna elettorale si è fatto fotografare ai banchetti della Lega).
Il documento presentato dal segretario è passato con circa il 75% dei voti mentre gli altri (compresi Demagri e Dallapiccola) si sono astenuti. Con più o meno le stesse percentuali i vertici del Patt hanno chiesto di non votare il documento portato da Demagri e Dallapiccola in quanto sarebbe stato in contrasto con la relazione di Marchiori. A quel punto i due consiglieri provinciali si erano offerti di emendare il proprio documento chiedendo semplicemente di escludere da future alleanze non l’intera maggioranza provinciale ma solo i partiti nazionali come Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Niente da fare perché i vertici del Patt hanno risposto picche ed è qui che si è consumato lo strappo che nella giornata di oggi ha convinto Demagri e Dallapiccola a indire una conferenza stampa per chiamare a raccolta la base autonomista volta ad “aprire una riflessione e stimolare un dibattito interno”.
“Rappresentiamo la maggioranza del gruppo consigliare – ha ammonito Demagri – e vogliamo richiamare il nostro partito a un confronto perché dall’ultimo congresso era uscita l’indicazione per collaborare alla costruzione di un’alleanza alternativa a chi oggi governa la Provincia”. I due consiglieri provinciali intendono riproporre il loro documento nella forma emendata in modo che non sia in contrasto con le indicazioni arrivate dalla relazione del segretario. Il problema è che non è dato sapersi se, ed eventualmente quando, la segreteria deciderà di discutere il documento emendato. I promotori sperano già a novembre ma tutto potrebbe slittare al 2023.
“Siamo consci che non spetta a noi dettare la linea del partito – ha detto Dallapiccola – ma è un nostro compito fondamentale stimolare il dibattito, ieri, in maniera irrituale, si è chiesto al Consiglio di votare l’ammissione al voto di un documento. Incontriamo quotidianamente persone che ci chiedono di mandare a casa questa maggioranza provinciale – prosegue – abbiamo visto come Lega e alleati stanno governando e non ci piace”.
Non si è ancora arrivati a un vero e proprio aut aut ma la situazione in casa del Patt è tesa. “Le nostre non sono né ricatti né minacce – spiegano Demagri e Dallapiccola – ma chiediamo chiarezza perché ieri sera, evitando di discutere il nostro documento, si è scelto di procrastinare e uccidere il dibattito preferendo continuare a galleggiare in un limbo”.
Come già anticipato da parte dei consiglieri non è arrivato ancora un ultimatum ma se il Patt continuerà a seguire la strada dell’ambiguità il rischio di implosione è alto. “Al momento vogliamo concentrarci sul supplemento di riflessione che stiamo chiedendo al partito” hanno concluso Demagri e Dallapiccola eppure se il partito sceglierà per la svolta a Destra pare improbabile che i due consiglieri continuino la loro attività politica con le Stelle alpine. Alle scorse Provinciali i due consiglieri provinciali, da soli, raccolsero 4.408 voti pari al 13,7% delle preferenze del Patt. Numeri non indifferenti soprattutto se sommati a quelli di altri importanti esponenti del partito che attualmente ricoprono cariche istituzionali per conto degli autonomisti.















