Uccelli nello spiedo bresciano, la Lega toglie il divieto: esultano i cacciatori, momenti di tensione in Consiglio
Con il pretesto di “valorizzare la cultura gastronomica” e “preservare le tradizioni” i cacciatori potranno cedere a titolo gratuito a sagre di paese e ristoranti fino a 150 capi all’anno di selvaggina piccola che dovrà essere utilizzata per preparare piatti tipici, fra cui lo spiedo bresciano. Il disegno di legge fatto approvare dalla Lega

BRESCIA. “Lo spiedo bresciano è salvo, un grande giorno per la nostra cultura gastronomica”, così il consigliere regionale e vicecapogruppo della Lega Floriano Massardi festeggia per l’approvazione del disegno di legge grazie al quale gli uccelli potranno essere cucinati nello spiedo bresciano. Con il pretesto di “valorizzare la cultura gastronomica lombarda” e “preservare le tradizioni” i cacciatori potranno cedere a titolo gratuito a sagre di paese e ristoranti fino a 150 capi all’anno di selvaggina piccola che dovrà essere utilizzata per preparare piatti tipici, fra cui lo spiedo bresciano.
Secondo le associazioni ambientaliste però, con questa legge potrebbero aumentare gli episodi legati al bracconaggio (o comunque diventare più difficili da perseguire) che in provincia di Brescia è molto diffuso: “Ma oltre ai rischi conservazionistici, questa legge espone tutti i cittadini a gravissime ricadute dal punto di vista sanitario”. C’è infatti da considerare che gli animali ceduti dai cacciatori ai ristoratori, sono esenti dall’obbligo di controlli sanitari, in una regione ricompresa in buona parte nelle zone ad alto rischio di introduzione e diffusione dell’influenza aviaria. Secondo le stime degli ambientalisti, ogni anno, si rischierà di avere “circa 45 tonnellate di carne distribuite negli esercizi pubblici senza alcun controllo sanitario”.

“Sono molto soddisfatto dell’esito positivo di questo importante progetto – ha detto Massardi – come ormai noto, dal 2014 la normativa vigente vieta la vendita di parti di avifauna cacciabile per fini commerciali, ma non il consumo. Una stortura legislativa che ha messo a rischio una tradizione profondamente radicata, per quanto riguarda lo spiedo, nel territorio bresciano”. Il ddl ha ottenuto l’appoggio anche di molti sindaci bresciani, una cinquantina quelli presenti in aula durante il dibattito. “Lo spiedo bresciano – ha concluso Massardi – come gli altri piatti tipici delle province lombarde, è una tradizione millenaria, un valore aggiunto che non può essere cancellato”.

Se l’approvazione della legge ha fatto esultare i cacciatori, in Consiglio regionale non sono mancati i momenti di tensione. Il Movimento 5 Stelle ha inscenato una protesta esponendo alcuni cartelli. “È stata una giornata triste – hanno commentato i pentastellati – siamo stati chiamati in aula per discutere un unico progetto di legge che ha per oggetto lo spiedo bresciano. Non la crisi economica, non il caro energia, non la carenza di medici, non la disoccupazione, non le misure a sostegno delle imprese, ma lo spiedo bresciano”.
Non solo, perché la legge, per stessa ammissione degli uffici legislativi regionali, è a rischio incostituzionalità sarebbe infatti in contrasto con la normativa statale e comunitaria. “Quando parliamo del depuratore del Garda vengono sempre i soliti quattro. Quando trattiamo della frana che minaccia i comuni sul lago d’Iseo non ho mai visto una tale mobilitazione” ha concluso in aula il portavoce dei 5 Stelle Dino Alberti.

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