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| 17 giu 2023 | 21:21

I sindacati della scuola sul Ddl "carriera docenti": "Il provvedimento venga ritirato: queste misure non metteranno mai piede in aula"

I sindacati Uil, Cisl, Cgil e Federazione Gilda Unams chiedono all'assessore Bisesti e al presidente Fugatti di ritirare il ddl "carriere docenti": "La grande idea di questa Giunta per restituire dignità agli insegnanti, non riconoscendo nelle proprie azioni e decisioni politiche il primo atto di sfiducia nei confronti del personale scolastico"

I sindacati della scuola sul Ddl carriera docenti: Il provvedimento venga ritirato

TRENTO. I sindacati della scuola bocciano il Ddl "carriera docenti" e chiedono all'assessore Mirko Bisesti e al presidente Maurizio Fugatti di ritirare il provvedimento. Inoltre le parti sociali intendono verificare la legittimità della procedura nel caso in cui il disegno di legge venisse presentato durante l'assestamento di bilancio, "non permesso - spiegano Pietro Di Fiore (Uil), Monica Bolognani (Cisl), Raffaele Meo (Cgil) e Roberto Barra (Federazione Gilda Unams) - dal regolamento provinciale". Poi la chiamata in piazza Dante per tre giorni.

 

Diversi i nodi critici, i docenti rifiutano un sistema di progressione di carriera, spiegano i sindacati, fondato sulla quantità invece che sulla qualità dello stare a scuola, certi che il concetto di comunità educante sarà soppiantato da una visione aziendalistica della scuola; una progressione di carriera che non ha radici contrattuali salde ma che prevede di attuare misure, ancora da scrivere, che si innesteranno in un contratto traballante come quegli edifici scolastici che necessitano di una seria ristrutturazione, dalle fondamenta.

 

"La grande idea di questa Giunta - proseguono Di Fiore, Bolognani, Meo e Barra - per restituire dignità agli insegnanti, non riconoscendo nelle proprie azioni e decisioni politiche il primo atto di sfiducia nei confronti del personale scolastico tutto. La soluzione epocale per attirare i giovani verso la professione dell’insegnamento, nonostante si lascino fuori dalle porte dalla scuola centinaia di precari in attesa di stabilizzazione".

 

Le organizzazioni sindacali stigmatizzano il modus operandi "con il quale questa Giunta, incluso l’assessore all’Istruzione, la Sovrintendente Sbardella e il gruppo tecnico, hanno costruito questo disegno di legge - dicono - senza un confronto onesto con le parti interessate, con l’intenzione di raggiungere un primato nazionale a fini meramente elettorali".

 

Dopo aver dichiarato lo stato di mobilitazione del personale scolastico tutto, pur in momenti distinti, hanno unitariamente definito delle azioni di contrasto tra cui i presidi durante il Consiglio provinciale di martedì 27, mercoledì 28 e giovedì 29 giugno. "Se non sarà sufficiente - aggiungono Di Fiore, Bolognani, Meo e Barra - siamo pronti a mettere in atto iniziative unitarie e non, affinché queste misure fortemente contrastate non mettano piede, mai, nella nostra scuola".

 

Le parti sociali ricordano che "la stessa Consulta Provinciale degli studenti - evidenziano - non riconosce in questo disegno di legge una reale volontà di questa Giunta di accompagnarli nel loro percorso formativo, contrastando la dispersione scolastica e moltiplicando le energie degli insegnanti verso una didattica personalizzata che a oggi è spesso ostacolata dal numero importante degli alunni per classe e dai criteri per la determinazione degli organici, inadeguati alle necessità reali della scuola".

 

Anche la "Consulta provinciale dei Genitori rifiuta un sistema di reclutamento previsto dal Ddl che spinge di fatto i docenti 'migliori' fuori dalle classi per iniziare un percorso di carriera verso incarichi di tipo impiegatizio e organizzativo promettendo incentivi economici che tra 10 anni, periodo previsto per il raggiungimento del regime, avranno perso il loro valore di spesa. Il Consiglio del Sistema educativo provinciale, al quale la Giunta avrebbe dovuto chiedere un parere secondo quanto previsto dalla legge provinciale è stato escluso dall’iter procedurale, a dimostrazione dell’autoreferenzialità di questa Amministrazione provinciale", concludono Di Fiore, Bolognani, Meo e Barra.

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