Paccher: “Comodo stare a casa pagati senza lavorare”. La replica di Cia: “Non possiamo umiliare gli insegnanti e trattare la scuola come un babysitteraggio”
Dopo le parole di Paccher, nervi tesi fra Lega e Fratelli d’Italia. Cia: “ È importante che sulle aperture delle materne a luglio il dialogo sia costruttivo non possiamo sminuire i nostri insegnanti”

TRENTO. “Fa comodo stare a casa nel mese di luglio pagati senza lavorare”, queste le discutibili parole scelte dal consigliere provinciale, Roberto Paccher, per difendere la proposta della Lega di prolungare anche in estate il servizio dato dalle scuole dell’infanzia.
Lo stesso Paccher, ospite del programma “A tu per tu”, ha definito “scuse per non lavorare” le obiezioni sollevate da insegnanti ed educatori, spiegando: “Noi riteniamo che visto che percepiscono lo stipendio è opportuno che vadano a lavorare”.
Recentemente, Giovanni Ceschi, docente di Latino e Greco al Liceo “Prati” di Trento e presidente del Consiglio del Sistema Educativo, e Maurizio Freschi, presidente della Consulta provinciale dei genitori e vicepresidente del Consiglio del Sistema Educativo, hanno sottoscritto una dura lettera per chiedere all’assessore all’istruzione, il leghista Mirko Bisesti, di prendere le distanze da certe esternazioni: “In un Paese civile quando delle figure istituzionali si permettono di screditare impunemente cittadini e lavoratori senza che sia stato mosso loro alcun addebito formale, sarebbero doverose le loro dimissioni”
Critiche però arrivano anche dagli alleati di maggioranza. Claudio Cia, capogruppo in Consiglio provinciale di Fratelli d’Italia, ha ammonito: “È importante che sulle aperture delle materne a luglio il dialogo sia costruttivo. Se è vero come è vero che la scuola è l’ingresso alla vita della ragione, che apre la mente e il cuore alla realtà, mi piace considerare ogni insegnante il più grande investimento per i nostri figli. E se abbiamo a cuore i nostri figli, non possiamo sminuire e umiliare i nostri insegnanti e trattare la scuola alla stregua di un babysitteraggio”.














