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Trento
05 aprile | 06:01

Scuole dell'infanzia, le maestre diffidano la Provincia (e sono pronte a portarla in tribunale): "Non siamo baby sitter, ma insegnanti". L'avvocato: "Modifica illecita"

A scatenare le polemiche l'introduzione del mese aggiuntivo di luglio a partire dall'estate 2023, comunicata a fine dicembre 2022 dall'assessore Bisesti. Dopo la raccolta firme delle insegnanti si è arrivati all'azione legale, con più di 15 diffide, inviate il 31 marzo scorso. L'avvocato Falchetti: "Violazione del contratto collettivo provinciale" Le maestre: "Viene a mancare un progetto educativo e pedagogico. Ci hanno messo contro le famiglie"

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. "Questa non è scuola: non siamo baby sitter estive, ma insegnanti". Le parole delle maestre della scuola dell'infanzia contro l'assessore provinciale all'Istruzione, Mirko Bisesti, sono dure tanto quanto le loro azioni, questa volta di natura legale. E' proprio in questi giorni che alla Provincia autonoma di Trento sono arrivate le diffide da parte di un gruppo di insegnanti trentine: nel mirino l'undicesimo mese aggiunto al calendario scolastico.

 

Era stato in una conferenza stampa di fine dicembre 2022 che l'assessore aveva comunicato l'introduzione del mese di luglio senza ulteriori pagamenti aggiuntivi per l'estate 2023, ufficializzando anche che dal 2024 si sarebbe passati a pieno regime "per andare incontro alle richieste delle famiglie".

 

Un "passo falso" che il corpo insegnante trentino aveva condannato fin da subito, sollevando diverse proteste. Dopo le petizioni per dire no, ecco che in data 31 marzo 2023 si è passati alle azioni legali, con l'invio delle lettere di diffida: più di 15 quelle raccolte finora tra le dipendenti della Provincia e di altre scuole equiparate della Federazione provinciale scuole materne.

 

LE DIFFIDE

"In questa decisione noi non siamo mai state coinvolte - dichiara il gruppo di maestre, sostenute dagli avvocati di Opilex lawfirm -. Di fronte alla sordità e all'immobilità della Provincia abbiamo deciso di intraprendere un primo passo concreto sulla strada legale".

 

Come riporta il testo della lettera di diffida di ciascuna maestra, "la Giunta della Pat con delibera del 25 marzo 2022 modifica unilateralmente e del tutto illecitamente alcune disposizioni del contratto collettivo di lavoro applicato alla nostra assistita. Tale modifica impone e comporta il prolungamento dell'attività lavorativa della nostra mandante presso le aule scolastiche per il mese di luglio 2022".

 

"Di tutta conseguenza - prosegue il documento -, l'arbitraria modifica in tal modo apportata provoca un grave nocumento alla nostra patrocinate per lo stress psico-fisico cui viene sottoposta, derivante dall'improvvisa e non preventivata protrazione dell'attività lavorativa, senza i necessari e auspicabili accorgimenti che l'Azienda avrebbe dovuto e potuto adottare, oltre che in palese violazione dei principi normativi in tema di modifiche ai contratti collettivi".

 

Ma soprattutto (tra i punti fondamentali emersi) "la totale mancanza di accorgimenti logico-organizzativi determinava un palese demansionamento della nostra patrocinata, costretta a svolgere mansioni del tutto incoerenti con quelle precipue del proprio rapporto di lavoro".

 

Secondo il founder dello studio legale, Matteo Falchetti, di fondo c'è una scarsa considerazione del lavoro delle insegnanti, considerate "categoria di lavoratrici fortunata". "Non viene tenuto contro che per legge questo lavoro è classificato come usurante e di una certa responsabilità - spiega l'avvocato -, visto che si tratta di gestire bambini dai 3 ai 6 anni. Allungando l'attività scolastica si modifica la norma, impedendo per esempio i 15 giorni di ferie consecutivi che potranno essere presi soltanto ad agosto (e non, come stabilisce il contratto, tra luglio ed agosto".

 

Questione altrettanto importante è il demansionamento "che le lavoratrici hanno subito e subiranno, sempre senza alcuna modifica agli accordi. In sintesi c'è una grave e palese violazione del contratto collettivo provinciale".

 

Le diffide sono soltanto il primo passo, "un atto preliminare e stragiudiziale che potrà portare Provincia e Federazione davanti al giudice del lavoro se non dovesse esserci risposta, come finora è purtroppo avvenuto", dichiara Falchetti.

 

"DA INSEGNANTI A BABY SITTER", LA TESTIMONIANZA DELLE MAESTRE

"In questo modo viene a mancare un progetto educativo e pedagogico". Su questo nessuna delle insegnanti intervistate da Il Dolomiti ha dubbi. "Non ci saranno più gli stessi gruppi sezione, ma misti. Questo non è fare scuola, non siamo baby sitter". 

 

Che le strutture tengano aperte a luglio non significa in automatico che tutti i bambini iscritti vadano a scuola. Secondo i dati riportati dalla Provincia, infatti, sia per l'anno scolastico 2020/2021 che per il 2021/2022 i bambini che hanno frequentato a luglio sono sempre stati meno del 50% rispetto agli iscritti all'inizio dell'anno scolastico.

 

"I servizi conciliativi erano sufficienti - aggiungono le maestre -. Il mese aggiuntivo è stato inserito durante la pandemia nel 2020 e noi ci siamo prestate volentieri vista la mancanza di relazioni sociali per i bambini. Ma questa decisione ora va solo ad appesantire un carico di lavoro che noi denunciamo già da tempo, come la carenza di personale e casi di bambini sempre più complessi da gestire. Non siamo mai state ascoltate e siamo state denigrate".

 

La Provincia nel frattempo ha incentivato le iscrizioni per il mese estivo: "Ci hanno messo contro le famiglie con cui ci sono stati anche degli scontri forti - spiega il gruppo -. I genitori spesso non sono consapevoli della fatica che c'è dietro. Va considerato anche che la pausa estiva è frutto di analisi scientifiche ed è necessaria non solo per i bimbi, ma anche per noi insegnanti".

 

Il rischio, come viene riportato dalle testimonianze, è che molte di loro usufruiscano del part time per l'impossibilità fisica e mentale di lavorare a tempo pieno, a causa della fatica e dello stress eccessivo, oltre che di un "futuro sempre più difficile da decifrare". "A quel punto ci chiederemo cosa succederà al mondo della scuola", concludono le maestre.

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