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| 02 ago 2023 | 12:13

Mentre nel resto del Paese si chiede di cambiare il calendario scolastico in Trentino ci sono le barricate per il luglio aperto delle scuole dell'infanzia

Le insegnanti appoggiate dai sindacati e dai partiti di centrosinistra continuano ad esprimere la loro contrarietà alla riforma voluta da Bisesti sulle scuole dell'infanzia aperte a luglio. Ma che il calendario scolastico con il ''buco'' estivo così lungo, nel 2023, sia piuttosto incomprensibile e difficilissimo da ''gestire'' per le famiglie (dove ormai, per fortuna, il più delle volte lavorano entrambi i coniugi) è un dato di fatto. Su Domani è apparso un lungo articolo dove si chiede proprio di cambiare il ''calendario scolastico basato sul ciclo del grano. Ora servirebbe una rivoluzione culturale''

Mentre nel resto del Paese si chiede di cambiare il calendario scolastico in Trentino ci sono le barricate per il luglio

TRENTO. Mentre nel resto del Paese ci sono frotte di genitori che chiedono di cambiare i calendari scolastici, a cominciare proprio dalla scuole dell'infanzia, perché risulta ormai anacronistica la pausa di tre mesi in estate visto che i casi in cui entrambi i genitori lavorano sono la stragrande maggioranza, in Trentino dove questo tentativo di riforma è stato fatto sono gli insegnanti a opporsi in tutti i modi. L'assessore Bisesti ha voluto questa novità per il sistema scolastico provinciale con le scuole dell'infanzia aperte anche a luglio e il mese è stato di fatto reso comunque a ostacoli per i genitori tra assemblee sindacali, servizi a singhiozzo e assenze.

 

Che si dovesse concertare di più il cambiamento con insegnanti e parti sociali, forse è vero. Ma che questa sia la strada da seguire, nel 2023 e che questa sia la richiesta che arriva da ogni latitudine è altrettanto vero. Su Domani (giornale non certo di destra) lunedì 31 luglio c'era un'intera pagina dedicata al tema dal titolo ''Sono una madre parcheggina e per questo odio l'estate'' sottotitolo: ''Organizzare una famiglia con tre bambini a carico richiede un piano logistico da fare impallidire l'esercito. Il problema è un calendario scolastico basato sul ciclo del grano. Ora servirebbe una rivoluzione culturale''. E il tema è proprio quello: cambiare il calendario scolastico ''per renderlo - si legge -  più inclusivo e attento alle esigenze delle famiglie contemporanee'' (qui l'articolo che consigliamo di leggere).

 

Ora in Trentino ci si sta provando e di questo va dato atto all'assessore Bisesti. Si poteva fare meglio, forse sì e sicuramente ci sono margini per ricalibrare il progetto ma la strada è questa. C'è chi si aggancia ai numeri per dimostrarlo o dimostrare il contrario (hanno aderito pochi o tanti bambini) mentre si dovrebbe lavorare sulla qualità del servizio e su come rendere questo mese il più strutturato e appetibile (anche per gli insegnanti, quindi non creando ripercussioni su ferie, percorsi formativi, etc..servono nuove assunzioni? Se ne parli. Progetto educativi 'allungati'? Ben vengano) possibile rendendolo organico al sistema.

 

Il centrosinistra, come purtroppo ormai accade quasi in ogni ambito, si arrocca su posizioni conservatrici e quindi sposa la causa di chi dice ''no restiamo al vecchio calendario scolastico''. Non resta che al centrodestra provare ad agire (semplicemente perché è la società che impone dei cambiamenti e se non lo fanno i cosiddetti 'progressisti' lo faranno gli altri con i loro modi e metodi) e la contrapposizione che si crea complica il percorso. Su questi temi serve, invece, condivisione e sostegno reciproco. Perché la scuola è di tutti e nessuno deve metterci sopra il cappello ed è da almeno trent'anni che si parla di questi argomenti.  

 

Lettera degli insegnanti:

 

Come sempre numeri in libertà L’assessore Bisesti dà i numeri sugli iscritti a luglio, e quindi li analizziamo. 9.300 sono state le iscrizioni per il mese di luglio: non era necessario nessun requisito, nessun pagamento, nessuna richiesta su frequenza ed utilizzazione. Sul totale dei 14.000 bambini nella fascia 3-6 in Trentino, circa il 66% ha fatto richiesta dell’undicesimo mese. Ciò che si mette in evidenza è che più del 30% di chi si è iscritto non ha frequentato, a fronte di un servizio organizzato e pagato anche per loro.

 

Hanno quindi utilizzato il servizio mediamente 6500 bambini. Numeri ben sostenibili dai servizi conciliativi lasciati al palo. Per fortuna le insegnanti sanno anche far di conto e rapportare costi e frequenze, perché le due cose vanno di pari passo. Veniamo quindi al costo dell'apertura di luglio: poco più di 2 milioni di euro monetizzati fino ad oggi, cui si aggiungono trasporti e spese non ancora contabilizzate. Se confrontiamo questo con la spesa che ci sarebbe stata con l’uso dei buoni di servizio ed i classici servizi conciliativi, non solo la spesa sarebbe stata di circa 350.000 euro (offrendo un servizio gratuito per le famiglie la spesa avrebbe raggiunto al massimo i 750.000 euro).

 

A onor del vero, l’assessore ha omesso di rendere pubblico in quale percentuale la PAT finanzia i buoni di servizio: 40% con Fondi europei, 42% con fondi dello Stato e per il 18 % con fondi provinciali e con il contributo dei privati in base al reddito. Tanto per fare un esempio, per i bambini dai 6 ai 14 anni, sui 12 mesi, la Giunta è riuscita ad erogare i buoni di servizio, utilizzabili quando c’è la necessità e potendo scegliere tra una gamma di proposte differenti. L’assenza di programmazione dei servizi e della scuola, portano a soluzioni che “un buon padre di famiglia” non farebbe mai: viene mandata a monte l’esperienza ed il modello dei buoni di servizio per attingere al bilancio provinciale, con una spesa maggiore del 75%. A scapito di chi? A scapito di tutti noi, della scuola e dei cittadini che pagano senza saperlo.

 

Questi sono solo i conti della serva. Altro capitolo sono le questioni educative, pedagogiche e organizzative che la Giunta Fugatti ignora completamente. Ad ognuno le proprie valutazioni e le proprie riflessioni. Siamo arrivati ad un punto in cui da qualche parte i soldi non ci sono (asili nido gratuiti e per tutti, insegnanti supplementari per chi ne ha bisogno, riduzione del numero di bambini per sezione, adeguamento delle progressioni economiche per supplenti precarie da 20/30 anni ecc) e da altre parti si sprecano. . Un gruppo di insegnanti della scuola dell’infanzia provinciale ed equiparata.

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