Radiologia di Borgo e Cavalese, Zeni: "Un successo? Cinque anni fa 80 mila prestazioni, oggi 40 mila. Interventi dimezzati e assenza di medici, siamo in campagna elettorale"
L'ex assessore alla Salute, Luca Zeni, è intervenuto dopo la conferenza che si è tenuta nelle scorse ore da parte dell'assessora Stefania Segnana con il direttore dell'Apss Antonio Ferro. "Il tentativo è evidente: provare a portare almeno un altro medico, offrendogli il primariato di Cavalese. Scelta costosa (225.000 euro il costo di un primario), rischiosa (senza una progettualità vera l’assetto rimane precario) e soprattutto non coerente con lo sviluppo del settore"

TRENTO. “Interventi dimezzati e assenza di medici. Forse più che convocare conferenze stampa, sarebbe più dignitoso il silenzio”. A dirlo è il consigliere provinciale Luca Zeni in merito alla situazione della radiologia di Borgo e Cavalese definita un “Flop venduto per successo”.
Una situazione che ha quasi dell'incredibile se si pensa alla conferenza stampa, fatta alla presenza dell’assessore alla Salute, Stefania Segnana, che si è svolta a Borgo Valsugana per informare della scelta di raddoppiare i primari di radiologia per Borgo e Cavalese.
“ '40.000 prestazioni all’anno' è stato sbandierato come uno straordinario risultato dell’attuale situazione. Cinque anni fa, all’inizio della legislatura – spiega Zeni- era presente un primario con altri quattro medici, che gestivano Cavalese, Borgo e Pergine e svolgevano un’attività di coordinamento per l’imaging cardiaco Tc e Mc per tutta la provincia. Prestazioni svolte: 80.000 (ottantamila). Il doppio di quelle attuali, vendute senza mostrare l’andamento storico come un successo”.
Proprio per questo erano stati fatti investimenti importanti, come la nuova risonanza a Cavalese. “Ma poi la nuova Giunta – spiega Zeni - si è impermalosita per alcune critiche extrasanitarie espresse dal precedente primario, che ha preferito andarsene; altri medici hanno fatto la stessa scelta e non si è riusciti a sostituirli. Risultato: per il momento il reparto – Cavalese e Borgo, mentre Pergine ormai è stato chiuso nel silenzio generale – è tenuto in piedi soltanto dall’attuale primario”.
Per il consigliere provinciale il tentativo è evidente: provare a portare almeno un altro medico, offrendogli il primariato di Cavalese. Scelta costosa (225.000 euro il costo di un primario), rischiosa (senza una progettualità vera l’assetto rimane precario).
“Soprattutto non coerente - spiega sempre Zeni - con lo sviluppo del settore. Proprio durante una conferenza stampa l’Azienda sanitaria spiegava che oggi, grazie alla tecnologia, le letture delle immagini possono essere svolte da remoto; per questo la tendenza è a lavorare in rete, riducendo, più che moltiplicando, i primariati. La sanità si può rilanciare soltanto attraverso serietà e progettualità, non certo con qualche conferenza stampa elettorale che rigira i dati a suo piacimento. Un po’ di pudore dovrebbe consigliare all’Assessore di proseguire anche in quest’ultimo scorcio di Legislatura con il silenzio che ha caratterizzato il suo mandato”.


















