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Trento
14 maggio | 10:10

La ciclabile del Brenta è ancora chiusa dopo la frana di gennaio. CasaAutonomia: "Non è stato fatto nulla per riaprirla. Perché non collaborare con il Veneto?"

La grande frana che, il 12 gennaio scorso, si era abbattuta sulla Valsugana, provocando la chiusura della SS47 per quasi due mesi aveva colpito ovviamente anche la ciclabile, tutt'ora chiusa in un tratto. E c'è anche chi, violando le norme del codice della strada e mettendo in grave pericolo la propria vita, s'immette in bicicletta sulla superstrada

TRENTO. La competenza è del Veneto, nella fattispecie del comune di Enego, ma la ciclabile del Brenta è, eccome, patrimonio anche trentino.

 

E, dunque, la chiusura di un tratto di quello è che è un trafficatissimo collegamento tra Pergine a Bassano del Grappa, costituisce un danno anche per la provincia di Trento.

 

La grande frana che, il 12 gennaio scorso, si era abbattuta sulla Valsugana, provocando la chiusura della SS47 per quasi due mesi (QUI ARTICOLO), aveva colpito ovviamente anche la ciclabile, che corre parallela alla superstrada, interessata nei successivi mesi da piccoli distacchi di materiale roccioso dalla parete sovrastante, l'ultimo dei quali avvenuto all'inizio di mese di maggio.

 

In quest'ultimo caso si era parlato di tragedia sfiorata perché, nonostante la pista sia chiusa ormai da mesi, un gruppo di ciclisti era transitato pochi minuti prima. Il costo per la messa in sicurezza e la riapertura della pista? Circa 300mila euro: il comune di Enego aspetta un segnale (e un aiuto) dalla Regione Veneto.

 

E, come si evince dalla foto pubblicata in copertina e risalente alla giornata di ieri - lunedì 13 maggio -, c'è anche chi per "ovviare" alla chiusura decide, violando le norme stradali, di immettersi sulla SS47: un comportamento, questo, passibile di sanzione e soprattutto pericolosissimo.

 

La chiusura della ciclabile del Brenta e il fatto che, da piazza Dante, non sia arrivato alcun "stimolo" e nessuna proposta di collaborazione ai colleghi veneti per fare in fretta è oggetto di un'interrogazione presentata da CasaAutonomia che chiedi spiegazioni e, soprattutto, di fare in fretta per ripristinare una delle attrazioni più importanti della zona. E, allora, perché non utilizzare i fondi destinati ai comuni di confine?

 

"La ciclabile del Brenta è una vera attrazione per turisti e appassionati non solo della Valsugana - afferma la consigliera provinciale Paola Demagri -. In attesa del collegamento definitivo con Trento, parte comunque da Pergine e arriva a Bassano. Ma se vogliamo darle l'importanza che merita, più ampiamente rappresenta l'asse di collegamento tra Monaco e Venezia. La riprova sono i numerosissimi turisti tedeschi che la percorrono in ogni stagione. In località Pianello di Grigno si registrano i passaggi tra Veneto e Trentino e nel 2023 se ne sono contati oltre 100.000. Dato destinato a rimanere non confrontabile con l'anno in corso visto che a causa di una frana, la ciclabile è preclusa al transito ormai da mesi. È pur vero che il problema è accaduto in territorio veneto tant'è che a risponderne, per altro con cura e puntualità, è il sindaco di Enego. Alla stampa locale, racconta del suo interessamento alla vicenda. E’ un episodio che ha coinvolto la regione Veneto per competenza e la Provincia autonoma di Trento per conoscenza".

 

La competenza è veneta, ma perché la Giunta non si attiva, visto che la ciclabile del Brenta è patrimonio anche trentino? E, soprattutto, c'è piena consapevolezza del fatto che non esistono alternative e c'è anche chi, contravvenendo alle regole, s'immette addirittura sulla SS47?

 

"Al di là dei vari interessamenti - prosegue CasaAutonomia - il dato di fatto è che la stagione turistica è praticamente avviata e di lavori di riapertura non se ne vede nemmeno l'ombra. Attualmente per bypassare il tratto chiuso senza dover affrontare le forche caudine della ss47 - che peraltro è vietata alle bici -, si deve prendere il treno tra Cismon e Primolano. Come se non bastasse però, va constatato che l'alternativa del treno è praticamente un'illusione. I treni che possono trasportare bici sono una misera manciata (pare quattro) e i bus sostitutivi addirittura non le caricano. Eventualmente, in bici è possibile fare una chilometrica e complicata deviazione fino ad Arsiè per poi scendere nuovamente a valle. Nel frattempo tra i tanti superficiali annunci, proprio della politica locale, è difficile capire cosa possa davvero servire per programmare i necessari interventi di messa in sicurezza e riapertura del percorso, e soprattutto come, quando e da chi verrà finanziato il ripristino. Eppure la soluzione a questo rebus, potrebbe diventare un'interessante palestra ed esercizio anche per quegli assessori della giunta Trentina che qualche tempo fa consideravano pubblicamente i Fondi per i Comuni di confine come qualcosa di inutile e da rimuovere. Se Grigno ed Enego potessero ora collaborare nell'interesse collettivo, ne beneficerebbe non solo la Regione vicina ma l'intero comparto turistico locale. Di certo, è necessario passare dai propositi e annunci alla proposta di soluzioni concrete come non sembra riuscire a fare il Governo trentino di oggi".

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