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Trento
12 marzo | 16:39

Meloni firma il Fondo da 94 milioni per il Trentino, Fugatti: "Obiettivo rispettare i tempi". Il Pd: "Tutto diventa campagna elettorale. Come vengono usate le risorse?"

Il Fondo di sviluppo e coesione pesa per oltre 94 milioni. La firma dell'accordo tra la premier Meloni e il presidente Fugatti. Il Pd: "Molte opere erano già state finanziate, ora dove finiscono quei soldi?". I sindacati: "L'Autonomia gestisca queste risorse senza la mediazione del governo"

Meloni firma il Fondo da 94 milioni per il Trentino, Fugatti: "Obiettivo rispettare i tempi"

TRENTO. Sono in arrivo oltre 94 milioni per il Fondo sviluppo e coesione 2021/27, un accordo tra governo e Provincia per sostenere un programma unitario di interventi sul territorio della Provincia di Trento. L'obiettivo di queste risorse è quello di sviluppare il Trentino a livello infrastrutturale, economico e sociale.

 

Il finanziamento, attraverso fondi nazionali, è dedicato in particolare all'ambito scolastico, per oltre 67 milioni, e ambientale. E c'è stata la firma del documento tra la premier Giorgia Meloni e il presidente Maurizio Fugatti. Presente anche il ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr Raffaele Fitto, oltre che i rappresentanti istituzionali del Trentino e del mondo economico, culturale, del volontariato e della Protezione civile.

 

Se la Provincia manifesta grande soddisfazione per la pioggia di milioni, più cauti il Partito Democratico ("Una cerimonia puramente propagandistica. Si trasforma tutto in campagna elettorale quando questo accordo rientra nell'ordinaria attività di governo. Molte opere erano già state finanziate dalla Provincia negli anni scorsi, dove finiscono ora queste risorse?") e i sindacati ("Sono risorse dovute, l'Autonomia gestisca queste risorse senza la mediazione del governo e la clausola di neutralità fiscale va inserita nella riforma costituzionale").

 

LA PROVINCIA DI TRENTO

"Oggi è un bel momento di attenzione per il nostro territorio - le parole del presidente Fugatti - siamo qui, in questa sala istituzionale che accoglie i momenti di rilievo della nostra Autonomia, per sottoscrivere un accordo di sviluppo e coesione che porta risorse importanti dedicate al mondo delle scuole, ma anche all'ambiente. Si tratta di quasi un centinaio di milioni che, in accordo col Governo, abbiamo voluto programmare su tematiche rivolte al nostro futuro, in particolare a quello dei nostri giovani. Ecco, il nostro impegno, in tal senso, è quello di rispettare i tempi delle opere: siamo in una terra di autonomia, dove la responsabilità è un tema centrale, la capacità di rispettare i tempi non è presunzione o autoreferenzialità, bensì un principio di responsabilità perché, come diceva Alcide De Gasperi, le autonomie si salveranno se sapranno fare meglio degli altri territori".

 

Il presidente Fugatti ha quindi introdotto il tema, di livello nazionale, dedicato all'autonomia differenziata evidenziando un percorso che la Provincia di Trento sta condividendo con lo Stato e ricordando come "sia necessaria l'intesa col territorio per modificare lo Statuto". Il presidente della Provincia ha ripercorso gli accordi finanziari con lo Stato, dall'accordo di Milano al patto di garanzia, fino all'ultimo accordo di San Michele, sottoscritto alcuni mesi fa.

 

"Le competenze dell'autonomia trentina sono numerose, siamo orgogliosi di esercitarle e riusciamo a rispettarle grazie alle risorse del nostro bilancio che va alimentato attraverso gli investimenti".

 

IL PARTITO DEMOCRATICO

"Al di là del rispetto istituzionale - commenta Alessio Manica, consigliere provinciale e capogruppo del Partito Democratico - non possiamo però sottrarci dall'evidenziare come la costruzione di una cerimonia per la firma di questi accordi, che altro non sono che il finanziamento di alcune opere già finanziate dalla Provincia, sia, in tempi di campagna elettorale per le elezioni europee, una cerimonia puramente propagandistica. Un vero e proprio tour nelle Regioni per trasformare in campagna elettorale ciò che dovrebbe rientrare nell'ordinaria attività di governo".

 

L'accordo, spiega il Pd,  finanzia infatti anche opere per la quali la Provincia aveva già trovato le disponibilità economiche negli anni scorsi. "Sostanzialmente - aggiunge Manica - c'è una sostituzione delle fonti di finanziamento. Dove finiranno quindi le risorse che tornano a essere disponibili? Le priorità sono tante e chiediamo quindi che l’allocazione delle risorse che si sono liberate sia trasparente e condivisa, in primis con il Consiglio provinciale e con il Consiglio delle Autonomie Locali. La speranza è che queste risorse non finiscano nel nebuloso capitolo dei fondi del presidente oppure a finanziare solo strade, ma che possano invece essere investite nelle tante opere strategiche per il nostro territorio che fin qui la Giunta Fugatti ha ignorato".

 

I SINDACATI CGIL, CISL E UIL

“L’arrivo di 94,6 milioni di euro al Trentino è senza dubbio una buona notizia", dicono i segretari Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil). "Non bisogna, però, dimenticare che queste risorse sono fondi dovuti ai territori. In questa logica non comprendiamo perché non possano essere i territori, soprattutto quelli autonomi come il nostro, a gestirli direttamente, nel rispetto delle regole comuni, senza l'intervento dello Stato. Lo chiediamo da sempre anche per le risorse del Pnrr e per la gestione dei Fondi strutturali europei: dal nostro punto di vista, almeno per Trento e Bolzano, non dovrebbero avere necessità dell’intermediazione dello Stato nel confronto con Bruxelles per la definizione della destinazione puntuale dei fondi che dovrebbe essere superata da un esercizio autonomo delle istituzioni territoriali”.

 

Le tre single puntano l’accento sulla gestione autonoma delle risorse e guardano con preoccupazione anche alla questione della neutralità fiscale. "Siamo da sempre convinti che le risorse del Trentino devono essere gestite responsabilmente dal territorio, come la nostra storia di autogoverno ha dimostrato di saper fare", continuano Grosselli, Bezzi e Alotti. "Dispiace dunque che nella visita lampo della presidente Meloni non ci sia probabilmente il tempo sufficiente per approfondire un altro tema cruciale, quello della clausola di salvaguardia".

 

La riforma dell’Irpef disegnata dal Governo nell'ultima legge di bilancio infatti si tradurrà in un ammanco di poco meno di 30 milioni per le casse di Piazza Dante se non verrà prevista una clausola di neutralità fiscale. “Significa meno risorse per l’istruzione, per la sanità, per le infrastrutture e per la messa in sicurezza del territorio. E’ per questa ragione che riteniamo indispensabile che la clausola di neutralità venga inserita come principio inderogabile nel disegno di legge di riforma costituzionale. Senza chiarezza su questo principio, non potremo avere certezza di un pieno e responsabile esercizio di qualunque competenza, grande e piccola, si arricchirà la nostra Autonomia", concludono Grosselli, Bezzi e Alotti. 

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