Luca Zaia presidente del Consiglio regionale: “Sarò garante di terzietà”. Attacco dell’opposizione: “L’astensione dei veneti è sentenza contro la sua classe dirigente"
Partono i lavori del nuovo Consiglio regionale, il cui presidente è l’ex governatore Luca Zaia che annuncia un nuovo corso: “Non voterò nessun provvedimento, come garanzia per tutti i consiglieri che promuoveranno iniziative legislative”. Il consigliere Andrea Zanoni torna invece sull’astensionismo: "Un crollo della democrazia regionale"

VENEZIA. Partono i lavori del nuovo Consiglio regionale, il cui presidente, come da più voci emerse nei giorni scorsi, è l’ex governatore Luca Zaia. “Per me è una nuova esperienza: porto un bagaglio unico, di 15 anni e 7 mesi di amministrazione, quindi penso di conoscere bene le dinamiche di questa regione. Chiedo però un aiuto a tutti perché quelle del Consiglio sono per me una novità, ma sento fino in fondo la responsabilità di un mandato che la comunità ci ha dato”.
Queste le parole con cui ha salutato il Consiglio, ma non tutti sembrano pensarla allo stesso modo. “I dati delle elezioni regionali - sottolinea il consigliere di Avs Andrea Zanoni sui social - sono un granchio in faccia a chi governa la Regione. I numeri non mentono, ma la verità fa male: su 4.294.699 elettori, il neoeletto presidente ha ottenuto 1.211.356 voti. Questo significa che Stefani e la sua coalizione rappresentano il 64,39% di chi è andato a votare, quindi il 28,21% dell’intero corpo elettorale”.
Il mandato viene quindi sì dalla comunità, ma molto ristretta: Zanoni definisce un “crollo della democrazia regionale” il non aver votato di oltre la metà dei veneti, soprattutto se confrontato con l’affluenza record del 94,60% del 1970.
"Ora siamo a un misero 44,65% - prosegue - e questa astensione è la sentenza del popolo contro una classe dirigente che negli ultimi 15 anni ha fallito su ogni fronte, riducendo le istituzioni a un palcoscenico per l’autocelebrazione e le leggine identitarie. Zaia è stato più presente alla Fiera dell’agricoltura di Santa Lucia che in Consiglio regionale e la Regione è diventata un’oligarchia incapace di affrontare le vere sfide come la fuga dei giovani, la crisi economica taciuta con il fallimento delle banche Popolare di Vicenza e Veneto Banca, un consumo di suolo che ha generato solo costi, 11.000 capannoni vuoti e mezzo milione di case sfitte e la gestione dell’agricoltura caduta nella monocoltura del prosecco”.
Si prospetta quindi già intenso il dibattito. Sull’astensionismo, ognuno dice la sua: forse l’assenza di Zaia tra i candidati ha pesato sulla scelta di non partecipare al voto, forse invece è stata l’assenza di un candidato alternativo alla Lega (qui la teoria di Fratelli d’Italia). Sta di fatto che soprattutto i bellunesi, alle urne, hanno scelto di non andare e anche con questo si dovrà prima o poi - si spera - fare i conti.
Nel frattempo, Zaia promette terzietà. “Ho vissuto momenti migliori - conclude - ma anche peggiori, perché ho fatto il consigliere di opposizione e conosco le dinamiche dall’altra parte. Perciò vorrei inaugurare un nuovo corso, che spero diventi una consuetudine: una presidenza che possa davvero dichiararsi terza rispetto al dibattito, affinché ci sia la tranquillità di essere accompagnati in un percorso che a volte non sarà facile, come è inevitabile nel confronto serrato, sano e democratico. La figura di presidente è però figura di garanzia, perciò vi annuncio che non voterò nessun provvedimento, proprio come garanzia per tutti i consiglieri che promuoveranno iniziative legislative. Sono pochissime le Regioni dove questo accade, ma ancora una volta il Veneto dovrà essere in prima linea”.












