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Trento
30 novembre | 06:00

Un bilancio da 6,2 miliardi ma un Trentino più povero, da dove arrivano tutte queste risorse? L'affondo: "Contributi a pioggia, mai così tanti soldi, mai così poche idee"

Una manovra di bilancio che vale circa 6,2 miliardi sul 2025 ma da dove arrivano tutti questi soldi? L'ex assessore Dallapiccola: "E' impressionante sulla carta ma la realtà è ben diversa. E' curioso riavvolgere il nastro a sette anni orsono, a prima che la Lega prendesse 'in mano' la Provincia". La consigliera Demagri: "Un bilancio ridotto a collage di tabelle fin dalla sua presentazione con un unico piccolo progetto politico, quello sui nidi, che però scarica conseguenze pesanti su alcuni Comuni"

TRENTO. Un Trentino che sta discutendo un bilancio record da 6,2 miliardi ma paradossalmente fatica a nascondere nuove sacche di povertà. Ma da dove arrivano tutti questi soldi? Michele Dallapiccola e Paola Demagri, rappresentanti passati e presenti di Casa Autonomia lanciano un atto d’accusa contro l’attuale gestione provinciale. Numeri mai visti prima ma nonostante questo, progetti e idee per il Trentino del futuro se ne vedono davvero pochi.

 

Ecco allora che si deve partire dalle passate manovre di bilancio, dall’eredità della Spending Review, dagli effetti del Covid e poi del Pnrr per capire come il Trentino rischia oggi di perdere un'occasione davvero unica

 

“La soluzione scelta è stata quella di affidare le scelte di distribuzione delle risorse, non tanto ad un progetto del Trentino di domani, ma piuttosto alle richieste di amici, parenti e affini. Contributi a pioggia anziché pioggia di idee” ci spiegano. 

 

Michele Dallapiccola lei è stato componente della Giunta Rossi nella XV legislatura. ll bilancio provinciale 2025 della Provincia autonoma di Trento ha raggiunto la cifra record di 6,2 miliardi di euro. Come valuta questo dato rispetto al passato? 
E' impressionante sulla carta ma la realtà è ben diversa. E' curioso riavvolgere il nastro a sette anni orsono, a prima che la Lega prendesse “in mano” la Provincia. Prima del Covid e prima di Vaia. Ebbene quell'ultima manovra, quella del ‘18, a firma centrosinistra arrancava laggiù, a quasi due miliardi in meno rispetto ad oggi. I perché questa differenza, sono tanti. Tutti esterni alle “capacità” del governo attuale che curiosamente, si è trovato a gestire questo bilancio così pingue più per demeriti che per capacità. Il primo dato a spiccare è l'enorme avanzo, che però è sintomo di scarsa attitudine e capacità di scarico a terra delle risorse disponibili. 

 

Ma facendo un confronto con il passato cosa è successo, come mai le cifre erano ben diverse?
Proviamo prima di tutto a raccontare il perché di un bilancio che nel 2018 si fermò a 4,2 miliardi. I colpevoli furono gli effetti della Spending review del governo Monti e con le richieste di contributo allo dissesto dello Stato. La Provincia era infatti stata costretta a contribuire all’allora dissesto dello Stato. Mai prima di allora le Autonomie speciali erano state chiamate a tale responsabilità. E dai nove decimi delle nostre tasse, (3,5 miliardi o giù di lì), vennero decurtati centinaia di milioni di euro ogni anno. A poco valsero il Patto di Milano di Dellai, o quello di Garanzia tra Rossi e Renzi. 

 

Tutto era cambiato. 
Si, i “no” di chi governava allora in Provincia non furono una scelta ma un obbligo. Oculatezza e responsabilità erano indispensabili. Indennità dei politici ridotte, contributi a pioggia di dorotea  memoria sospesi. Si percepiva sensibilità sociale sulle spese di rappresentanza o sull’ eccesso di investimenti in nuove caserme che una politica dell'opulenza dei primi anni '90,  aveva fatto girare in tutto il Trentino raccogliendo non pochi successi elettorali.

 

Poi arriviamo ad una sorta di black out. Nel 2018 ci troviamo davanti al 'suicidio' del centrosinistra e con il vento in poppa il centrodestra con Fugatti conquista la Provincia. A cosa ci troviamo davanti?
Nel 2018 arrivano al governo tutti carichi di rabbia e populismo. Poca capacità di fare, qualche provvedimento di immagine. Per accontentare una destra da troppo tempo tenuta sotto il tavolo a rosicchiare ossa. Poi il nulla, dal 2020 un secondo black out, ben diverso e peggiore del primo. Una stasi dovuta ad una tragedia planetaria: il Covid. E la reazione mondiale codificata. Tutti in tv a leggere macabri elenchi, con l'organico Pat impegnato a declinare ordinanze di battuta nazionale. E così tutto viene perdonato. L'inanizione, l'inefficacia, il nulla di fatto hanno comunque garantito la rielezione mentre montagne di fondi, mai viste prima stavano per inondare i bilanci di tutta Europa. È stato il tempo (e lo sarà ancora per un po') del PNRR.

 

Un montagna di soldi che da tempo non si vedevano. 

Tutti quei soldi chi li aveva mai visti prima? E così finiscono per liberarsi risorse proprie Pat da destinare altrove. Senza contare i fondi dei lavori olimpici dalla Lega di minoranza criticati, dalla Lega di governo osannati. E che dire del “rebound” del Pil post Covid? Per quel dato, il 2022, è stato un anno favoloso, per quanto finto e costruito sulle ceneri del precedente biennio. Eppure, i nove decimi delle tasse di quei flussi finanziari lubrificano ancora bene gli ingranaggi di questi pinguì bilanci di questi anni successivi. Una congiuntura positiva insomma che ha consegnato opportunità mai viste prima a chi ha ampiamente dimostrato di non avere idee precise di cosa farsene. 

 

Dunque, con un bilancio ricchissimo ma c'erano strategie politiche o visione su come spendere tutti questi soldi? 
La soluzione scelta è stata quella di affidare le scelte di distribuzione delle risorse, non tanto ad un progetto del Trentino di domani, ma piuttosto alle richieste di amici, parenti e affini. Contributi a pioggia anziché pioggia di idee. Ambiente, salute, turismo economia, cultura, educazione? Chissenefrega come sarà il Trentino domani. Prendete sti soldi e dateci i voti sembrano dire i leghisti. E le corporazioni e le parti sociali, hanno annuito . E nessuno della maggioranza, come in una beffa, ha voluto ammettere la tragica ironia della sorte. Con un bilancio ricchissimo abbiamo un livello di povertà mai visto prima in Trentino. Nessuno del governo né ha parlato, figuriamoci se ha uno straccio di idea sul come contrastarla.

 

Nel frattempo stiamo per assistere alla discussione di un bilancio. Paola Demagri lei è in consiglio provinciale cosa sta accadendo? 
Ci stiamo trovando davanti ad un bilancio ridotto a collage di tabelle fin dalla sua presentazione con un unico piccolo progetto politico, quello sui nidi, che però scarica conseguenze pesanti su alcuni Comuni. Dal resto del documento risulta assente la strategia politica, manca un’idea di Trentino.

 

Guardando alla situazione attuale, con la ricchezza delle casse provinciali e la povertà crescente, possiamo parlare di un paradosso tutto trentino: un bilancio ricco ma povero di idee e di progetti concreti. Come pensa si possa invertire questa tendenza e far sì che il denaro diventi davvero strumento di sviluppo e non solo una cifra da mostrare? 
L'osservazione della realtà grida. Si parta dal dato demografico, si richiamino i giovani dall'estero con stipendi competitivi e carriere all’altezza dell’Europa. Si aiutino le donne a costruire la propria carriera lavorativa con servizi di conciliazione, riduzione delle giornate lavorative e sostegno all’imprenditoria femminile. Per chi necessita del part-time, la Provincia dovrebbe contribuire al pagamento dei contributi previdenziali fino agli undici anni dei figli. Non è un’idea campata in aria: in altri Paesi europei esistono già misure simili e anche in Italia si stanno introducendo strumenti di conciliazione. Questo è un vero progetto politico che vorremmo noi di Casa Autonomia, non una distribuzione a pioggia. Questa sarebbe la vera scelta autonomista. Perché vanno bene ricordi e commemorazioni ma sarebbe altrettanto importante guardare al futuro. Un domani afflitto da un rischio sempre più evidente: un bilancio ricco, forse anche troppo, ma povero di contenuti politici. 
 

C'è il rischio che questa manovra non porti nulla per il Trentino del domani, che un bilancio ricco non si traduca in crescita reale e sostenibile?
Si. Nel passato, con poche risorse, si facevano tanti progetti. Oggi, con tante risorse si fanno pochi progetti. E il timore che questa maggioranza continuerà così diventa realtà. Anche questa manovra procederà nel solco del populismo e della politica spicciola fatta di tagli di nastro e presenze alle sagre di piccoli politicanti di periferia. Invece noi, il Trentino del domani, quello da regalare ai nostri figli noi lo avremmo voluto vedere in mano a degli amministratori. Veri.

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